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Claudio Capitini: «La sanità veneta è un’eccellenza, ma servono alleanze»

di Matteo Scolari
Il giornalista ed esperto di sanità analizza le sfide del sistema sanitario: carenza di personale, liste d’attesa e medicina territoriale. «Serve un’alleanza tra istituzioni, professionisti e cittadini».

Vent’anni come capo ufficio stampa delle Ulss veronesi, oggi giornalista e divulgatore sui temi della salute. Claudio Capitini è tra i più profondi conoscitori della sanità del territorio e conduce anche la trasmissione “Verona Salute” su Radio Adige TV, dedicata all’innovazione medica e ai grandi temi del sistema sanitario. Nella puntata di Focus Verona Economia ha offerto una lettura lucida delle sfide che attendono la sanità veneta, tra criticità strutturali e nuove opportunità legate alla tecnologia e alla medicina territoriale.

Claudio, la sanità veneta è spesso indicata come un modello. Qual è oggi la sua situazione reale?

Il Veneto resta una realtà molto solida e preziosa nel panorama della sanità italiana. È una sorta di gemma che continua a brillare, ma questo non significa che non ci siano criticità. Le sfide sono numerose e vanno affrontate con grande lucidità. Una delle più importanti riguarda sicuramente il personale sanitario. Non si parla solo di medici, ma anche di infermieri e operatori sociosanitari, che sono fondamentali per il funzionamento di tutta la macchina sanitaria. In alcune realtà la carenza di personale sta diventando molto significativa, soprattutto nei pronto soccorso. È quindi necessario intervenire con politiche che valorizzino davvero il lavoro degli operatori sanitari e migliorino le condizioni in cui operano.

Tra i problemi più sentiti dai cittadini ci sono le liste d’attesa. Come si può affrontare questo nodo?

Le liste d’attesa restano uno dei temi più delicati. Nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni, per molte prestazioni specialistiche ed esami diagnostici i tempi sono ancora lunghi. Questo porta spesso i cittadini a rivolgersi al privato, creando una situazione che rischia di aumentare le disuguaglianze. Una delle strade possibili è quella di rafforzare il rapporto tra sanità pubblica e privata, costruendo un’alleanza che possa aiutare il sistema a rispondere meglio alla domanda di salute. Il pubblico deve rimanere il pilastro del sistema, ma il privato può rappresentare un supporto importante se inserito in un quadro di collaborazione chiaro e regolato.

Molto si parla oggi di medicina territoriale e di case della comunità. Perché questo passaggio è così importante?

Siamo davanti a quella che definisco una vera rivoluzione genetica del Servizio sanitario nazionale. Per molti anni il sistema si è concentrato soprattutto sugli ospedali, mentre oggi è sempre più evidente la necessità di rafforzare il territorio. Le case della comunità, gli ospedali di comunità e l’assistenza domiciliare rappresentano strumenti fondamentali per costruire un modello più vicino ai cittadini. Questo significa creare una maggiore armonia tra ospedale e territorio, migliorando la presa in carico globale del paziente e alleggerendo la pressione sugli ospedali. È un cambiamento culturale e organizzativo molto importante.

Tra le criticità emergenti tu citi spesso anche il tema della salute mentale. Quanto è urgente affrontarlo?

È una delle questioni più delicate e spesso meno visibili. La salute mentale sta diventando un problema sempre più rilevante, e riguarda fasce di popolazione sempre più giovani. Pensiamo agli effetti che i cambiamenti sociali, le nuove tecnologie e i social network possono avere su bambini e adolescenti. È un tema complesso, che richiede un approccio multidisciplinare e un forte investimento nei servizi dedicati. Allo stesso tempo bisogna lavorare molto anche sulla prevenzione e sull’educazione, perché la salute mentale è un elemento fondamentale del benessere complessivo della persona.

Qual è, in conclusione, la sfida più grande per la sanità dei prossimi anni?

La sfida è riuscire a mantenere l’eccellenza in un contesto di risorse sempre più limitate. La popolazione invecchia, le patologie croniche aumentano e la domanda di servizi sanitari cresce continuamente. Allo stesso tempo bisogna trovare nuove risorse e nuovi modelli organizzativi. In questo scenario diventa fondamentale costruire un’alleanza tra istituzioni, professionisti e cittadini. Il cittadino deve essere informato e consapevole, perché la sanità funziona meglio quando tutti si sentono parte dello stesso sistema. È proprio da questa alleanza che può nascere una sanità più forte e più capace di rispondere alle sfide del futuro.

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