“Vita in Campagna”, la fiera che piace, cresce e racconta un nuovo stile di vita
di Matteo ScolariNon solo una fiera, ma un’esperienza completa che unisce formazione, intrattenimento e cultura del verde. Michele Schenato, event manager di “Vita in Campagna – La Fiera”, traccia un bilancio più che positivo dell’ultima edizione andata in scena lo scorso fine settimana nei padiglioni di Veronafiere, e guarda al futuro con l’obiettivo di consolidare un appuntamento capace di intercettare i grandi trend contemporanei: sostenibilità, ritorno alla natura e qualità della vita.
Schenato, che bilancio si può fare dell’ultima edizione della fiera?
È stata una bellissima edizione. Abbiamo registrato 22.000 visitatori, con una crescita del 10%, un risultato importante. Siamo passati da due a tre padiglioni, ampliando molto l’offerta. È stata una fiera di qualità, sia per gli espositori sia per i visitatori, che si sono dimostrati attenti, interessati e desiderosi di acquistare in modo consapevole.
Quali sono stati i punti di forza di questa crescita?
Siamo riusciti a coinvolgere espositori vivaisti da tutta Italia, con prodotti di nicchia e di alta qualità. Abbiamo ampliato l’offerta includendo anche soluzioni per l’arredo degli spazi esterni e un’area food selezionata, con una collettiva Slow Food molto apprezzata. Il visitatore viene in fiera proprio per confrontarsi con realtà che lavorano sulla qualità, non sulla quantità.
Che tipo di pubblico avete intercettato?
Un pubblico estremamente trasversale. Dai bambini, che possono vivere esperienze a contatto con gli animali e partecipare a laboratori, fino agli adulti e ai pensionati con la passione per l’orto. È una fiera per tutti, dai 0 ai 100 anni, e questo è uno dei suoi punti di forza.
Quanto conta il tema dello stile di vita in questo format?
È centrale. Vogliamo intercettare tutte le persone che amano la natura, la vita all’aria aperta e uno stile di vita sano. La fiera non è solo esposizione, ma anche formazione: abbiamo organizzato 180 corsi gratuiti con esperti dell’Informatore Agrario, sempre molto partecipati. C’è una forte richiesta di conoscenza per gestire orto e giardino in modo sostenibile.
La fiera è anche un’esperienza, non solo un evento espositivo…
Esatto. Abbiamo voluto creare un’esperienza a 360 gradi. Le famiglie possono trascorrere una giornata intera tra animali, laboratori e attività didattiche. Il padiglione dedicato agli animali, con oltre 1.500 presenze tra conigli, alpaca, pony e altri, è stato molto apprezzato. L’obiettivo è far vivere la natura, non solo raccontarla.
Quanto è importante il ruolo degli espositori nello sviluppo della fiera?
Fondamentale. Sono i primi promotori dell’evento. Molti partecipano fin dalla prima edizione e contribuiscono con idee e suggerimenti. È un lavoro condiviso: la fiera cresce anche grazie al confronto continuo con loro.
Che valore ha la formazione all’interno della manifestazione?
È uno dei pilastri. I corsi sono organizzati direttamente nei padiglioni, a stretto contatto con le aree espositive. Il visitatore può informarsi, confrontarsi con esperti e poi acquistare in modo più consapevole. È un approccio che unisce teoria e pratica.
Grande attenzione anche alla sostenibilità…
Sì, è un tema molto importante. Abbiamo coinvolto realtà come Acque Veronesi e AMIA, che hanno proposto attività concrete, laboratori e momenti di sensibilizzazione. Non solo presenza istituzionale, ma contenuti reali per educare i visitatori su acqua, rifiuti e compostaggio.
Quali sono le prospettive future della fiera?
Stiamo già lavorando alla prossima edizione. L’obiettivo è crescere ancora, coinvolgere sempre più aziende e diventare un punto di riferimento a livello nazionale. Crediamo molto in questo format perché intercetta un bisogno reale: rallentare, riscoprire la natura e vivere esperienze autentiche.
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