LA BIOTECNICA CONTRO LA MOSCA DELL’OLIVO NEL VENETO
di admin“Con questa iniziativa – ha spiegato Manzato – vogliamo attuare in questo segmento produttivo l’azione comunitaria che punta a minimizzare l’utilizzo dei fitofarmaci per ridurne l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana, tenuto conto che pressoché tutto il territorio di coltivazione dell’olivo è interessato nel Veneto a produzioni di olio extra vergine di oliva DOP e che l’olio prodotto nella nostra Regione spunta le più alte quotazioni mondiali nei mercuriali delle Camere di Commercio”.
La Mosca olearia è il più pericoloso “divoratore” dell’olivo e l’intensità dei suoi attacchi è variabile in relazione alla posizione geografica, all’orientamento degli oliveti e all’andamento meteorologico annuale. Nel Veneto sono investiti ad oliveto circa 5 mila ettari di superficie, con un impegno a vario titolo di circa 7.500 unità lavorative. La perdita annuale di prodotto causata dalla Mosca dell’olivo è purtroppo significativa: nella scorsa campagna produttiva, nell’areale dell’alto lago di Garda, questo parassita ha sottratto oltre il 70% della produzione media d’olive.
Il contrasto alla Mosca dell’olivo si avvale di metodi che seguono i canoni della lotta integrata e della lotta biologica e uno dei sistemi di difesa è la “cattura massale” degli individui adulti: una biotecnica, che si basa sulla possibilità di poter catturare il maggior numero d’insetti tramite l’impiego di trappole. Tale metodo non è di per sé una novità, ma richiede una accurata messa a punto per ottimizzare i risultati in relazione alle molte variabili che influenza l’attacco del parassita. L’attività di ricerca applicata sarà orientata a testare questo metodo di difesa, attuato su ampie e significative superfici olivicole, dove il posizionamento delle trappole va eseguito in prossimità della fase d’indurimento del nocciolo, seconda decade di luglio.
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