La BCE e l’euro. Se tagli, sbagli!

di admin
Da anni la BCE cerca una strategia per difendere l’euro.

Obiettivo predominante ieri: garantire la stabilità dei prezzi interna; oggi superare la crisi. Pochi sono gli strumenti di vera politica economica in mano  ai Paesi dell’euro. Si pensava che bastasse dichiarare “ci vogliamo bene” e  “stiamo tutti  insieme nell’euro” che i mercati finanziari apprezzassero. Invece, non ne viene perdonata una. L’errata strategia  di stabilità dei prezzi contro l’inflazione, quando rischiamo la deflazione, ha contribuito a mettere alla berlina i valenti  economisti che dalla BCE Una Banca Centrale Europea che lasciata sola con la sua politica monetaria  ha falcidiato  miliardi e miliardi di euro  di risparmi e, ancor oggi, con fatica  abbozza  misure poco  convincenti. Oggi in campo vi sono, sintetizzando,   due scuole di pensiero. Una, quella americana, che  dice in soldoni: – “Sono stati  bruciati i soldi, no problem, stampiamo  altri soldi di carta, che quella non ci manca!” E due, quella delle economie forti, Germania  in testa,  che dicono, – “eh no,  qui bisogna che gli spendaccioni evitino di spendere!”- , e giù tagli  indiscriminati. Anzi i tagli vanno fatti a chi  ha già poco,  che sono tanti, e si fa  prima.  Non è questione di  demagogia qui, quanto piuttosto di sopravvivenza. O la BCE si decide  di allargare i cordoni della borsa ed inondare di  soldi veri il mercato, anche a costo di inflazionare,  in modo che le tigri economiche  si decidano a rivalutare i loro asset, o troppi europei  ne patiranno le conseguenze, e non certo quelli che decidono. Passata la crisi, ripresa la fiducia sui pazzi mercati finanziari  con un poco di regole, si  chiederà il  contenimento dei  consumi e di rivedere il modello di sviluppo. Come fare per fare in fretta? Forse basterebbe mettere una regola che i primi a subire i tagli  siano  coloro che devono decidere di tagliare  per gli altri. Prima alle autorità, poi a cascata,  verso i più lontani dai centri decisionali, operai e casalinghe.

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