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Enoturismo, leva strategica: oltre 3 miliardi di valore e nuove opportunità per il Veneto

di Matteo Scolari
Il primo report UniCredit-Nomisma presentato a Vinitaly evidenzia il ruolo chiave del turismo del vino per la resilienza del settore vitivinicolo. Crescita dei flussi e forte impatto sul fatturato delle cantine, mentre il Veneto si conferma protagonista nell’export di spumanti.

Verona si conferma ancora una volta il palcoscenico privilegiato per analizzare le prospettive del settore vitivinicolo italiano. In occasione di Vinitaly è stato presentato il primo report sull’enoturismo realizzato da UniCredit e Nomisma Wine Monitor, in partnership con Vinitaly e con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Città del Vino. Lo studio, condotto su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela, evidenzia come il turismo del vino rappresenti una leva strategica per la resilienza e lo sviluppo del comparto.

Nel 2025 l’enoturismo ha generato oltre 3 miliardi di euro di valore per le cantine italiane, contribuendo mediamente al 21% del fatturato aziendale. Il trend si conferma in crescita sia in termini di flussi sia di ricavi, grazie soprattutto alle imprese più strutturate, capaci di intercettare una domanda orientata verso esperienze immersive e personalizzate che vanno oltre la tradizionale visita in cantina con degustazione e vendita diretta.

Il profilo dell’enoturista è prevalentemente italiano (58%), composto principalmente da coppie e famiglie (51%) e da consumatori non esperti (58%), mentre la presenza internazionale è in costante aumento. Nonostante la diffusione dell’offerta enoturistica, permangono alcune criticità che ne limitano il pieno sviluppo, tra cui infrastrutture territoriali insufficienti, complessità autorizzative, carenza di personale specializzato e limitati incentivi.

Il report si inserisce nel quadro del quarto “Rapporto sulla competitività delle regioni del vino”, che evidenzia un contesto complesso per il settore, segnato nel 2025 da una diminuzione delle esportazioni italiane di vino del 3,6% a valore, influenzata da tensioni geopolitiche, protezionismi e svalutazione del dollaro. Anche il mercato interno mostra segnali di rallentamento, con vendite nella grande distribuzione in calo del 3% a volume, mentre crescono gli spumanti (+2,7%).

In questo scenario, il Veneto mantiene un ruolo di primo piano nel panorama nazionale. La regione registra una crescita della produzione vinicola del 6,1% e si conferma leader nell’export di spumanti, con una quota pari al 47% del totale nazionale. Tuttavia, il valore complessivo delle esportazioni venete segna una lieve flessione, superiore all’1%, principalmente a causa della riduzione delle vendite di vini rossi Dop.

Durante la tavola rotonda di presentazione, alla quale hanno partecipato esponenti di importanti realtà vitivinicole, sono state delineate le strategie per affrontare l’attuale contesto economico e geopolitico, sottolineando l’importanza di integrare l’offerta turistica con quella produttiva per rafforzare il legame tra imprese e territori.

«Il settore vitivinicolo e il turismo rappresentano un pilastro fondamentale per la competitività del Paese, soprattutto in una fase segnata da sfide climatiche e geopolitiche che richiedono visione strategica e interventi mirati», ha affermato Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit. «Con la nostra struttura di Agribusiness e l’offerta rinnovata “One4Wine”, UniCredit sostiene le imprese del comparto attraverso soluzioni dedicate a investimenti, innovazione e sostenibilità. Nel 2025 abbiamo erogato oltre 300 milioni di euro di nuovi crediti alla filiera, in crescita di oltre il 35% rispetto all’anno precedente, confermandoci come Partner affidabile per produttori e territori. Guardiamo con particolare attenzione anche allo sviluppo dell’enoturismo, una leva di valore e identità capace di generare crescita diffusa e rafforzare il legame tra imprese e comunità locali».

