ENI: accuse di corruzione e violazioni ambientali minacciano i profitti.

di admin
Gli azionisti critici chiedono chiarimenti in assemblea.

250 milioni di euro. E’ la cifra che Eni ha stanziato per la chiusura di un caso di corruzione a Bonny Island, in Nigeria. Le indagini sono condotte dal Dipartimento di Giustizia di Houston in Texas, ma un altro procedimento per una presunta violazione della legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa è aperto presso il Tribunale di Milano e potrebbe comportare ulteriori sanzioni. La Procura milanese indaga anche su ipotesi di corruzione internazionale concernente "anomalie di gestione" segnalate in relazione agli impianti di Karachaganak e Kashagan in Kazakhstan. «Il possibile coinvolgimento di Eni nello scandalo di Bonny Island ha fatto scendere l’utile 2009 della società – nel settore "Ingegneria & Costruzioni – del 15,7% rispetto al 2008», spiega Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale di Banca Etica. «Come azionisti di Eni non possiamo che essere preoccupati, anche perché ci sono altre indagini in corso e la società non ha pubblicato alcuna stima su possibili sanzioni future. In caso di condanna ai sensi della legge 231, in aggiunta alle sanzioni amministrative, è applicabile la confisca del profitto del reato».
Oltre alle multe per casi di corruzione, potrebbero pesare le sanzioni per violazioni ambientali comminate dai tribunali kazaki per "eccessivo scarico di rifiuti nella regione di Karachaganak" e le emissioni di inquinanti nella regione di Atyrau, a cui si potrebbero aggiungere le multe delle autorità nigeriane per la pratica del "gas flaring".
«Chiediamo ad Eni di mettere tempestivamente a disposizione degli azionisti un rapporto che spieghi nel dettaglio gli impatti potenziali sul bilancio delle sanzioni per il possibile coinvolgimento in casi di corruzione e di violazione di norme ambientali», continua Biggeri. «La corruzione non è solo un problema etico, ma anche economico». La Fondazione Culturale Responsabilità Etica ha annunciato che si asterrà dalla votazione del bilancio.
Fondazione Culturale Responsabilità Etica
La Fondazione Culturale Responsabilità Etica è stata creata a Padova nel 2003. Fa parte del Sistema Banca Etica (www.bancaetica.it) e ha come obiettivo la promozione di reti di nuove economie sostenibili e di una nuova cultura economica e finanziaria al servizio della società e dell’ambiente. Nel 2008 la Fondazione Culturale ha acquistato azioni di Enel ed Eni per "portare la voce della società civile e dei movimenti del Sud del mondo nelle assemblee delle più importanti società italiane". Le iniziative di azionariato critico della Fondazione sono sostenute da Crbm (Campagna Riforma Banca Mondiale,www.crbm.org) e da Greenpeace Italia.  
L’azionariato critico della Fondazione Culturale: Eni
Dal 2008 la Fondazione Culturale Responsabilità Etica partecipa in modo critico alle assemblee degli azionisti di Enel e di Eni. Tra i temi che la Fondazione ha posto all’attenzione degli azionisti  e degli amministratori di Eni nel 2008 e 2009 ci sono:
– gli impatti sociali e ambientale di Eni in Kazakhstan;
– il problema del gas flaring in Nigeria;
– la presenza di Eni in paesi considerati "paradisi fiscali";
– il presunto coinvolgimento di Eni in casi di corruzione internazionale;
– i progetti di sfruttamento delle sabbie bituminose nel Congo-Brazzaville.
Su tutti i temi presentati in assemblea, la Fondazione Culturale ha avviato un dialogo con Eni, che ha iniziato a rispondere alle domande e si è dimostrata disponibile a incontrare i rappresentanti della Fondazione e della società civile. Anche se molte domande rimangono ancora aperte.

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