SANITA’: BASTA SCENEGGIATE!
di adminCon una decisa presa di posizione la Segreteria della Cgil del Veneto chiede più trasparenza sulla sanità. Non è più sostenibile – dice – un susseguirsi di dichiarazioni e smentite che intorbidano un dibattito che invece dovrebbe essere concreto e costruttivo a fronte della restrizione delle risorse.
I lavoratori e gli utenti sono preoccupati e meritano il dovuto rispetto e attenzione.
Per questo è indispensabile la convocazione di un tavolo regionale che definisca in modo chiaro gli orientamenti sul modello di governance, sulla partita dei finanziamenti e sulla ridefinizione degli ambiti territoriali delle ULSS.
Già di per sé quest’ ultimo provvedimento potrebbe produrre ingenti economie da reinvestire in una rete integrata di servizi e strutture territoriali in grado di garantire prevenzione ed assistenza di base 24 ore su 24. Ma secondo la Cgil veneta vi sono anche altri ambiti di intervento per recuperare risorse senza abbassare la qualità del servizio, a partire dall’ assunzione dell’indicatore Isee (e non Irpef) per l’esenzione dai ticket sanitari e da maggiori controlli sulle false dichiarazioni.
Sotto critica anche il project financing che costa uno sproposito alle casse pubbliche.
Quanto al Piano Socio Sanitario, la Cgil sottolinea la necessità di una programmazione che tenga conto delle specificità territoriali sia geografiche che epidemiologiche, oltre che della rete dei servizi esistenti, tutte anche fortemente differenziate nelle diverse realtà della regione.
Questa la presa di posizione della Cgil veneta:
Ormai non passa giorno senza che su questo o su quell’organo di stampa non appaiano dichiarazioni – quasi sempre contraddittorie – sulle sorti dei singoli ospedali del Veneto e, complessivamente, del servizio sanitario regionale.
Come CGIL abbiamo più volte denunciato il fatto che non era e non è ammissibile, in assenza del nuovo Piano Socio Sanitario Regionale e soprattutto delle schede di dotazione ospedaliere e territoriali, che si continui da parte dell’assessore alla sanità, o di singoli direttori generali, o di chicchessia a ipotizzare la chiusura o meno di reparti o di intere strutture, la riconversione di questo o quel presidio ospedaliero, la revisione o meno degli ambiti territoriali delle ULSS con la pubblicazione dell’elenco di quelle da tagliare (o accorpare) e di quelle da tenere. Praticamente si continua a dire (e a scrivere) tutto e il contrario di tutto. Da mesi ormai, la Regione sta raccogliendo – sulla proposta di Piano Socio sanitario – osservazioni, proposte, contributi. Da mesi rivendichiamo, come CGIL, la convocazione di un tavolo politico (e non tecnico), per fare il punto della situazione e assumere, una volta per tutte, un orientamento chiaro, su temi strategici come il modello di governance del sistema socio sanitario, sulla partita – decisiva – dei finanziamenti, e l’assunzione di scelte precise, a partire dal tema – sin qui abilmente scansato – della ridefinizione degli ambiti territoriali delle ULSS, un provvedimento che già di per sé potrebbe produrre ingenti economie da reinvestire in quella rete integrata di servizi e strutture territoriali indispensabile per realizzare obiettivi di salute, di prevenzione, di garanzia di assistenza di base sulle 24 ore e 7 giorni su 7.
Non è più tollerabile questo tira e molla a mezzo stampa che serve solo a diffondere legittima preoccupazione fra i cittadini e gli operatori del settore che temono, ancora una volta, di dover assistere ad una politica dei due tempi, fatta da una prima fase di chiusure e/o ridimensionamento di servizi e da una seconda fase indefinita nei tempi, negli obiettivi e soprattutto nei finanziamenti.
Invece di pensare a come informare i cittadini di quanto il servizio sanitario nazionale ha speso per ogni esame, visita o ricovero al quale sono stati sottoposti (non per sfizio ma per necessità), si utilizzino più risorse per la prevenzione, per informare i cittadini sulle modalità più efficaci per accedere ai servizi, per ridurre i tempi di attesa e il conseguente ricorso sempre più frequente alle prestazioni a pagamento, si spieghi ai cittadini quanta scarsa utilità hanno – a detta di tanti medici – i famosi check up che la Regione ha sollecitato le ULSS a proporre come servizi veloci, a pagamento naturalmente, sapendo che servono più che altro a fare cassa e non a fare prevenzione, alla faccia della necessità di maggiore appropriatezza di ricoveri e prestazioni per recuperare risorse da investire per mantenere la famosa “eccellenza veneta”, si spieghi ai cittadini quanto incide l’evasione fiscale (che vede proprio il Veneto ai primissimi posti in Italia) sui ticket che i cittadini non evasori sono costretti a pagare. A questo riguardo la decisione che sembra profilarsi anche in Veneto di definire le soglie di esenzione dai ticket sanitari non più su base ISEE (un indicatore che tiene conto non solo dei redditi ma anche dei patrimoni) ma solo su base IRPEF (e quindi del solo reddito dichiarato) è un altro provvedimento che premia gli evasori, visto che ad oggi non risulta siano state messe in atto tutte quelle procedure di controllo che sarebbe possibile attivare per controllare la veridicità delle dichiarazioni, sia quelle dei redditi, sia quelle riferite all’ISEE.
Anche così si può contribuire a ridurre gli sprechi, e ad impostare una programmazione che tenga conto dei dati epidemiologici, dei contesti territoriali che sono diversi se si parla di montagna o di pianura, e che devono tenere conto della rete esistente di servizi socio sanitari territoriali, oggi fortemente diversificata per qualità ed efficienza nelle diverse realtà della nostra Regione. Si apra un vero tavolo di confronto su questi temi e la Regione dica una volta per tutte che cosa intende fare, in che tempi e con quali risorse, magari accantonando definitivamente il ricorso alla finanza di progetto (che costa uno sproposito alle casse pubbliche a favore dei soggetti privati) e utilizzando i risparmi possibili per potenziare il settore della disabilità e della non autosufficienza che anche nel bilancio 2012 saranno fortemente penalizzati dai tagli contenuti nelle manovre finanziarie.
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