Qualità, ospitalità e diversificazione: la visione di Tommasi Family Estates
di Matteo ScolariUna storia familiare iniziata nel 1902, giunta alla quarta generazione, oggi proiettata verso il futuro attraverso una strategia di diversificazione territoriale, investimenti nell’ospitalità e una comunicazione sempre più vicina alle nuove generazioni. In occasione della 58ª edizione di Vinitaly, abbiamo intervistato Stefano Tommasi, rappresentante di Tommasi Family Estates, per approfondire le prospettive del settore vitivinicolo e il ruolo di una delle realtà più rappresentative della Valpolicella.
Che significato ha Vinitaly per Tommasi Family Estates?
Vinitaly rappresenta uno dei momenti più importanti dell’anno. È l’occasione ideale per accogliere clienti e amici, presentare le nuove annate e condividere le novità del nostro portfolio. Quest’anno, ad esempio, porteremo alcune nuove etichette come l’Etna Rosso “Contrada” e il “Barone Rotondo” da Aglianico, testimonianza del nostro impegno nello sviluppo di progetti vitivinicoli in diversi territori italiani. È un momento di incontro e di emozione, fondamentale per rafforzare le relazioni con i partner.
La vostra azienda è presente in numerose regioni italiane. Come nasce la strategia di diversificazione territoriale?
Questa strategia nasce dalla visione della generazione che ci ha preceduto. Nel 1997, quando la quarta generazione è stata coinvolta in azienda, ci è stato chiesto quale futuro immaginassimo per la famiglia. Dalla volontà comune di proseguire l’attività è nato il cosiddetto “Progetto 1997”, che ha portato alla prima acquisizione in Maremma, a Poggio al Tufo. L’obiettivo era individuare i migliori territori vocati alla viticoltura, non solo per il loro valore enologico ma anche per le prospettive economiche e commerciali. Da lì sono seguiti investimenti a Montalcino, in Basilicata, Puglia, Oltrepò Pavese e, più recentemente, sull’Etna in Sicilia, dando vita al brand Tommasi Family Estates.
Nonostante la diversificazione, i vini della Valpolicella restano centrali. Come stanno reagendo a un mercato in evoluzione?
I vini storici della Valpolicella, come Amarone, Valpolicella e Ripasso, continuano a mantenere un mercato solido e un pubblico fidelizzato. È fondamentale però non perdere mai due elementi chiave: la qualità e la capacità di raccontare ciò che c’è dietro ogni bottiglia. Il consumatore deve percepire il sacrificio, la passione e il legame con il territorio. Questi aspetti rappresentano la vera forza dei nostri vini e ne garantiscono la continuità nel tempo.
Quanto è importante la comunicazione, soprattutto verso le nuove generazioni?
È un tema centrale. Dopo un trentennio di grande crescita, oggi il settore deve adattarsi a un nuovo contesto e uno degli aspetti fondamentali è il rapporto con i giovani. È necessario semplificare il linguaggio del vino, renderlo più accessibile e meno intimidatorio. Spesso i giovani percepiscono il vino come qualcosa di complesso e distante, mentre deve essere comunicato come un’esperienza semplice e piacevole. La cultura resta importante, ma il messaggio finale deve essere immediato: il vino è convivialità e piacere.
Le difficoltà geopolitiche ed economiche influenzano il settore. Come affrontarle?
Si tratta di dinamiche che non dipendono direttamente dalle aziende e che dobbiamo inevitabilmente subire. La chiave è prenderne atto e sviluppare strategie efficaci insieme ai partner commerciali. Vinitaly rappresenta proprio il contesto ideale per confrontarsi con clienti e distributori e individuare le soluzioni migliori per affrontare il futuro con ottimismo e spirito propositivo.
L’enoturismo e l’ospitalità rappresentano un asset strategico per il vostro sviluppo. Qual è la vostra visione?
L’ospitalità ci consente di portare i consumatori direttamente nel nostro territorio e di far vivere loro un’esperienza autentica. Investimenti come quelli realizzati a Villa Quaranta, con l’ampliamento delle camere e la creazione di nuovi spazi dedicati al benessere, vanno proprio in questa direzione. Riqualificare edifici esistenti significa non solo migliorare l’offerta turistica, ma anche valorizzare il territorio, generando un impatto positivo sull’intera comunità locale.
Sostenibilità ed ESG sono sempre più rilevanti nel settore vitivinicolo. Come si inseriscono nella vostra strategia aziendale?
La sostenibilità è un impegno concreto e doveroso. Come azienda familiare giunta alla quarta generazione, rappresentiamo già un esempio di governance sostenibile. Parallelamente, investiamo costantemente nel rispetto dell’ambiente, dalla riqualificazione delle strutture agli interventi tecnologici volti al risparmio energetico. Ci affidiamo a professionisti qualificati per garantire che ogni progetto sia coerente con i principi ESG, contribuendo così alla tutela del territorio e alla continuità aziendale.
Qual è il messaggio che desiderate trasmettere in occasione di Vinitaly?
Il messaggio è di grande positività e serenità. Nonostante le criticità che caratterizzano il contesto attuale, è fondamentale affrontare il futuro con fiducia e spirito costruttivo. Vinitaly rappresenta un’opportunità straordinaria per rafforzare le relazioni e sviluppare strategie condivise, con l’obiettivo di continuare a far crescere il settore vitivinicolo italiano.
In Evidenza
Masi, nel 2025 perdita contenuta. Rilancio con una strategia di crescita internazionale

A4 Holding, bilancio 2025 positivo: ricavi stabili a 465 milioni ed Ebitda in crescita

Export vino, Verona leader in Italia: nel 2025 raggiunti 1,2 miliardi di euro

OperaWine 2026: 150 etichette raccontano l’eccellenza del vino italiano

A Milano l’assemblea soci di Banco BPM: rinnovo dei vertici e decisioni sul bilancio 2025

Verona, boom di visitatori: 658 mila a marzo e 228 mila nel ponte di Pasqua

PMI, entra in vigore la nuova legge: più credito, incentivi e regole su recensioni online

Olio, l’oro verde che l’Italia non ha ancora imparato a raccontare

FS, 28 milioni di viaggiatori per Pasqua e ponti primaverili: potenziata l’offerta ferroviaria


