Test antidroga sui lavoratori a rischio: positivo l’1,7 per cento

di admin
Da aprile 2009 sono stati eseguiti nei laboratori clinici dell'Ospedale “Fracastoro” di San Bonifacio 4 mila controlli su altrettanti operai che svolgono mansioni a rischio per accertare l'eventuale presenza di sostanze stupefacenti.

Si tratta di operai provenienti in gran parte da città e provincia, ma anche da aziende del padovano e del vicentino per lo più maschi, 97 per cento, e di nazionalità italiana, 88.8 per cento. Di questi, l’1,7 per cento è stato trovato positivo alle droghe. Tutti maschi, in gran parte nella fascia d’età che va dai 40 ai 44 anni nessun minorenne, sono stati trovati positivi alla cannabis nell’81 per cento dei casi, agli oppiacei il 12,5 per cento, e alla cocaina il 6,5. Dallo scorso settembre, inoltre, sono stati segnalati direttamente dai medici aziendali al Dipartimento delle Dipendenze dell’Ulss 20 di Verona, 53 lavoratori. Compito del Dipartimento era quello di verificare l’eventuale stato di tossicodipendenza nel lavoratore. Delle persone prese in carico è stata accertata una tossicodipendenza nel 6 per cento dei casi. Per il 18 per cento, invece, si tratta di uso abituale mentre la fetta più grossa di lavoratori segnalati, il 60 per cento, è risultato fare delle droghe un uso occasionale. Significativo anche segnalare che nel 16 per cento dei casi non è stato possibile fare alcuna diagnosi perché le persone non si sono presentate agli appuntamenti fissati dai medici del Dipartimento. Per i primi due casi, tossicodipendenza e uso abituale, l’iter del Dipartimento prevede l’identificazione di un programma specifico ed individuale di recupero che viene proposto alla persona presa in carico. Nel terzo caso, invece, l’uso occasionale, è previsto un monitoraggio del soggetto per 6 mesi. Sono dati ancora parziali, ma già significativi. Tra i lavoratori segnalati in alcuni casi si è accertata una tossicodipendenza, in altri invece un uso abituale o occasionale. Si tratta di distinzioni utili per capire come gestire la persona ed affrontare con lei uno specifico programma di recupero. Tuttavia, il problema legato al consumo rimane e i rischi sul lavoro per queste persone sono altissimi, anche nel caso di uso sporadico. Le sostanze, anche consumate occasionalmente, possono alterare le funzioni cognitive fino a 100 giorni dal consumo, ottenebrando di fatto le normali capacità delle persone e le loro performance sul lavoro, spiega Maurizio Gomma, Direttore del SerD 1 del Dipartimento delle Dipendenze.“Benché siano ancora parziali e nonostante alcuni aspetti metodologici debbano ancora essere chiariti, i dati sembrano in linea con quelli nazionali” aggiunge Gomma. Utili per un confronto o un approfondimento, i dati nazionali sono pubblicati sul sitowww.dronet.org nella sezione news. L’attività dei test antidroga sui lavoratori a rischio rientra in un progetto del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri finalizzato alla costituzione di un network tra unità operative per lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e valutazione standardizzata degli esiti dei test eseguiti presso le Aziende. Al progetto partecipano, oltre al Dipartimento delle Dipendenze di Verona, anche il Gruppo Ferrovie dello Stato – Direzione sanitaria, SIMLII, ANMA, CONFINDUSTRIA, ENAV, istituto Medicina legale dell’Università cattolica del Sacro Cuore, Istituto di Medicina legale dell’Università di Verona, e GTFI.

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