Gli emendamenti del “Decreto del fare” minano la salute del diritto allo studio

di admin
L’intervento del presidente dell’Esu di Verona Domenico Francullo

“La strada per l’inferno è lastricata delle migliori intenzioni”. Così Domenico Francullo, il presidente dell’Esu di Verona, ente regionale che eroga i servizi per il diritto allo studio universitario, interviene in merito all’approvazione da parte della Commissione Bilancio e Affari costituzionali della Camera di due emendamenti, primo firmatario il deputato Pd Marco Meloni, all’art. 59 del cosiddetto “Decreto del fare”, sul quale il Governo ha comunque posto la fiducia. La norma in questione, nella sua stesura originaria, prevede la spesa di 5 milioni di euro da suddividere tra le Regioni per borse di mobilità destinate a studenti iscritti ad atenei di Regioni diverse da quelle di residenza. “Sin qui tutto bene – afferma Francullo – a condizione che siano risorse ulteriori e non sottratte a quelle ordinarie destinate alle borse di studio. I problemi nascono con l’accoglimento degli emendamenti dell’onorevole del Pd, che vorrebbero rafforzare il diritto allo studio utilizzando il 20% del Fondo ordinario universitario, individuando gli studenti meritevoli tramite un programma nazionale di assegnazione di borse di studio. Siamo innanzitutto in presenza di una palese violazione al dettato costituzionale che assegna alle singole Regioni la gestione del diritto allo studio universitario (borse di studio e servizi dedicati agli studenti). In secondo luogo si crea un assurdo sdoppiamento delle procedure attivate, tra l’altro, da organi istituzionali diversi che crea confusione ed è contrario alle più basilari norme in materia di economicità e semplificazione. Infine, non ci si preoccupa minimamente di chiarire se tali risorse siano integrative o alternative al Fis, Fondo integrativo statale, con le quali lo Stato attualmente contribuisce ad implementare le fonti di finanziamento delle borse di studio gestite dalle Regioni (le altre fonti di finanziamento sono costituite dai Fondi regionali e dalle tasse regionali per il diritto allo studio universitario). Ci troviamo, quindi, davanti all’ennesimo specchietto per le allodole: si sbandiera un incremento del 20% delle risorse messe a disposizione degli studenti, di fronte ad una riduzione per il prossimo anno accademico da 160 a 13 milioni di euro delle risorse statali per il diritto allo studio destinate alle borse regionali senza alcuna certezza del rifinanziamento del Fis e dei conseguenti trasferimenti alle Regioni. Vale, inoltre, la pena di soffermare l’attenzione sul “dove” recuperare questo 20% di incremento. Le risorse, infatti, saranno reperite dalla quota statale destinata alle università, tagliando, di fatto il 7% delle risorse destinate al miglioramento del sistema. Se la matematica non è un’opinione, dunque, dato a 100 il bilancio dello Stato, un fondo pari a 7 sarebbe destinato al miglioramento del sistema universitario. Di questo, però, potrà essere speso solo un importo pari a 5,6 in quanto l’1,4 (il 20 % appunto) sarà da assegnare alle nuove borse di studio. Il mio impegno per gli studenti di Verona – chiude Francullo – è quello di attivarmi con l’assessorato regionale di riferimento e con il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, al fine di mettere in atto un’azione incisiva in ambito della conferenza Stato Regioni, per riaffermare la competenza regionale, costituzionalmente sancita, in materia di diritto allo studio universitario ed evitare, in questo modo, interventi estemporanei che danneggiano il diritto allo studio”.

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