Unicredit, Profumo si salva in Arabia. E a Verona….ronf, ronf!

di admin
C'è del marcio nel principato di Danimarca. Questa frase di un illustre drammaturgo inglese, lasciava intendere, zitti zitti, quatto quatto, che in quel regno stava per capitare qualcosa.

La fine di quel racconto la conosciamo, è scritta ed immutabile, ma c’è un’altra storia che pare scritta ed  immutabile: la fine che farà Unicredit e le banche del territorio! Trasferirà presumibilmente la sua sede operativa in Qatar, o Singapore, o in Libia, o in altre amene località tropicali del continente africano! Le Tigri della finanza mondiale, proseguono la conquista  del Bel Paese. Con il beneplacito del mercato che, ieri, mentre tutto crollava, faceva salire il titolo; con il beneplacito delle massime autorità europee, troppo occupate per fare tagli impopolari; con il silenzio rumoroso di Banca d’Italia, sempre pronta  ad intervenire se non gli mandi  l’ultima informativa sui 1000 euro sospetti  di antiriciclaggio; con il distratto operare dei Vip di Verona e Veneti che presidiano  inutili, o quasi, enti ed istituzioni, e con il lungo sonno (tanto di più non si può) della politica.
Possibile che tutti stiano zitti? Possibile che non sappiano far due e due,   quattro, e considerare che aver acquistato da parte di un Fondo sovrano, arabo per caso, una quota pari al 4,9% di Unicredit, comporterà un maggior depauperamento del patrimonio storico e culturale, italico e veronese in particoalre? Ma, non ci rendiamo conto che la storia umana e finanziaria  di Verona sta andando a farsi benedire con una manciata di euro? Un patrimonio che per noi veronesi, al di là  dei 10 o 20 mld in euro, di valore teorico,  acquistati dal fondo (con lo sconto del 90% e passa), rappresentano di più, valgono molto di più? Possibile che nessuno dei VIP locali abbia il coraggio di parlare, di andare sui media più significativi e rivendicare un ruolo, se non per Verona o  il Veneto, per l’Italia e l’Europa? Sono tutti presi a leccarsi le ferite o a contare i soldi che mettono da parte al riparo dell’ultima poltrona sicura conquistata? E gli altri? E i giovani? E  le pensioni future, chi pagherà la moltitudine di vecchi che ci saranno  fra 15 o 20 anni a riposo? Questo vale per magistrati, universitari, forze dell’ordine, medici, come per gli operai. Provate un po’ a pensare quali conseguenze,  fra uno o due anni, ci saranno  per l’intero sistema economico se una banca come Unicredit, che già ora conta  un socio arabo al 5%, ne avrà altri due o tre. Ora controllano il 10% del capitale una  quota importantissima che pochi in Italia potrebbero contrastare.  E,  poi,  sono investitori  fuori dalla legislazione italiana e quindi  non devono  rispettare le nostre leggi per quanto attiene a quello che fanno all’estero. Unicredit è una banca internazionale, ma è nata e vissuta con una cultura bancaria forte e rispettosa del  territorio, ora, gli ingressi a cui  Profumo, non ha saputo porre un freno, rappresentano un vulnus che si acuirà via via di più e le prime, rispettose, avvisaglie si sono avute nelle recenti nomine dei  vertici. Veronesi, veneti, italici, svegliatevi! Ricordatevi che da Unicredit passa la linfa vitale dell’economia del nostro Paese e poi passa  il lavoro, le arti, la Storia umana   che in  secoli abbiamo saputo fare. Se le nostre autorevoli autorità, che si autolodano costantemente, non hanno idee su cosa fare, allora meglio   continuino a dormire, ma, a casa loro, e speriamo in qualcuno di nuovo.

Condividi ora!