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Dottori in agraria e forestali

di admin
L'annuale incontro dell'Associazione di Verona.

Il 2011 è l’anno dedicato ufficialmente alle "foreste". Un termine, che fa subito pensare al verde, al bello della natura e, indirettamente, a quanto offre la terra, una volta lavorata. A questi due settori si dedicano, appunto, agronomi e forestali, non solo con lo scopo di produrre di che alimentarci, ma anche con quello di osservare, custodire e mantenere sani territorio e paesaggio. Un’azione di grande rilievo, isostituibile, che torna utile alla società, specie in un momento in cui l’agricoltura va con ogni mezzo sostenuta e il territorio ha bisogno di incisivi e rapidi interventi, atti a preservarlo.
 L’incontro di quest’anno dei Dottori in Agraria e Forestali di Verona si è tenuto il 25 novembre scorso, nelle sale del Ristorante Scaligero di via Sciesa, avendo per tema principale "Il verde pubblico a Verona", città, in tal senso, dalle molteplici risorse, che tuttavia richiedono continua attenzione e accurata manutenzione, con relativi costi. Il problema riguarda da vicino agronomi e forestali, non solo come diretti interessati al settore, ma anche, ovviamente come cittadini, che amano il bello, volendo, al tempo, collaborare con le pubbliche amministrazioni a crearlo ed a mantenerlo.
 L’incontro è iniziato con la proposta, da parte del presidente, Paolo Braggio, per un intervento dell’Associazione veronese in merito ad una risistemazione, in fatto di verde, del corso Porta Nuova, viale d’ingresso alla città scaligera, in occasione della prossima Expo 2015. Si tratterebbe di rendere di più bell’aspetto estetico-percettivo e, quindi, più accogliente, non dimenticando il  lato ecologico, il corso stesso.
 Trattando, poi, in particolare del verde cittadino, bastioni veneziani ed austriaci compresi – relatori, di massima competenza, sono stati Stefano Oliboni del Settore Giardini del Comune di Verona; Gianluigi Damiano e Marco Magnano dell’AMIA, Verona – si è saputo, essendo essi a contatto quotidiano con il verde urbano, che: – Verona deve curare 3 milioni e mezzo di metri quadrati di aree verdi, censite e fra breve individuabili in Internet;  – tali aree verdi sono in tutto 1400, fra giardini pubblici e scolatici, nonché 92 campi gioco, i quali vengono aperti e chiusi ogni giorno; – è tenuto aggiornato un elenco numerico di tutte le piante cittadine, essendo ciascuna munita di apposita medaglietta di controllo; – quando, a volte, si toglie un albero, la cosa viene fatta per effettiva necessità, specie nel caso in cui lo stesso possa essere di possibile danno ai cittadini, che, appunto, vanno salvaguardati; – è preminente la volontà di rispettare il verde e di matenerlo, incrementandone la presenza anche con nuovi impianti, preferendo, ove possibile piante autoctone, ma tenendo anche presente l’aspetto che devono avere certe zone, per cui si scelgono piante d’abellimento, ma con sicura capacità d’attamento al terreno ed al clima veronese, così come è avvenuto, con successo, per via Quattro Novembre, mettendovi a dimora il "Ginkgo biloba" nano; quello delle alberature, comunque, è il compito più difficile, tenuto conto dell’esgenza, come detto, di garantire la sicurezza dei cittadini; – i giardini sono curati, dal 2000, dall’azienda AMIA, la quale espleta il compito con 46 collaboratori e con l’aiuto, utilissimo, di volontari.
 Si è, quindi, esaminato il tema della diffusione della giuggiola o dattero cinese (Ziziphus ziziphus) in Italia, il quale merita d’essere decisamente preso in considerazione per il suo alto contenuto in vitamina C. Questo motivo fa sì che in Cina tale frutto, segnala Ferdinando Cossio, dirigente della Sperimentazione agricola per la Provincia di Verona, derivante da varietà diverse e presentante pezzature molto differenti fra varietà e varietà, sia utilizzato sotto svariati aspetti, sino ad essere utilizzato nella preparazione di apprezzate bibite. La giuggiola è denominata in Cina "zǎo".
 Un ultimo tema, riguarda, i da noi  denominati "orti per anziani" e che in Germania si chiamano "Kleingärten", ossia, piccoli orti. Questi, diffusisi nel Paese amico a fine Ottocento, come aree destinate ai bambini di operai dell’allora Germania in via d’industralizzazione, ad opera del dr. David Schreber, si sono ben presto trasformati in veri "piccoli" orti, coltivati dai genitori dei bambini stessi. A Lipsia ne esistono ancora 100 orginiali e sono diventati ufficialemete "monumento nazionale". Al tempo della DDR (Germania comunista) tali orti, ingranditi, fornivano forzatamente ortaggia e frutta ad una cooperativa statale centralizzata, che per conto di Berlino-Est li poneva in vendita (non si poteva importare verdura e frutta per mancanza di valuta pregiata). Tali "piccoli orti", come suggeriva Renato Poggiali, qualche anno fa, assieme a Paolo Braggio, servirebbero a utilizzare aree comunali incolte, ossia, végre, in dialetto veronese, e offrirebbero ottimo passatempo a chi, giovane o avanti in età, volesse dedicarsi alla vera natura, in città, ricavando verdura, frutta e fiori freschi… In Germania, la cosa è molto radicata e ottimamente organizzata, disponendo – come ci segnala il gentile ed appassionato sindaco della città di Anklam, Mare del Nord, Michael Galander, e l’agronomo comunale Bodo Krüger – di appositi statuti e di una legislazione centrale in materia.
 L’Associazione veronese è affiliata alla Federazione dei Dottori in Agraria e Forestali (FIDAF) – presidente: Luigi Rossi – di Roma.
Pierantonio Braggio

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