Marani: “La crisi del settore edile precipita, Ance chiede misure urgenti per il settore”

di admin
Questo il commento del Presidente di Ance Verona e VicePresidente dell'Associazione Nazionale Costruttori dopo il confronto tra i rappresentanti delle territoriali Ance a Roma.

E’ una situazione drammatica quella descritta dai presidenti delle associazioni territoriali che si sono riuniti a Roma in occasione del comitato di presidenza dell’Ance.
“Di fronte ad un evoluzione sempre più preoccupante delle crisi, chiediamo misure urgenti per l’edilizia: per la salvezza del settore, delle imprese e delle migliaia di famiglie che da esse dipendono. L’occupazione si è già ridotta dal 6% e vi sono sono altri 100mila posti di lavoro a rischio” commenta Andrea Marani, volato a Roma, per la sua carica di VicePresidente dell’Associazione Nazionale Costruttori, oltre che in rappresentanza dei costruttori veronesi.
Secondo i costruttori e’ necessario sbloccare immediatamente una situazione di stallo che coinvolge sia il mercato dei lavori pubblici che quello privato con pesanti riduzioni del fatturato e dell’occupazione, in particolare delle piccole e medie imprese che a decine stanno chiudendo in molte regioni italiane, anche con risvolti e ripercussioni sociali drammatici.
”Non vogliamo entrare a gamba tesa in una campagna elettorale, gia’ fin troppo avvelenata – ha sottolineato il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti -, ma e’ certo che dobbiamo tutelare i nostri imprenditori che da mesi ormai ci chiedono di manifestare duramente contro l’immobilismo e l’assenza di eventi concreti a sostegno del settore”.
Buzzetti ha inoltre annunciato che se nelle prossime settimane non ci saranno segnali concreti in questo senso sara’ inevitabile dare vita a massicce iniziative di protesta su tutto il territorio nazionale.
“Siamo stanchi, – ha concluso Marani – siamo esauriti e pronti a protestare in modo eclatante. Nel mondo, di fronte alla crisi, gli stati hanno avviato ampi piani di opere pubbliche e private per promuovere il settore delle costruzioni, che con il suo enorme indotto è trainante per uina buona componente del Pil. Lo diciamo da mesi, sembra che le imprese di costruzioni non esistano perché in Italia: dal 2004 al 2010, lo Stato ha tagliato il 60% delle risorse destinate alle opere pubbliche. Dicono che non ci sono fondi, non è vero, solo che non sono utilizzati o destinati male. Il 90% delle risorse non utilizzate per i Tremonti bond? Dateli alle imprese di costruzione che a loro volta li sconteranno alle banche e alle amministrazioni pubbliche, si tratta di garanzie statali, più sicure di così. Si parla tanto di edilizia antisismica: e le scuole? Sono edifici di 50-60 anni? Sono a norma?”.

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