La bolletta sotto la lente: gli elettrodomestici che consumano di più
di RedazioneLa gestione della spesa energetica domestica richiede una costante consapevolezza di dove si annidano i consumi maggiori. La bolletta elettrica non è un mistero, ma il risultato di abitudini e, soprattutto, di decisioni tecnologiche. Sebbene l’attenzione si concentri spesso sugli apparecchi elettronici più visibili, i veri “energivori” domestici operano nell’ombra o sfruttano il principio termico. Il dibattito sull’efficienza è sempre attuale, e investire in un acquisto di una pompa di calore è oggi una delle decisioni più significative in tal senso.
Il principio del calore: l’incidenza delle resistenze
La categoria di elettrodomestici che incide maggiormente sul picco di potenza assorbita è quella che utilizza resistenze elettriche per generare calore. L’attivazione di questi elementi richiede un elevato assorbimento di kilowatt, rendendoli i principali responsabili del classico “scatto” del contatore. Rientrano in questa casistica il piano cottura a induzione, il cui assorbimento può superare i 3 kW quando più fuochi sono attivi, e gli apparecchi dedicati al lavaggio, come la lavastoviglie e la lavatrice, il cui consumo maggiore è legato al riscaldamento dell’acqua. Anche il forno elettrico, sebbene isolato termicamente, contribuisce in modo significativo al carico di potenza, specialmente quando viene utilizzato per lunghi periodi.
I consumi invisibili: l’operatività h24
Se il calore domina i picchi di potenza, i consumi più consistenti in termini di energia (kWh totali) sono generati dagli apparecchi che non si spengono mai. Il frigorifero e il congelatore, operando ininterrottamente 24 ore su 24, sono responsabili di una quota fissa importante della bolletta.
La differenza tra un modello vecchio (classe F o G) e uno moderno (classe A o B) è abissale. Un frigorifero di vecchia generazione può consumare oltre 400 kWh all’anno, mentre un modello recente equivalente può scendere sotto i 150 kWh. Per questo, l’analisi dell’etichetta energetica è un gesto di consapevolezza non indifferente. Allo stesso modo, apparecchi che rimangono costantemente in stand-by (come decoder TV, console o stampanti) contribuiscono, seppure con assorbimenti minimi, a un consumo “vampiro” che, sommato, può arrivare a rappresentare diverse decine di euro all’anno.
I sistemi di climatizzazione: la variabile maggiore
La climatizzazione (riscaldamento e raffrescamento) rappresenta la variabile più significativa e spesso il consumo più alto della casa, specialmente se l’abitazione non è ben isolata. In questo ambito, l’efficienza è misurata dal COP e dall’EER. L’uso di sistemi datati (come vecchi climatizzatori o termoconvettori elettrici) genera un dispendio enorme.
L’adozione di una moderna pompa di calore consente un salto di qualità. Questa tecnologia, pur consumando elettricità, non produce calore, ma lo sposta dall’esterno all’interno (o viceversa) in modo molto efficiente. Un sistema a pompa di calore può produrre fino a 4-5 kW di energia termica consumando solo 1 kW di elettricità, riducendo drasticamente il costo finale rispetto all’uso diretto di una resistenza elettrica, che ha un rendimento di 1:1.
La gestione intelligente: ridurre l’impatto
Navigare questi consumi richiede consapevolezza. È fondamentale concentrare l’uso degli elettrodomestici energivori (lavatrice, lavastoviglie) in orari diversi per evitare il superamento del limite di potenza. Inoltre, l’utilizzo di smart plug e timer può aiutare a eliminare il consumo in stand-by e a sfruttare le fasce orarie in cui l’energia costa meno. L’investimento in elettrodomestici in classe di efficienza alta, sebbene più costoso all’acquisto, si configura come il metodo più sicuro per abbattere i costi nel lungo periodo, agendo direttamente sulla quantità di kWh richiesti.
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