Sulla stessa linea Denis Pantini, Responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, che ha sottolineato: «L’enoturismo non rappresenta un «piano B», ma una strategia competitiva dai molteplici vantaggi, sia per le aziende vinicole che per i territori: disintermedia le vendite garantendo una maggior redditività alle imprese; trasforma ogni visitatore – che non compra più solo una bottiglia di vino, ma un’esperienza – in un ambasciatore del brand nel mondo; ma, soprattutto, tutela il paesaggio e garantisce un futuro alle comunità rurali, rendendo l’impresa vinicola il perno di un ecosistema turistico più ampio».

DATI IV RAPPORTO SULLA COMPETITIVITÀ DELLE REGIONI DEL VINO

• Nel 2025 le esportazioni di vino italiano sono diminuite del 3,6% a valore per tensioni geopolitiche, protezionismi, dazi USA e svalutazione del dollaro.

• In Italia le vendite in GDO calano del 3% a volume, soprattutto per fermi e frizzanti (-4%), mentre crescono gli spumanti (+2,7%). I consumi fuori casa restano deboli per orientamento al risparmio, minori visite ai ristoranti e calo del turismo domestico (-3,5%).

• Il calo dell’export ha colpito tutti i principali produttori mondiali: Francia (-4,4%), Spagna (-5,1%), Cile (-10,2%), Australia (-14,6%). Gli USA (-36%) sono stati penalizzati da ritorsioni contro i dazi.

• La produzione italiana resta stabile a 44,4 milioni di ettolitri (+0,7%) su 681 mila ettari. Crescono Trentino-Alto Adige (+15,2%), Lombardia (+11,7%), Puglia (+9,7%) e Veneto (+6,1%), mentre calano sensibilmente Toscana (-18,4%), Emilia-Romagna (-10,2%), Piemonte (-7,4%) e Sicilia (-5,8%).

• Il Piemonte mantiene un’alta quota di produzione di vini Dop (85%), dietro solo a Valle d’Aosta (86%) e Trentino-Alto Adige (88%). In coda Emilia-Romagna (19%), Molise (8%) e Puglia (5%), dove resta alta la presenza di vini generici (46% e oltre 61%).

• Negli ultimi dieci anni quasi tutte le Regioni hanno ridotto il peso dei rossi nella produzione regionale, con forti cali in Lombardia (59%→39%), Sardegna (55%→43%), Umbria (44%→34%). In Veneto (25%→16%), la coltivazione di Glera e Pinot Grigio è fortemente aumentata.

• Con consumi in crescita per spumanti e bianchi fermi, alcune Regioni sono molto sbilanciate sulla produzione di vini rossi (Abruzzo 66%, Calabria 67%, Basilicata 80%, Toscana 84%), mentre FriuliVenezia Giulia, Veneto e Trentino-Alto Adige presentano una prevalenza di bianchi e spumanti.

• Il 19% del vigneto italiano è bio, con Basilicata, Marche e Toscana sopra il 45%, mentre la Sardegna è ultima con solo il 6% di superficie vitata coltivata a biologico.

• Emilia-Romagna (25%), Puglia (20%) e Sicilia (15%) sono le maggiori esportatrici di vino sfuso. Veneto (47%), Friuli-Venezia Giulia (38%), Piemonte (34%) e Lombardia (29%) guidano l’export di spumante.

• Seppur meno vocate, diverse Regioni colgono nuove opportunità di mercato: nell’ultimo decennio l’export di spumanti cresce soprattutto al Sud (Sicilia +227%, Puglia +477%) e in Toscana (+162%).

• Il valore dell’export di vino dal Veneto cala di oltre l’1% per riduzioni sopratutto legate ai vini rossi Dop, mentre il Friuli-Venezia Giulia cresce dell’8%. Il Piemonte scende del 2,2% per il calo dell’Asti (7%), la Sicilia cresce (+1,6%) grazie ai bianchi Dop (+2,4%), la Toscana perde il 2% per il forte calo dei rossi Dop (-9,7%).

• Nel 2025 le importazioni USA di vini italiani sono calate del 13% a valore, mentre i volumi restano stabili (-0,2%). Forti cali per Asti spumante (-13,5%) e rossi siciliani (-13,1%), più contenuti per Prosecco e rossi toscani (-3,5%), in crescita i bianchi siciliani (+12,4%) e soprattutto quelli toscani (+62,2%).

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