Profumo alla resa delle Fondazioni!
di adminA Verona ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro, il futuro di generazioni ma poiché Unicredit non è mica una piccola banca , è in ballo, più in generale, l’intera struttura economica del nostro Paese. Molte piccole e piccolissime banche sono , nonostante la crisi , in buono stato. Perché siamo arrivati a questa situazione in Unicredit se i principi guida del far banca sono gli stessi per una piccola e per una grande banca. Professionalità, rispetto del risparmio e acuta valutazione del merito creditizio non vanno mai dimenticati. Ma torniamo alla cronaca. In questi giorni la stampa nazionale riprende l’ipotesi che sarebbe stata delineata da Profumo (ripresa da giornali internazionali), di lasciare se non si fa quel che lui vuole. La smentita di Profumo è arrivata a stretto giro di posta. Ma questo ciarlare non fa altro che rimembrare quel vecchio detto bancario che recita più o meno: “Quando si parla di un banchiere, è già tardi”. Ora, se questo non pare essere il caso, e, anche se, come la stampa più coinvolta nota, non è la prima volta che questo succede, perché si ritorna a parlare di ciò: probabilmente è lo stile dell’AD di Unicredit. Per Verona la questione Unicredit è di strategia, è di approccio e sostegno al tessuto economico, questi sono assetti insostituibili, mentre non è vero che Profumo è insostituibile! Anzi in tempi in cui si fa il bucato primaverile, una certa pulizia non farebbe male ad una banca che da tempo parla di riorganizzazione, ricapitalizzazione e ristrutturazione. Chiamiamo le cose come sono: come si fa a parlare di tagli al personale ( riorganizzazione), di creazione del “bancone” cancellando la presenza della banca a Verona come in altre roccaforti (ristrutturazione) e di crisi di liquidità e di mezzi ( ricapitalizzazione) mantenendo nel contempo chi ha guidato la banca al suo posto. Se così deve essere , crediamo opportuno che Profumo sia promosso ad altro incarico! Data l’esperienza fatta con gli errori di cui sopra potrebbe essere utile proporlo per il rango di consulente esterno! Sarebbe un peccato perdere la sua preziosa esperienza! E non sono le anacronistiche prese di posizione delle Fondazioni, come sempre stampa interessata recita, a peggiorare i guai della banca nel contesto mondiale, anzi. Se l’allegra finanza anglosassone, frutto di una cultura impregnata della memoria di un passato da Grande Potenza con diritto di Veto all’Onu e la bomba atomica in tasca, dovesse essere presa da esempio, un Paese come l’Italia, con debito pubblico che si trova, con la crisi mondiale finanziaria sarebbe andato a catafascio. E, invece, seppur con difficoltà, stiamo meglio di altre Nazioni. E’proprio la struttura capillare e la forza del risparmio italiano che ha impedito il crollo. La crisi , creata da molte concause, è esplosa perché i principi etici ed economici, a cui hanno attinto in molti anche tra i nostri, provenivano da scuole di pensiero distanti anni luce dai nostri. Questa struttura è un ministro dell’Economia, che non si professa economista, hanno ridotto l’impatto delle invenzioni finanziarie che parevano incrollabili e che invece si sono squagliate come la neve al sole. E’ ora che certi pensieri forti vengano rimossi. La finanza è ponte tra le attività dell’uomo e il suo benessere, e non può prescindere dai suoi difetti. Valutiamo delle proposte nuove che diano grande respiro stando con i piedi piantati per terra e sul territorio. Segue…
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