TOSI REPLICA A VALDEGAMBERI: NON CAPISCE I BILANCI

di admin
La spesa di un Comune non è influenzata sempre e soltanto da sperperi e sprechi: ciò che più influisce sul livello di spesa di un ente è innanzitutto ciò che un Comune fa, vale a i servizi che eroga. Non è difficile spendere poco, basta fare poco, cioè erogare solo i servizi essenziali o poco…

 Per poter valutare se un Comune spende più o meno di un altro Comune simile si dovrebbe quindi innanzitutto verificare quali servizi vengono erogati ai cittadini e su quali livelli qualitativi e quantitativi: credo che confrontare i servizi che il Comune di Verona eroga ai propri cittadini con quelli di molti Comuni del Sud da lui citati rappresenti un confronto, quanto meno, non omogeneo. Ecco alcuni dati sulle risorse destinate dai Comuni citati da Valdegamberi per i servizi educativi e per il sociale: Bari 275 euro per abitante; Pescara 186, Crotone 113, Caserta 100. E Verona? Verona 357 euro per abitante. Per non parlare di cultura, sport, ecc.. Per avere un quadro ancor più completo, inoltre, bisognerebbe analizzare anche le modalità organizzative con le quali viene erogato un servizio. Facciamo un esempio concreto. Se un lettore di bilanci un po’ sprovveduto (è il caso di Valdegamberi) volesse confrontare la spesa corrente del nostro Comune relativa all’esercizio 2010 rispetto a quella dell’esercizio 2009 potrebbe concludere che il Comune di Verona nel 2010 è diventato improvvisamente sprecone essendo passato da una spesa corrente di 260 milioni circa ad una spesa di 298 milioni: ben 38 milioni di incremento! In realtà la differenza è dovuta soltanto al fatto che in quell’anno si è deciso di passare alla gestione interna della tariffa di igiene ambientale facendo transitare dal nostro bilancio anziché da quella di AMIA la spesa e l’entrata relativa al servizio di nettezza urbana. Questa semplice modifica della modalità di gestione ha fatto sì che il nostro bilancio si sia “gonfiato” di 38 milioni di euro senza che, ovviamente, si fosse verificato anche soltanto un euro aggiuntivo di spesa vera. Anche il confronto del consigliere UDC con gli altri Comuni del Veneto ha qualche lacuna: la spesa corrente pro-capite è comunque più elevata nei Comuni più popolosi rispetto a quelli meno popolosi perché i Comuni di maggiori dimensioni hanno la necessità di sostenere spese più elevate anche oltre il semplice rapporto proporzionale dei rispettivi abitanti. Senza contare il fatto che una città turistica come Verona ha altre esigenze di servizi rispetto ad una città non turistica. E poi vi sono molti altri fattori che possono influenzare il livello di spesa anche oltre il semplice dato del numero di abitanti. Non sarà un caso che l’ordine decrescente nel quale si pongono le città del Veneto rispetto alla spesa corrente pro-capite sia il seguente: Venezia, Padova, Verona, Treviso, Vicenza, Rovigo e Belluno. Semmai bisognerebbe chiedersi come mai Padova spenda più di Verona. Se si confronta la spesa corrente del Comune di Verona negli anni dal 1998 al 2011 depurata dell’effetto prodotto dal servizio di nettezza urbana di cui sopra e si tiene conto dell’effetto dell’inflazione, cioè ragionando a valori costanti, si vede che la spesa negli ultimi 14 anni non è poi cambiata di molto. Quanto alle singole voci di spesa ed in particolare agli oneri per il personale ed agli interessi passivi, non è un mistero che il Comune di Verona fin dagli anni ‘90 abbia un livello abbastanza elevato di costo del personale e di indebitamento storico del nostro Comune: la spesa del personale nel 2011, comunque, è stata di circa 91,5 milioni. Nel 2007, anno in cui questa Amministrazione è entrata in carica, era pari a circa 93,3 milioni. Quindi nel corso di questi quattro anni siamo riusciti a ridurre la spesa del personale (impresa molto difficile in qualsiasi realtà pubblica o privata) di quasi due milioni di euro. Quanto agli oneri finanziari dei mutui e prestiti, mai sono stati tanto ridotti come in questi anni di amministrazione: nel 2011 abbiamo speso circa 14 milioni mentre negli anni fino al 2007 non si è mai speso meno di 15 milioni con punte anche superiori ai 19 milioni. E’ il risultato di una politica di forte riduzione dell’indebitamento che ha portato il nostro debito nei confronti delle banche dai 447 milioni del 2007 ai 371 del 2011. Per trovare un valore più basso bisogna risalire addirittura al 1999. In conclusione, come sempre i numeri si possono leggere in molti modi diversi, soprattutto se, invece di voler approfondire per capire i fenomeni che stanno dietro a quei numeri, li si utilizza solo in modo strumentale per fare inutili polemiche. Ma forse capire i bilanci è chiedere troppo a Valdegamberi.  

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