Paolo Petralia: «Umanizzare le cure per rafforzare l’alleanza terapeutica»
di Matteo ScolariUna nuova guida per uno dei pilastri della sanità veneta. Paolo Petralia, nominato direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, arriva in riva all’Adige dopo la nomina del Presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani e dopo importanti esperienze manageriali nella sanità italiana, tra cui la direzione del Gaslini di Genova. Nelle sue prime dichiarazioni pubbliche ha posto subito l’accento su un concetto chiave: l’umanizzazione delle cure. Un approccio che non riguarda soltanto l’aspetto clinico, ma anche la qualità delle relazioni tra operatori sanitari e pazienti, elemento fondamentale per costruire una vera alleanza terapeutica.
Direttore, qual è il significato dell’umanizzazione delle cure, concetto che ha voluto sottolineare fin dal suo arrivo a Verona?
Certamente è un grande piacere ed è anche un grande onore essere a Verona, in un’azienda prestigiosa che vanta una lunga tradizione e grandi eccellenze. Il nostro compito è riuscire a tradurre questo patrimonio non solo in prestazioni sanitarie di altissimo livello, ma anche in relazioni interpersonali di qualità. Il percorso di cura, infatti, comincia prima ancora della terapia vera e propria: parte dal prendersi cura gli uni degli altri. Questo significa umanizzare non soltanto i percorsi diagnostici, terapeutici e riabilitativi, ma tutte le relazioni che si sviluppano all’interno dell’ospedale. È un elemento che può rafforzare ulteriormente il valore che i nostri professionisti esprimono ogni giorno per i cittadini e allo stesso tempo contribuisce alla loro crescita personale. Per lavorare bene c’è bisogno di motivazione, di senso di appartenenza e di un clima positivo. L’umanizzazione delle cure è quindi qualcosa di molto concreto: una sorta di energia che aiuta tutta la macchina sanitaria a funzionare meglio.
Lei ha parlato anche di armonizzazione delle relazioni tra pazienti e operatori sanitari. Quanto è centrale questo aspetto?
È un elemento fondamentale. Oggi parliamo sempre più spesso di alleanza terapeutica, perché il rapporto tra paziente e operatore sanitario non è soltanto tecnico o clinico: è un dialogo tra persone. All’interno di questa relazione continua si costruisce un percorso di cura condiviso, nel quale la comunicazione svolge un ruolo determinante. Non si tratta solo di spiegare una diagnosi o una terapia, ma di creare una relazione di fiducia che accompagni il paziente durante tutto il percorso assistenziale. Naturalmente questo si basa su solide competenze scientifiche, cliniche e organizzative, che rappresentano i prerequisiti fondamentali. Tuttavia, queste competenze possono esprimere tutto il loro valore solo se integrate con una forte dimensione relazionale. È proprio questo approccio che permette di ottenere risultati migliori per il paziente e per l’intero sistema sanitario.
Arriva da esperienze importanti, come quella al Gaslini di Genova. Con quale spirito affronta questa nuova sfida a Verona?
Con grande entusiasmo, passione e senso di responsabilità. Fin dal primo momento mi sono sentito accolto molto bene e questo è un elemento importante per iniziare un nuovo percorso. Verona è una città splendida e l’Azienda Ospedaliera Universitaria rappresenta una realtà di altissimo livello, sia dal punto di vista clinico che scientifico. Ho avuto modo di percepire subito la qualità dei professionisti che vi lavorano e il forte legame con l’Università, che rappresenta un valore aggiunto straordinario per la ricerca e la formazione. Il mio obiettivo è mettere a disposizione tutta la mia esperienza e lavorare in collaborazione con le istituzioni, con i professionisti e con il territorio. Solo attraverso una sinergia ampia e condivisa possiamo continuare a rafforzare il ruolo di Verona come punto di riferimento della sanità non solo veneta, ma anche nazionale.
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