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Una storia oltremare che da 50 anni parla veronese: Tenuta delle Ripalte dell’Isola d’Elba

di Alice Martini
Un sorso che sa di mare, vento e roccia: è questa l’essenza della Tenuta delle Ripalte, dal 1976 di proprietà della famiglia Ederle, dove il vino diventa racconto di territorio.

Un viaggio nel cuore dell’Elba grazie ai profumi e alle note vinicole di Tenuta delle Ripalte, da cinquant’anni di proprietà della famiglia Ederle di Verona. Un’occasione che, a pochi giorni dall’edizione 2026 di Vinitaly, si è ripresentata al ristorante Storico Ristori di Verona, con una degustazione speciale di sette bottiglie della cantina, in un incontro di sapori e nuove sperimentazioni: Spumante Brut delle Ripalte, Vermentino delle Ripalte (2024), Rosato delle Ripalte (2024), Bianco Mediterraneo (2022), Rosso delle Ripalte (2024), Rosso Mediterraneo (2022), Aleatico Alea Ludendo (2024).

La sfida attuale della Cantina è, come racconta Carlo Ederle, «creare abbinamenti nuovi per portare il classico Aleatico oltre il concetto di fine pasto e avvicinare il mondo giovanile, mantenendo la consapevolezza della piacevolezza e convivialità del vino».

Una visita al vigneto Poggio Turco Aleatico

Il menù prescelto, a base di pesce come capesante, scampi e pesce spada, abbinati al sapore ferroso del carciofo e all’acidità del pomodoro, esaltava le caratteristiche minerali dei vini. Queste derivano dalla posizione della tenuta, all’estremità sud-orientale dell’Isola d’Elba, a Capoliveri, su suoli minerali e ben drenati, ideali per la viticoltura.

La Tenuta

Si estende per 450 ettari, di cui 18 vitati, con un’età media di 15 anni. Un terreno povero di sostanza organica ma ricco di minerali che costringe le radici ad andare in profondità, mentre l’assenza di irrigazione rappresenta una sfida che affina il carattere dei vini. La produzione annuale è di circa 60.000 bottiglie, ottenute da tre vitigni: Aleatico, Vermentino e Alicante.

La Tenuta delle Ripalte sull’Elba.

L’Aleatico, vitigno autoctono e simbolo della tradizione, esprime tutta la sua aromaticità e complessità. Originariamente destinato al passito, oggi viene reinterpretato in chiave moderna da Cavallari, anche in versione secca rosata. Attualmente esiste in tre versioni: Aleatico Rosato Secco, Spumante Brut e Passito.

Il Vermentino, coltivato a 300 metri sul livello del mare, beneficia di un’altitudine che dona freschezza e acidità. Insieme al Fiano dà vita al Bianco Mediterraneo, creato da Piermario Cavallari per celebrare mare, sole e territorio, con una produzione limitata di sole 3.000 bottiglie. Completa la linea il Rosso Mediterraneo, che esprime un equilibrio armonico tra frutto e legno.

Una storia che affonda le radici nel XIX secolo

Tutto ha inizio con Oscar Tobler, imprenditore italo-svizzero che, alla fine dell’Ottocento, rimane affascinato dalle terre selvagge dell’Elba. Inizia così a unificare le proprietà locali, fondando la prima azienda agricola commerciale dell’isola e costruendo anche la villa patronale, oggi simbolo della tenuta.

Dopo un periodo di declino e trasformazione in tenuta di caccia, nel 1976 la proprietà viene acquistata dalla famiglia Ederle, che avvia un progetto di riconversione turistico-enologica.

La svolta arriva nel 2010, quando Piero Ederle coinvolge Piermario Meletti Cavallari, figura di riferimento del panorama enologico bolgherese e fondatore di Grattamacco. Nasce così un progetto che unisce tradizione e innovazione, con il recupero dei vigneti storici e la costruzione di una cantina d’avanguardia.

Il progetto architettonico viene affidato a Tobia Scarpa, che realizza una struttura perfettamente integrata nel paesaggio. Oggi la cantina fa parte del circuito “Toscana Wine Architecture”, che riunisce 14 eccellenze enologiche firmate da grandi architetti contemporanei.

La terrazza panoramica sul Tirreno.

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