La politica miri ad un basso costo del debito pubblico ed alla riduzione di questo. Lo “spread” o “differenziale” è uno dei grandi indici che dobbiamo tenere sotto costante controllo.
di adminSi sa, quindi, che se il detto differenziale scende, ciò indica che la politica economico-finanziaria è apprezzata dai mercati, nel senso che essi ritengono che la politica stessa persegua una linea incisiva nel contenimento e, ove possibile, della riduzione del debito pubblico; se il differenziale sale, ciò segnala il contrario, con il risultato che chi acquista buoni del Tesoro italiani pretende, giustamente, un maggiore tasso di remunerazione, che, quale complesso d’interessi pagati in più agli acquirenti di Btp, va a carico dello Stato e, quindi, ad aumentare la già enorme massa di debito pubblico, che non sappiamo come ridurre e, al tempo, come non fare aumentare.
Per ridurre il debito, vi sono cetamente metodi da porre in atto, ma impossibili da realizzare, salvo un forte ed indispensabile risparmio nel pubblico apparato. Ciò, tenendo conto, purtroppo, che l’Italia si trova in forte e dura recessione – ossia, con attività economiche in forte calo e, di conseguenza, con minori entrate fiscali che, ove invece fossero positive, andrebbero a diminuzione del debito pubblico.
Senza forse, abbiamo descritto meccanismi, di cui già tutti sono a conoscenza, ma il riproporli, crediamo, faccia sempre bene, perché sono elementi che la politica deve, come già detto, osservare continuamente, tenere ben presenti, comportandosi di conseguenza, per evitare che la situazione peggiori – siamo osservati da tutto il mondo, che vorrebbe investire nei nostri titoli del debito pubblico – e che, d’un tratto, sfugga di mano. Se, di recente, il detto differenziale si era fortemente ridotto, anche a 315, se non andiamo errati, ciò significa che vi sono stati forti acquisti, determinati da una certa fiducia. Ora, siamo a 356, mentre scriviamo, e ciò indica che parte della modesta fiducia nei titoli italiani, allora data dal 315 menzionato, è già andata farsi benedire. Speriamo in un rinnovato miglioramento…
Ciò dice tutto: basta una parola, che faccia pensare a difficile governabilità, dopo le elezioni del 2013, e, quindi, ad un allentamento, anche minimo, della determinazione in direzione della riduzione o del contenimento del debito, per fare si che i detentori esteri di debito pubblico italiano vendano o che eventuali compratori pretendano maggiori interessi all’atto dell’acquisto, se acquistare, poi, vorranno.
La scadenza elettorale del 2013, quindi, anche se segno importante di democrazia, terrorizza. Occorre dare segnali rassicuranti. Unica soluzione al tutto, sarebbe che tutti i partiti, senza distinzione, nell’interesse dei cittadini, dei disoccupati, dei futuri possibili senza lavoro e di chi “non ce la fa”, si dichiarassero uniti e pronti ad agire, trascurando anche previste perdite di suffragi, per salvare definitivamente, per quanto possibile, l’economia italiana, pure con misure, certamente non gradite, ma assolutamente necessarie, anche per creare fiducia in chi vorrebbe, dall’estero, investire in Italia.
Ogni lotta verbale va accantonata. Ora, occorre agire, dimostrando con i fatti agli investitori esteri che il loro denaro investito in Btp italiani (circa un 40%) è in buone mani e che l’Italia politica intende agire tempestivamente in questo senso. Adesso ed in futuro, dato che nel 2013 si dovranno emettere oltre 400 miliardi di Bot (per sostenere le spese del settore pubblico) e pagare gli interessi di quelli già in essere.
Per giungere a ciò, tuttavia, Stato, Regioni ed Enti locali devono, devono, devono “risparmiare”, accettare e mettere in atto iniziative di contenimento della spesa, ricordando che per buona amministrazione s’intende quella del buon padre, per il quale non conta il prestigio, ma l’ottimale conduzione della propria famiglia.
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