Gasolio agricolo, CIA Verona: «23 milioni di euro annui di maggiori costi»
di Matteo ScolariIn un momento di profonda incertezza per la crisi internazionale si continua a parlare di tutela dell’agricoltura attraverso agevolazioni fiscali, ma la realtà è diversa: oggi il problema non sono le accise in sé, bensì il costo reale dell’energia, che incide direttamente sui costi di produzione.
I rincari sul gasolio agricolo, pari in questo momento a circa 70 centesimi al litro, pesano tantissimo sui bilanci degli agricoltori. Se i valori dovessero mantenersi a questo livello, in provincia di Verona il maggior costo arriverebbe a superare i 23 milioni di euro annui. Il doppio, cioè, rispetto a pochi mesi fa.
«Nella provincia di Verona, sulla base dei dati disponibili, il consumo di gasolio agricolo supera le 30.000 tonnellate annue, pari a circa 35 milioni di litri utilizzati per lavorazioni, semine, trattamenti e raccolte – spiega Mirko Sella, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona –. Il carburante agricolo non è un consumo privato, ma un fattore produttivo essenziale. A differenza di altri settori, non è comprimibile né sostituibile: senza gasolio, semplicemente, non si produce. I rincari assumono oggi un rilievo strategico, anche alla luce dell’avvio delle semine primaverili, fase nella quale si concentra una quota rilevante dei consumi annuali».

«Alla data attuale, il gasolio agricolo viene pagato dagli agricoltori a 1,50-1,60 euro al litro. A fronte di un livello di sostenibilità di 0,80 euro al litro, si registra un differenziale di circa 0,70 euro al litro. Quindi il doppio. Le conseguenze economiche sono rilevanti: se il prezzo dovesse rimanere su questi livelli fino alla fine del 2026, il maggior costo arriverebbe a superare i 23 milioni di euro annui, tenendo conto che fino a marzo i prezzi erano più bassi».
Negli ultimi anni il prezzo del gasolio agricolo è passato da circa 0,80 euro al litro agli attuali livelli, mentre il beneficio fiscale è rimasto sostanzialmente invariato. Questo dimostra che la leva fiscale, da sola, non è più sufficiente a proteggere il settore.
«Serve un cambio radicale di approccio – rilancia Sella -. Quindi invochiamo non solo l’azzeramento strutturale delle accise sul gasolio agricolo, ma anche l’introduzione di un meccanismo che garantisca un prezzo finale netto a carico degli agricoltori non superiore a 0,80 euro al litro, indipendentemente dall’andamento del mercato. Va, infine, riconosciuta l’energia agricola come fattore strategico nazionale».
Questa misura è indispensabile non solo per sostenere le imprese, ma anche per garantire la programmazione delle attività agricole da oggi fino alla fine dell’anno.
«Sollecitiamo i parlamentari del territorio ad attivarsi con urgenza con il Governo per ottenere interventi immediati – esorta il presidente -. Si tratta di abbandonare schemi ideologici e calarsi nella realtà. Senza energia accessibile non c’è agricoltura, e senza agricoltura non c’è sicurezza alimentare. Serve un cambio netto di priorità, mettendo al centro la produzione agricola come interesse strategico nazionale».
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