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Caldo. Caldo! Caldo, e il Motor City?

di admin
Perchè occorre fare un bilancio ambientale pluriennale quando si approva questo ed altri ammendicoli urbanistici?

Non  ce l’abbiamo col motor city oggi,  da tempo il nostro giornale chiede a più voci che venga fermato un mostro che di  economico  non ha nulla, che di sviluppo ne porterà forse qualche briciola,  che di  problemi  invece ne innescherà tanti.  Molti di questi  purtroppo non sono solitamente conteggiati  nei business plan, ma appartengono a  un percorso culturale e sociale che  svilupperà influssi negli anni a venire. Sono elementi certi, non opinabili, solo che sono piccole gocce che cadono e quindi difficilmente individuabili ed impossibile stabilire dove andranno ad aggregarsi per cui non vi sono responsabilità dirette. Ma gocce sono e da qualche parte, fiume o mare prima o  poi andranno. Prendiamo ad esempio il caldo di questi giorni.  Molte sono le cause ed è ora difficile trovarne di locali. Direte cosa centra il caldo con  la distruzione di aree verdi derivanti dalla pista automobilistica e soprattutto dal contesto edificatorio che obbligatoriamente  ne sarà correlato?  Centra, come centra il fatto che in generale sempre più i costruttori, invece che recuperare  abitazioni sfitte e da ristrutturare, utilizzano con tanto di permesso aree verdi, spazi  incolti o seminati; aree che consentono a noi di respirare e di non vedere temperature  impossibili  e mai registrate dall’uomo. Certo il caldo di questi giorni non deriva da scelte veronesi o dal Motor City, se non sai che class action, mondiale! Ma è vero che molti  costruttori, con il  beneplacito delle amministrazioni,   stravolgono  il tessuto  agricolo del  nostro territorio  senza  pensare alle conseguenze generali; anzi, con la sfrontataggine più incredibile, come è capitato in un comune  veronese, cementificano prati  seminati da secoli,  costruiscono  migliaia di metri cubi ed il residuo  verde  rimasto tra le case lo chiamano , il nuovo parco urbano. Quello che c’era prima  era solo un misero prato secolare! 
Se  alcune scelte  sono assolutamente da fare, ad esempio costruire nuove case per  chi è senza, i pro ed i contro  di  ogni scelta  urbanistica, oggi, va   ponderata in  maniera più che approfondita, non limitandosi a valutazioni  estemporanee o di breve periodo.  Il bilancio energetico ed ambientale  non è  più elemento trascurabile nelle scelte urbanistiche locali. Con quale coraggio  poi chiediamo a Paesi come  il Brasile di non tagliare la Foresta Amazzonica o altro di simile? Siamo tutti su di un  piccolo pianeta e le scelte  globali che ci interessano non sono solo  quelle finanziarie  che colpiscono immediatamente il nostro portafoglio, o quelle energetiche, in specie quelle nucleari, ma anche quelle piccole decisioni  che sono  diffuse  tra i miliardi di popolazione come costruire una lottizzazione o fare una motor city. Più è grande  l’impatto sull’ambiente,  più nel tempo saranno importanti  le ripercussioni che avremo, noi ed i nostri  figli. E non c’è angolo del pianeta in  cui riparare. Dobbiamo sperare nella luna o su giove? E’ vero che  poi la medicina ci farà vivere meglio riempiendoci di pasticche o di  nuovi ritrovati, ma se poniamo un freno allo spreco di ambiente  potremo vivere meglio subito e,  poi, saremo legittimati a chiedere che non ammazzino le specie  in via di estinzione per quattro soldi, che  l’uomo ed il pianeta su cui  vive sia più rispettato da tutti. Farebbe comodo imporre ai poveri paesi dell’Africa di non  inquinare e di non tagliare  le foreste pluviali, magari con le armi,  ma sarebbe , a mio  modesto parere più sensato che maggior responsabilità  ce la assumessimo quando proponiamo piani urbanistici o altri interventi che vanno a violentare quel  poco che è rimasto, a meno che non sia di vitale e immediata importanza per cui la scelta  è obbligata.

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