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Nico tra le stelle, giovani che educano i giovani: dalla memoria all’impegno per la sicurezza

di Matteo Scolari
Nata per non dimenticare Nicolò Corsi, l’associazione Nico tra le stelle è oggi una realtà strutturata che parla ai giovani di sicurezza sul lavoro, amicizia e responsabilità. Luca Puttini e Ludovica Venturi raccontano un percorso che dalla tragedia ha saputo generare valore, comunità e futuro.

Un’amicizia spezzata troppo presto, un dolore che avrebbe potuto chiudersi nel silenzio e che invece si è trasformato in azione, testimonianza e impegno civico. L’associazione Nico tra le stelle nasce nel 2022 per ricordare Nicolò Corsi, scomparso tragicamente al suo primo giorno di lavoro con contratto a tempo indeterminato, e oggi coinvolge circa 35 giovani tra i 22 e i 25 anni. Dalla sicurezza sul lavoro portata nelle scuole al torneo sportivo che ogni estate riunisce centinaia di ragazzi, l’associazione ha costruito un modello di volontariato giovanile fondato sull’ascolto, sulla rete e sulla capacità di parlare ai coetanei con un linguaggio autentico. A Focus Verona Economia ne hanno parlato Luca Puttini e Ludovica Venturi.

Luca, com’è nata l’associazione Nico tra le stelle?

Siamo un’associazione nata purtroppo da un evento tragico, la scomparsa di un nostro amico, Nicolò Corsi. Da lì è nata la volontà di non dimenticarlo e di fare qualcosa di concreto. All’inizio eravamo semplicemente un gruppo di amici, poi abbiamo capito che potevamo trasformare il dolore in un messaggio utile per gli altri, soprattutto per i giovani come noi.

Qual è oggi l’attività principale dell’associazione?

Il progetto principale è quello nelle scuole, dove portiamo il tema della sicurezza sul lavoro. Siamo partiti quest’anno e sta andando molto bene: abbiamo già incontrato diversi istituti superiori della provincia di Verona e anche scuole dell’infanzia. Il messaggio arriva perché siamo giovani che parlano ai giovani. Non ci fermiamo: continueremo nella provincia e andremo anche fuori, grazie alla collaborazione con ANMIL, ad esempio in una scuola della provincia di Venezia.

Luca Puttini.

Perché avete scelto di partire proprio dai giovani?

Perché se vogliamo davvero cambiare la cultura della sicurezza sul lavoro bisogna partire dai giovani, che saranno i lavoratori di domani. Troppi infortuni avvengono perché si imitano comportamenti sbagliati visti fare da altri. Noi vogliamo dare delle basi, delle consapevolezze, partendo dalla storia di Nico, per far capire che il mondo del lavoro non è sempre sicuro come si pensa.Ludovica, chi era Nicolò per voi, prima ancora che per l’associazione?

Nicolò per molti di noi era un amico d’infanzia. Io e Luca abbiamo passato con lui gli anni delle elementari. Era un bambino allegro, sempre sorridente, uno di quelli che ti faceva ridere e che c’era sempre quando avevi bisogno. Anche crescendo, pur prendendo strade diverse, per noi è sempre rimasto una persona a cui potevi confidare tutto. Dopo la tragedia ci siamo riavvicinati come gruppo, anche per portare avanti il valore dell’amicizia e dello stare uniti di fronte a momenti così difficili.

Che ruolo ha l’amicizia nel vostro progetto?

È centrale. Il messaggio che vogliamo dare è proprio quello di unirsi, di non isolarsi, di creare comunità. Nico era questo per noi, e lo è ancora oggi attraverso l’associazione. L’amicizia è uno dei valori che cerchiamo di trasmettere in tutto quello che facciamo.

Come reagiscono gli studenti quando entrate nelle scuole?

Parlare ai giovani non è semplice, anche se hai solo qualche anno in più. Però vediamo che ci ascoltano, ci fanno domande. Con noi portiamo anche testimoni, persone che hanno subito infortuni sul lavoro o malattie professionali, grazie alla collaborazione con ANMIL. Cerchiamo di usare un linguaggio vicino ai ragazzi, di parlare la loro stessa lingua. È molto gratificante quando a fine incontro vengono a ringraziarci e ci dicono che li abbiamo toccati, che abbiamo lasciato qualcosa».

Ludovica Venturi.

Luca, il torneo Nico tra le stelle è diventato un appuntamento fisso: com’è nato?

Il torneo è stata l’iniziativa che ha dato un po’ l’incipit a tutto. Siamo arrivati alla terza edizione e lo organizziamo a Stallavena, in collaborazione con il Comune di Grezzana e la società sportiva Real GrezzanaLugo. È pensato come un momento di aggregazione, una festa. Vogliamo che prevalgano il sorriso, la felicità, la spensieratezza: questo era Nico e questo è ciò che vogliamo lasciare di lui».

Ludovica, perché il torneo si svolge a luglio?

Perché il compleanno di Nicolò cade il 14 luglio. Il torneo nasce proprio in quei giorni per ricordarlo. C’è sempre un momento dedicato a lui, in cui ci fermiamo, portiamo la torta, stiamo insieme e lo ricordiamo. È un momento molto importante per noi e anche per la sua famiglia, che spesso è presente e ci sostiene.

Quanto conta il lavoro di rete per l’associazione?

Conta tantissimo. Lavoriamo con e per la comunità. Abbiamo collaborazioni con il gruppo Alpini, con cui abbiamo organizzato cene e un corso per l’uso del defibrillatore, con l’associazione La Corteccia, che si occupa anche di sport per ragazzi con disabilità, con cui abbiamo vinto un bando del Comune di Verona. E poi con ANMIL, che ci accompagna da sempre nel progetto scuole».

Luca, avete recentemente raggiunto un traguardo importante: l’iscrizione al RUNTS. Cosa significa?

È un passaggio fondamentale. Ora siamo ufficialmente iscritti al RUNTS e questo ci permette di andare avanti con ancora più forza e serietà.

E’ così Ludovica?

All’inizio eravamo un gruppo informale. Abbiamo scelto di diventare associazione perché volevamo dare solidità a quello che stavamo costruendo, pensare a una progettualità futura e fare in modo che questo impegno possa durare nel tempo e continuare a dare frutti.

Che futuro immaginate per Nico tra le stelle?

Vogliamo continuare a portare avanti il messaggio di Nicolò, parlare di sicurezza, di amicizia, di responsabilità. Speriamo di trasmettere a sempre più persone chi era Nico e quanto può essere importante, anche da una tragedia, costruire qualcosa di buono per gli altri.

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