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Anche Nestori a sostegno di Cattolica

di admin
Intervista a Burno Nestori. Cominciamo con una domanda di scottante attualità: come vede l'attuale situazione di Cattolica? Io spero che l'attività svolta fino ad oggi dall'attuale CdA della Compagnia a favore dei soci e delle persone, possa proseguire.

Arrivano in questi momenti i dati, poco rassicuranti, della Cisl di Verona sulla crisi economica che ha travolto le imprese del territorio. Un periodo nero, che coinvolge piccoli e medi commercianti, destinati a chiusura certa se l’intervento statale non dovesse incidere e farsi mediatore con gli istituti di credito per dilazionare pagamenti ed emanare prestiti. Secondo il segretario della Cisl scaligera, Massimo Castellani, “le famiglie monoreddito che hanno perso il lavoro sono circa 5mila e vanno annoverate tra i nuovi poveri. Altre 10mila, in cui lavoravano entrambi i coniugi e uno dei due ha perso il lavoro, sono state costrette a ridurre drasticamente il loro tenore di vita". Dentro al calderone delle aziende in crisi finiscono industrie, esercizi commerciali ma anche bar, ristoranti, parrucchieri. L’eccezione però c’è. Ed è facilmente riscontrabile in Confcooperative, che, per voce del presidente Bruno Nestori “accusa in maniera molto minore il periodaccio che da un paio di anni fa chiudere i battenti alle migliori espressioni del Veneto produttivo”.
Come siete organizzati sul territorio?
Il Veneto rappresenta una delle Regioni più importanti per l’associazione cooperativa. Se a livello nazionale possiamo contare quasi 20mila società, solo nel nordest vantiamo 1458 aderenti di cui 400 a Verona, vero fiore all’occhiello della rete nazionale. Sotto il profilo degli associati in regione facciamo valere i nostri 280mila iscritti con un fatturato che sfiora i 6 miliardi di euro annui. E proprio nel Veronese i tassi d’incremento sono alti, raggiungendo i 58mila soci con ricavi che raggruppano il 60 percento del totale, attestandoci sui 4 miliardi di euro.
Quali sono i punti cardine della vostra azione?
La promozione cooperativa costituisce un filone di attività che, fin dalle origini, appartiene a quello che potremmo chiamare il “patrimonio genetico” della cooperazione. Non a caso l’impegno ad attuare un’opera di educazione alla cooperazione e di diffusione dei suoi valori è “codificato” nei “principi cooperativi”. Tra i quali è pure sancito il sostegno da offrire, attraverso la collabroazione fra cooperative, alla crescita delle cooperative già esistenti ed alla nascita di nuove. Noi ci occupiamo di tutto il sistema Verona, attivandoci sotto vari profili: sia esso quello civilistico o quello penale, legale, fiscale e di formazione imprenditoriale.
Comprenderete più settori…
Certamente. Spaziamo dall’edilizia, ai servizi, passando per il settore primario dell’agricoltura, dell’allevamento e della produzione di beni di prima necessità. Nel nostro team inoltre vantiamo il considerevole apporto degli istituti di credito cooperativo.
Anche le banche dalla vostra parte, quindi. Non tutti possono vantare un sistema integrato di queste proporzioni. Qualche giorno fa a lanciare un grido d’allarme per la crisi delle piccole e medie imprese scaligere è stata la Confcommercio. Sembra che nessuno sia in grado di aiutare i commercianti, a partire dalle banche che stringono sempre di più i tempi per i pagamenti e non concedono prestiti…
Noi abbiamo accusato la crisi in maniera molto inferiore alle altre associazioni di categoria. Proprio per la nostra natura cooperativa, quasi “familiare”. Abbiamo retto bene ma non tiriamo i cosiddetti “remi in barca”, anzi. E’ proprio questo il momento per rimboccarci le maniche e fare ancora meglio. Noi siamo più fortunati perché all’interno del mondo cooperativo gli utili si dividono così come le perdite. E se ci fosse qualche avvisaglia d’allarme interverremmo subito per circoscrivere la crisi e bloccarla sul nascere attuando forme di tutela.
Attivando magari qualche richiesta d’aiuto allo Stato?
Direi di no. Noi cerchiamo di fare tutto all’interno dell’associazione senza ricorrere ad aiuti statali.
Ma anche a voi della Confcooperativa sarà capitato di richiedere i fondi per casse integrazioni…
E’ capitato ma in misura nettamente inferiore a quanto accade in altre provincie venete. Le uniche richieste che partono da noi sono volte a sollecitare lo Stato a controllare maggiormente il settore. Già le cooperative sono soggette ad un controllo pressoché costante, poiché ogni due anni devono rendere conto alle autorità di competenza: sia sotto il profilo legale che per i rapporti societari, proprio perché tutto deve essere fatto alla luce del sole e deve rimanere in regola. La nostra organizzazione non si è mai sottratta a denunciare episodi o aziende spurie che millantavano di costituirsi come cooperative. Indagando però si scopriva che non si mantenevano nei binari sanciti per legge e così facendo manifestavano quella “concorrenza sleale” che da anni combattiamo. Aziende spurie come queste sono nocive all’associazionismo cooperativo perché lucrano e offrono prestazioni a rapporti economici minimali.
Difficoltà che esiste soprattutto nel commercio. Nel settore servizi la situazione com’è?
L’unica nota dolente è rappresentata dal rapporto con il settore pubblico. Le nostre cooperative sociali affiliate, troppo spesso ormai, sono in grave difficoltà perché le aziende a cui erogano prestazioni, soprattutto aziende ospedaliere e comuni, non approvano subito i pagamenti. E in questo modo i ritardi nel credito arrivano anche oltre i 200- 300 giorni. Situazione alquanto difficile perché la cooperativa deve comunque far fronte agli stipendi degli addetti e del personale.

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