Terzo settore, arrivano i controlli
di admin“Fosse che fosse la volta buona” diceva anni fa, in romanesco, l’indimenticabile Nino Manfredi. Stiamo parlando dei controlli che sono scattati, in alcune Province, a carico del cosiddetto “terzo settore”. Ci riferiamo ad associazioni, enti, circoli privati in genere. Procure della Repubblica, Agenzie delle Entrate e Guardia di Finanza, tutti impegnati, in uno sforzo comune, a scovare, all’interno di questo mondo, eventuali irregolarità che possono spaziare dall’elusione, all’evasione fiscale; dal mancato rispetto della normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, alla violazione della disciplina igienico-sanitaria; dall’utilizzo di risorse umane non registrate, allo scambio di case ed appartamenti per vacanze e non; dalla cura del corpo, alla ristorazione; dall’attività di trattenimento e svago, alla carenza o mancanza della certificazione per la prevenzione degli incendi o della verifica strutturale dell’immobile ed altro, tanto, ancora.
Una grossa mano agli Organi di Stato gliela sta fornendo l’Eas, un modello che la stragrande maggioranza del mondo del “no profit” italiano ha dovuto compilare ed inoltrare all’Agenzia delle Entrate.
Un censimento, vero e proprio, del “terzo settore”, che emerge, però, solo quando l’associazione, l’ente o circolo posseggono un codice fiscale o una partita Iva.
Non sempre, infatti, sono necessari, anche se dovrebbero esserlo.
Basti pensare che è possibile costituire un sodalizio sulla scorta di un accordo puramente verbale o redigendo una scrittura privata non autenticata (da preferire) per la cui data certa si può evitare la registrazione ricorrendo all’invio con compiego raccomandato.
Così dice il Codice civile.
Cosa succeda dopo, senza codice fiscale o partita Iva, cioè senza la tracciabilità fiscale, lo lasciamo alla fantasia di chi ci legge.
Ma va detto, per onesta ed obiettività, che moltissime associazioni del “terzo settore” svolgono meritevoli attività di carattere sociale o di promozione culturale, nel rispetto delle norme vigenti.
E sono proprio queste che vengono danneggiate dai sodalizi irregolari, tanto quanto subiscono danni le imprese rappresentate dalla Confcommercio.
Una lotta sindacale che deve vedere fianco a fianco i titolari dei pubblici esercizi di Confcommercio, quelli maggiormente colpiti dalla concorrenza “sleale”, ed i presidenti delle associazioni “non profit” che rispettano le leggi (e di ciò ne sono testimonianza i rispettivi Statuti).
Una delle frasi che usano gli esperti di marketing è “dall’avversità, l’opportunità”.
La crisi economica rappresenta l’avversità.
L’opportunità è l’azione di controllo degli Organi di Stato per fare pulizia in un settore che ne ha estrema necessità, recuperando, il che non guasta, base imponibile per le sempre più esigue casse dell’Erario
Un’ ultima cosa.
I controlli, nelle Province dove sono partiti, andranno a verificare anche attività, non propriamente del “terzo settore”, ma che svolgono o attività ricettiva o di somministrazione di alimenti e bevande o di benessere, qual: agriturismo, baite, palestree eccetera.
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