Il distretto calzaturiero tra crisi e ripresa le imprese veronesi passano all’azione

di admin
Gli interventi dettati da esigenze di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia aziendale.

La nostra ricerca ha coinvolto 43 società di capitali veronesi appartenenti al settore calzaturiero ed aventi un fatturato 2009 almeno pari ad un milione di euro. Lo strumento utilizzato, un questionario conoscitivo, ha consentito la raccolta di informazioni rilevanti attinenti alle principali caratteristiche aziendali, agli effetti della crisi e alle azionireazioni delle aziende del calzaturiero per uscire o per evitare la congiuntura economica sfavorevole.
Internazionalizzazione
Le 22 aziende che hanno risposto al questionario, con un tasso di risposta maggiore del 51%, sono prevalentemente società a responsabilità limitata (il 73% del campione) e in misura minore società per azioni (il 27%), istituite da oltre 15 anni (95%) e con un numero medio di dipendenti e di collaboratori fissi annui compreso tra 11 e 50 (68%). Sotto il profilo dell’internazionalizzazione l’export incide notevolmente sul fatturato del calzaturiero: per il 45% delle aziende infatti, le esportazioni concorrono a formare oltre il 50% del fatturato aziendale, per il 36% le esportazioni costituiscono una quota compresa tra il 20% e il 50% del fatturato, il 14% fattura con l’estero fino al 10%, mentre solo 5% non opera con l’estero. Meno affermata appare la propensione ad innovare: solo il 9% delle aziende del calzaturiero ha destinato all’innovazione una quota di fatturato maggiore del 10% e oltre il 59% delle aziende, negli ultimi due anni, non si é avvalso di neo laureati o di neo diplomati a tempo pieno.
Incertezza
La recente crisi economica ha investito anche il settore calzaturiero, anche se non si può trascurare che il 27% delle aziende ha dichiarato di non avere risentito degli effetti della stessa. Per il 73% delle aziende non immuni dalla congiuntura, il fattore che maggiormente ha contribuito al sorgere della situazione di crisi interna è stato il declino della domanda, accompagnato in alcuni casi dalla presenza di rapporti difficoltosi con le banche e da inefficienze nella struttura produttiva o nella struttura distributiva. Per tali aziende inoltre la congiuntura non può essere considerata un fenomeno del tutto passato, prevalendo un atteggiamento di incertezza in merito all’uscita dalla crisi sia per la propria azienda sia, più in generale, per l’economia italiana: infatti il 19% ritiene che non sia ancora iniziata la fase di uscita dalla crisi per la propria azienda, mentre il 56% non sa valutare l’attuale fase congiunturale; tali percentuali salgono al 31% e al 62% in relazione al giudizio per il complessivo sistema Italia.
Le soluzioni
L’incertezza in merito alla durata della congiuntura non ha ostacolato, ma al contrario ha stimolato l’azione delle aziende del calzaturiero. Per quanto riguarda l’informazione oltre il 95% delle aziende ha cercato di valutare meglio le esigenze dei clienti, il 32% è ricorso a consulenti e il 14% ha chiesto pareri alla banca. Le azioni intraprese per uscire o per evitare la situazione di crisi sono state dettate da esigenze di miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia aziendale: in primis il maggiore sfruttamento degli impianti a fronte dell’invarianza del personale occupato, segue la riorganizzazione della rete commerciale con riduzione di parte della rete distributiva, l’accensione di nuovi fidi presso istituti bancari con i quali l’azienda aveva già in essere rapporti e la delocalizzazione di tutta o parte della struttura aziendale; nessuna azienda ha invece optato per l’ingresso di nuovo soci o investitori istituzionali o per la chiusura di interi reparti. Per quanto riguarda i fattori critici di successo per evitare o per uscire dalla crisi, oltre il 68% delle aziende ha puntato sulla qualità del prodotto, il 55% ha adottato anche una strategia di prezzo, il 50% sui tempi di risposta al cliente, il 41% sulla personalizzazione o sull’innovazione di prodotto o sulla distribuzione. Il 41% delle aziende del calzaturiero, spinte soprattutto dalla necessità di trovare una soluzione alla crisi, ha sviluppato rapporti di collaborazione con altre imprese, prevalentemente di tipo produttivo (67%) e talvolta anche o alternativamente di tipo commerciale (44%), di ricerca (33%) o promozionale (11%). Tali accordi, tipicamente locali, assumono talvolta una dimensione nazionale e più raramente internazionale (solo il 22% ha dichiarato di avere rapporti di collaborazione con aziende straniere). Nell’affrontare la congiuntura economica negativa le aziende del calzaturiero veronesi hanno scarsamente avvertito il sostegno delle istituzioni: il 18% infatti ha dichiarato che solo la Camera di Commercio, dell’Industria, dell’Artigianato e dell’Agricoltura ha comunque contribuito ad affrontare le problematiche della crisi, mentre l’82% ritiene di aver potuto contare solo sulla propria capacità imprenditoriale.

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