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Aperture illimitate per i Centri Commerciali in Finanziaria Confcommercio Verona e Confesercenti contrarie

di admin
Confesercenti e Confcommercio Verona lanciano l’allarme: con la nuova manovra finanziaria i centri commerciali di città e provincia potranno tenere aperto 365 giorni all’anno.

 
La norma approvata lo scorso 15 luglio, infatti, contiene una disposizione che permette la totale liberalizzazione degli orari delle attività commerciali all’interno delle località turistiche, abolendo, di fatto, la possibilità di Comuni e Regioni di concedere o meno le deroghe: “Si tratta di un grande regalo a favore della Grande Distribuzione ed una mazzata al tessuto delle piccole e medie imprese – commentano i leader delle due organizzazioni, Silvano Meneguzzo e Paolo Arena -. Sul nostro territorio abbiamo la maggior concentrazione di centri commerciali di tutto il Veneto e quasi tutti dislocati in località che hanno ottenuto la denominazione turistica o che stanno spingendo per farlo. Questi potranno tenere aperto 24 ore al giorno e tutti i giorni dell’anno, e solo la grande distribuzione ha la forza economica e di personale per fare questo”. Allo stato attuale le località del veronese che potrebbero applicare la norma e su cui sorgono grandi strutture commerciali sono, oltre al capoluogo, Legnago e Villafranca, in quanto riconosciute come Città Murate, ma il rischio è che riparta la corsa per ottenere questa denominazione: “Già in passato alcuni paesi hanno spinto per ottenere il riconoscimento di città turistica allo scopo di agevolare queste grandi strutture – prosegue Meneguzzo –. Il rischio, peraltro molto reale, è che riprenda questa corsa e che l’obiettivo venga raggiunto anche da paesi molto vicini alle zone realmente turistiche, come Affi e Sona. Verona questo problema già ce l’ha, visto che oltre al centro storico la liberalizzazione si applicherà su tutto il territorio comunale, anche nella periferia, dove gravitano grosse strutture di vendita”.
Nelle città d’arte e in tutte le altre località di interesse turistico, inoltre, viene abolito il limite del centro storico per quanto riguarda la regolamentazione degli orari, allargando a tutto il territorio la possibilità di tenere aperto quando e quanto si vuol. “E’ dal 1998 – dice Arena – che il settore, con il decreto  Bersani ha iniziato e continua a dare in tema di liberalizzazioni. Ora  la palla deve passare ad altri comparti economici. Non è tenendo aperto  i negozi tutte le domeniche che si risolvono i gravi problemi del Paese.  Se  si vuole veramente e concretamente far ripartire l’economia bisogna  partire dal rilancio dei consumi che stagnano in maniera preoccupante.  Come? Utilizzando la leva fiscale per rimettere nelle tasche degli  italiani più risorse. Questo secondo Confcommercio Verona è il punto di  partenza”. “Per quanto riguarda il provvedimento che consente di tenere  aperto le attività commerciali tutte le domeniche e festività – precisa ancora Arena – siamo decisamente contrari sul metodo usato dal governo che ha ignorato nel  modo più assoluto il confronto con le associazioni di categoria. Alla  Regione Veneto, unico organo competente in materia di legislazione commerciale abbiamo offerto la disponibilità per un confronto che miri  a rivedere l’attuale normativa che limita ad otto domeniche più quelle  del mese di dicembre la possibilità di tenere aperti i negozi, fatte  salve, ovviamente, le città d’arte ed i comuni ad economia turistica.  Il provvedimento del governo, prevaricando la competenza delle Regioni  genera confusione che non fa certamente bene alle imprese ed ai  consumatori”.
In base alla norma, le Regioni e gli Enti locali dovranno adeguare le proprie disposizioni legislative e regolamentari entro la data del 1° gennaio 2012: “Come associazioni di categoria non possiamo far passare sotto silenzio questo scempio – concludono i due Presidenti – e per questo motivo ci siamo già attivati con la Presidenza della Conferenza dei Presidenti delle Regioni per rappresentare, attraverso la Conferenza Unificata Stato Regioni, l’illegittimità costituzionale e la illogicità economica e sociale del provvedimento”.

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