Il Cangrande della Scala al prefetto Antonio Manganelli

di admin
Il massimo riconoscimento della Provincia al Capo della Polizia.

Stamattina, nella Loggia Fra’ Giocondo ai Palazzi Scaligeri, sede della Provincia di Verona, il presidente Giovanni Miozzi ha consegnato il Cangrande della Scala al  prefetto Antonio Manganelli, Capo della Polizia.
Erano presenti le massime autorità civili e militari di Verona, oltre ai Questori delle sette Province venete.
Il presidente Miozzi, assegnando al Capo della Polizia Manganelli il massimo riconoscimento della Provincia, ha inteso premiare a nome dei 98 Comuni scaligeri ogni singolo agente che nel territorio veronese e nazionale opera per la sicurezza dei cittadini.
Presidente Miozzi: “La sicurezza è un valore e la condizione imprescindibile per lo sviluppo socio economico del territorio. C’è sicurezza non quando c’è repressione, bensì quando c’è il giusto equilibrio tra diritti e doveri. La sicurezza può diventare anche uno strumento prezioso per educare i cittadini al rispetto delle regole, con particolare attenzione alle nuove generazioni che saranno i cittadini di domani. La sicurezza è, inoltre, lo strumento più giusto per arrivare alla corretta integrazione delle persone straniere che vivono nel nostro territorio. Va ricordata la grande attenzione riservata dalla Polizia alla tutela delle donne e dei minori e va menzionata l’azione di contrasto contro la criminalità organizzata con i tanti successi raggiunti proprio in queste settimane. Tuttavia, non si deve mai dimenticare che dietro qualsiasi risultato conseguito nell’attività di ordine e di sicurezza pubblica esiste il sacrificio, spesso estremo, di persone che, ben oltre il normale senso del dovere ed in condizioni spesso proibitive, profondono il massimo impegno in difesa della gente che vive e lavora onestamente. Tutto quello che di buono la Polizia realizza per la sicurezza del nostro Paese deve essere, infatti, ascritto alle donne e agli uomini che sono animati da valori saldi, radicati e profondi. Grazie, perciò, a chi quotidianamente presidia il territorio e onore sempre ai caduti in nome dello Stato. Mentre l’obiettivo di tutti noi cittadini è trovare una strada condivisa della legalità e del vivere civile, una strada che unisca saldamente le istituzioni e la società.  Il Cangrande della Scala che oggi consegniamo al Prefetto Antonio Manganelli vuole essere un riconoscimento a ciascun agente che opera sul territorio veronese e italiano; vuole essere un riconoscimento allo spirito di dedizione e di abnegazione; vuole essere un riconoscimento a tutte le Istituzioni del Paese”.
 
Prefetto Manganelli: “Ringrazio il presidente Miozzi per l’onore che ha voluto farmi con questa accoglienza e con le sue parole. Io non ho nessun merito personale, se non quello di interpretare, nell’attuale momento storico, la parte di chi sintetizza in sé il lavoro delle donne e degli uomini della Polizia. Tutte le forze di Polizia (Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza) stanno lavorando in un’armonia che definirei senza precedenti nella storia del nostro Paese. C’è una forte sinergia, basata sul rispetto reciproco, sulla valorizzazione delle autonomie, delle diverse funzioni e tradizioni. Insieme, stiamo percorrendo la stessa strada nel campo dell’intelligence e del controllo del territorio. Mi sento di condividere il modo in cui il presidente Miozzi ha riassunto il concetto di sicurezza valido oggi. La sicurezza è certamente condizione essenziale per lo sviluppo socio-economico, ma lo è altrettanto in riferimento alla qualità della vita. Oggi siamo di fronte ad un’evoluzione del concetto di sicurezza: mentre, fino a poco tempo fa, la si identificava come una mera somma delle attività di polizia sul territorio, oggi la si lega al concetto di qualità della vita, al sentirsi sicuri, alla vivibilità del quartiere in cui si abita. Vorrei che il Cangrande che oggi mi viene consegnato testimoniasse proprio il fatto che chi si occupa di sicurezza in Italia ha capito qual è la strada da seguire: contrastare la criminalità, agire sul territorio, stare vicini ai cittadini per farli sentire sicuri. La nostra missione, infatti, può dirsi fallita, se un cittadino non si sente sicuro. Per trasmettere sicurezza non bastano le statistiche, come i dati relativi alla diminuzione del numero dei reati, occorre che la diminuzione dei reati sia effettivamente percepita. Posso dire che tale obiettivo non lo abbiamo ancora interamente raggiunto. Ma mi sento di aver meritato il Cangrande per la nostra buona volontà e il nostro impegno senza precedenti nel contrastare l’immigrazione clandestina e la criminalità organizzata. Sull’immigrazione, quando il fenomeno è regolare va rispettato e sostenuto con la solidarietà e l’accoglienza, ma è necessario combattere con assoluto vigore la clandestinità. Parlano i dati: se il 30% dei reati è commesso da immigrati clandestini, che rappresentano anche il 35% della popolazione carceraria, significa che una connessione tra il problema sicurezza e la clandestinità esiste. Noi stiamo facendo un grande lavoro di contrasto senza condizionamenti ideologici, con grande rigore, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Siamo impegnati anche nella lotta al terrorismo interno, legato soprattutto all’area anarco-insurrezionalista e al terrorismo internazionale, che non smette mai di essere sotto la nostra lente di attenzione. Non amo dire che questo fenomeno ci preoccupa. Noi dobbiamo rimanere costantemente e serenamente vigili per impedire che cellule organizzate possano, nel nome di Al Qaeda, spargere sangue nel nostro Paese. La criminalità organizzata è uno dei settori fondamentali del nostro intervento, nessuna terra può dirsi immune dalla sua presenza. Oggi è di moda distinguere tra Nord e Sud, che la mafia sia anche al Nord lo abbiamo detto noi prima di tutti. La mafia non è un’associazione ideologica ma un’associazione a delinquere cerca di imbucarsi dove può fare quattrini. Posso affermare che, nel contrasto alla criminalità organizzata, stiamo ottenendo risultati senza precedenti, grazie al lavoro di magistrati capaci e alla straordinaria professionalità dei reparti investigativi. Spero che questo sia riconosciuto nel nostro Paese. Di sicuro, ci viene riconosciuto all’estero, dove costantemente mi chiedono come riusciamo ad ottenere certi risultati e ad avere una normativa così all’avanguardia. Se abbiamo fatto tanta strada, qualche merito ci va attestato. In particolare, va attribuito alla squadra che stiamo mettendo in campo, composta da Stato, enti locali, associazioni di categoria e mondo del volontariato. Ecco, insomma, la ricetta che stiamo proponendo per interpretare al meglio quel concetto di sicurezza, che oggi a Verona è stato premiato dal presidente Miozzi”.

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