Manca la moneta? Basta ricordarsi della gallina dalle uova d’oro!

di admin
L’economia di carta, in una società di carte, ove le interpretazioni, artistiche o meno, sono la realtà (d’altro canto, effimero e indefinibile concetto) va salvata con la creazione di altra carta.

Stiamo vivendo in un periodo in cui la distruzione di valori, il venir meno di concetti valoriali dei beni in quanto  troppo soggetti a rappresentazioni possono essere ripristinati solo con il ripristino di valori. Il primo di questi valori a venir meno e quindi da  rielaborare, è la fiducia. Non è semplice definire il concetto di fiducia, ma  quella monetaria o bancaria può essere rappresentata come la capacità di rispondere ai propri impegni con carta moneta, o banconote. Se io compro una casa e do in cambio un certo valore di carta moneta (per semplicità la definiamo così, in quanto spesso ora questi valori sono digitalizzati e riposti in computer altrui), accetto questo scambio solo se sono convinto che la rappresentazione del valore che mi viene trasferito in proprietà, io a mia volta posso usarla per miei scopi. Così quel bonifico sul conto, rappresenta per quest’economia digitalizzata il massimo da poter spendere. C’è qualcuno che difende questi valori? Solo la fiducia che poniamo e la credibilità del sistema consente che gli scambi possano progredire. Alla prima crisi monetaria globale del nostro sistema l’euro si è trovato impreparato, i grandi banchieri centrali che lo governano, i ministri dell’economia dal panico in cui sono precipitati (perché loro a differenza del contadino che coltiva la zucca e alleva galline che mangia  zucche e beve uova) rischiavano di mangiarsi il sistema cartaceo che si sono creati e tutti i loro milioni e miliardi, rappresentati da conti correnti a molti zeri sparsi in giro per il mondo rischiavano di essere solo zeri su zeri. L’economia reale ha battuto quella virtuale, la gallina fa le uova d’oro mentre il sistema  economico produce solo carta. Ora, passata la paura di doversi nutrire solo di carta, perché i possessori dei valori reali non sono riusciti a capire che il coltello dalla parte del manico l’avevano loro, eliminato qualche furbetto che con il meccanismo della rappresentazione ci sapeva fare così bene che  incantava tutti, l’economia reale sta di nuovo ripartendo.  Ed allora facciamo un po’ di carta, ma molto lentamente con molta cautela, perché se viene un improvviso aumento dei prezzi i lavoratori, manuali ed intellettuali, cioè coloro che  si possono affidare solo alle loro capacità per sostenersi si arrabbiano (vedasi recentemente in Tunisia). L’inflazione è una brutta bestia se supera certi limiti, ma anche il depauperamento dei valori non è da meno. Ora avendo perso miliardi e miliardi, il sistema va foraggiato di nuovo e non sarebbe male farlo proteggendo un po’ il sistema da interferenze esterne. Facciamo un po’  (molta) di carta moneta e paghiamo i nostri  lavoratori di più e paghiamo un  po’ (molti) di debiti. Rilanceremo i consumi di carta, rendiamo i paesi bricconi   meno potenti senza strangolare famiglie ed economie  ridotte alla  sussistenza. Faremo contenti i burocrati di carta, ma rivaluteremo il lavoro e la propensione, ricordandoci spesso che è la gallina che fa le uova, e queste per gli umani sono oro. Solo che mentre l’inflazione, in sistema protetto, si batte facendo moneta di carta  in uno aperto, occorre farlo producendo reale (beni e prodotti) che gli altri si comprino, scaricando soprattutto mangiare e solo le banche fanno carta.

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