Costruzioni Ruffo Srl: settant’anni di lavoro, valori e bellezza
di Matteo ScolariDalla ricostruzione dell’Italia del dopoguerra ai cantieri dell’edilizia contemporanea. Costruzioni Ruffo SRL celebra settant’anni di attività e lo fa attraverso il racconto di chi questa storia l’ha vissuta dall’interno: Antonio Ruffo, titolare dell’azienda, ed Enrico Ruffo, presidente e rappresentante della terza generazione. Un percorso fatto di sacrificio, valori familiari, serietà professionale e attenzione costante alla qualità del costruire.
Antonio, partiamo dalle origini: l’azienda nasce nel 1955 grazie a suo padre Nello e a sua madre Angelina, nel clima della ricostruzione del dopoguerra.
Papà, prima di mettersi in proprio, aveva fatto esperienza come cottimista a Milano per tre o quattro anni. Poi è tornato a Colognola ai Colli dove, insieme a mia mamma Angelina, nel 1955 ha iniziato a lavorare in proprio. Con le sue mani, con la sua visione e con tanto lavoro duro, perché allora si operava solo di braccia e c’erano pochissime attrezzature, si è rialzato ogni volta che serviva ed è partito con dignità. A noi figli ha insegnato che la dignità passa dal fare e non dal dire.
I valori trasmessi dai vostri genitori sono ancora oggi un patrimonio dell’azienda.
Sì. Io e mio fratello Arnaldo siamo entrati intorno al 1972. Lui si occupava più direttamente dei cantieri, io seguivo la parte più tecnica. Oggi sono qui come figlio, come padre, come nonno, ma soprattutto come uomo che ha ricevuto tanto e vuole restituire.
Enrico, la terza generazione entra in azienda molto giovane.
Sì, entriamo ufficialmente nel 2005, prima io e mio cugino Federico, anche se in realtà ufficiosamente entravamo già da qualche anno insieme anche a Riccardo e Daniele. Le mie sorelle sono Claudia ed Elena. Siamo entrati progressivamente in base all’età. All’inizio partivamo dal cantiere con i piccoli lavori di pulizia e di manualità per crescere e poi, in base alla meritocrazia, cercare di sudarci un posto sempre più in alto.
Vi siete trovati a proseguire un’attività con già cinquant’anni di storia alle spalle.
Sì, è una responsabilità importante perché entri dopo cinquant’anni di azienda che aveva già rapporti, relazioni e una lunga serie di lavori realizzati dal nonno e poi da mio papà e da mio zio. Mantenere e continuare questa storia è una grande responsabilità, ma anche un grande orgoglio.
Antonio, c’è un episodio legato ai suoi primi passi nell’immobiliare che l’ha segnata molto.
A suo tempo non ritenevo giusto fare lavori fatti bene a qualsiasi prezzo. Per una questione di qualità ho avuto l’idea, a 19 anni, di costringere mio papà a comprare un lotto a Illasi. La sera dopo il lavoro andavo in uno studio da amici tecnici a progettare i primi quattro appartamenti. Dovevano piacermi esteticamente ed essere funzionali, perché si stava passando da famiglie numerose a famiglie da quattro o cinque persone. Quei primi quattro appartamenti mi diedero una grandissima soddisfazione.
In settant’anni vi siete costruiti una reputazione di assoluta serietà.
Noi abbiamo sempre tenuto il nostro cognome davanti a tutto. Fino a quasi 55 anni non ho mai saputo cosa fosse un avvocato. Se c’era qualcosa che non andava, la sistemavamo noi. Il cliente diventava un amico e portava altri clienti. Non capisco quelle società che nascono con nomi strani: io metto il mio nome, rispondo se c’è qualcosa che non va e ne vado fiero.
Enrico, oggi siete attivi su più fronti.
Oggi abbiamo 16 cantieri aperti, tre nello sviluppo immobiliare seguiti da mio papà, mentre gli altri sono industriali e commerciali. Dal 2026 abbiamo l’idea di entrare anche nel pubblico, che consideriamo una copertura nei momenti di stallo economico. Abbiamo una responsabilità verso le 60 famiglie dei nostri dipendenti e non possiamo permetterci di sbagliare.
I lavoratori sono un punto centrale per voi.
I dipendenti vengono prima di tutto. A volte ce lo fanno pesare anche in famiglia (ride, ndr). Per noi sono il valore più importante. Puntiamo molto sulla formazione, sulla sicurezza e premiamo la meritocrazia, non il cognome o il titolo di studio.
Il tema della sicurezza oggi è sempre più centrale.
Sicurezza e velocità spesso non vanno d’accordo. I clienti chiedono tempi strettissimi, ma noi non possiamo lesinare sulla sicurezza. La formazione è costante, così come il monitoraggio nei cantieri. Se il lavoro è programmato bene, tutto viene gestito al meglio.
Antonio, oggi segue in prima persona anche lo sviluppo immobiliare.
Le valutazioni iniziali delle operazioni le prendo in mano io, sempre condividendole con i ragazzi. Puntiamo sempre di più sulle location in città. A Verona c’è molto da fare, anche sul patrimonio storico. Un esempio è Villa Giusti in via Carducci: restituire bellezza alla città è una grande soddisfazione.
Non solo ritorno economico, quindi.
No, perché il nostro lavoro è anche creare il bello. Ti dà la gioia di aver fatto qualcosa di bello, non solo di aver guadagnato.
Enrico, questa passione vi è stata trasmessa pienamente.
Sì, in azienda viene sempre prima il lavoro ben fatto. Papà è molto puntiglioso. Lavoriamo molto per passaparola: se lavori bene, poi il lavoro torna.
E’ così Antonio?
Come diceva papà: le persone passano, ma l’opera resta.
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