Marta Ugolini: «Le Olimpiadi ci spingono a rendere Verona una città più accogliente»
di Matteo ScolariVerona sarà tra le protagoniste dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, ospitando la cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici e l’apertura dei Giochi Paralimpici. Un momento simbolico di enorme visibilità internazionale, che porta con sé entusiasmo, ma anche la responsabilità di mostrarsi all’altezza delle aspettative globali.
Marta Ugolini, assessora alla Cultura e al Turismo del Comune di Verona, sottolinea come l’appuntamento olimpico debba essere vissuto come una spinta al miglioramento permanente, un’occasione per fare rete e per pensare la città come sistema integrato di cultura, turismo e qualità della vita.
Assessora, Verona sarà protagonista di due momenti chiave dei Giochi 2026. Cosa rappresenta per la città questo riconoscimento?
È un onore straordinario, ma anche una grande responsabilità collettiva. Verona è una città che ha sempre saputo raccontarsi, ma le Olimpiadi ci chiedono di farlo in modo ancora più consapevole, coordinato e aperto al mondo.
Dobbiamo saper mostrare il volto migliore della città, non solo nei suoi luoghi iconici come l’Arena o il centro storico, ma anche nella qualità dei servizi, nell’accoglienza e nell’attenzione verso chi arriva da Paesi e culture diverse. È un momento che ci spinge a riflettere su come ci presentiamo e come comunichiamo: non basta avere bellezza, serve anche saperla raccontare con coerenza e autenticità.
Su quali priorità state lavorando in vista delle Olimpiadi?
Uno degli aspetti più importanti è certamente l’accessibilità, intesa nel senso più ampio del termine. Significa garantire una città fruibile da tutti, dalle persone con disabilità ai visitatori anziani, dalle famiglie con bambini a chi arriva per la prima volta e deve potersi orientare facilmente.
Stiamo intervenendo su diversi fronti: miglioramento della segnaletica, ampliamento delle informazioni multilingue, percorsi di digitalizzazione dei servizi per facilitare la prenotazione e la fruizione dei contenuti culturali.
Ma accessibilità significa anche accoglienza umana: la capacità di far sentire tutti benvenuti, di rispondere con gentilezza, di essere preparati. È una dimensione culturale prima ancora che logistica.
Le Olimpiadi possono essere anche un’occasione per unire turismo e cultura?
Assolutamente sì. Io credo che turismo e cultura siano due facce della stessa medaglia: l’uno alimenta l’altra. Chi visita Verona non viene solo per vedere un monumento, ma per vivere un’esperienza estetica, umana e sociale.
Per questo stiamo lavorando a un turismo che non si limiti alla visita, ma che diventi un incontro con la città e con chi la abita. Le Olimpiadi possono aiutarci a consolidare questa visione, spingendoci a proporre eventi diffusi, percorsi tematici, esperienze culturali integrate con lo sport e con la storia del territorio. È un modo per ampliare il racconto di Verona, rendendolo più inclusivo e contemporaneo.
Come si costruisce, in concreto, un’accoglienza condivisa?
Attraverso la rete. Nessuna istituzione, da sola, può rappresentare davvero la città. Stiamo lavorando con Fondazione Milano Cortina, ma anche con Federalberghi, Destination Verona & Garda Foundation, la Camera di Commercio e molte altre realtà per creare un sistema coeso di promozione e accoglienza.
È un percorso fatto di incontri, ascolto e collaborazione quotidiana. L’obiettivo è che ogni attore — dagli albergatori ai ristoratori, dai commercianti alle guide turistiche, dai tassisti ai cittadini — senta di far parte di un progetto comune.
Le Olimpiadi sono un evento globale, ma il successo dipenderà da come Verona saprà accogliere, in modo coordinato e riconoscibile, ogni singolo visitatore.
Che tipo di “legacy” vorrebbe restasse dopo le Olimpiadi?
Vorrei che restasse una cultura dell’accoglienza consapevole. Spesso si pensa alla “legacy” come a un’infrastruttura o a un’opera pubblica, ma io credo che la vera eredità debba essere una mentalità condivisa: quella di una città che funziona bene per chi la visita perché funziona bene, prima di tutto, per chi ci vive.
Le Olimpiadi ci offrono una straordinaria opportunità di sperimentare, di collaborare, di migliorare. Ma dovranno lasciarci un modo nuovo di pensare il turismo: sostenibile, rispettoso, accessibile e umano. Se riusciremo a costruire questo atteggiamento collettivo, allora avremo davvero trasformato un grande evento in un cambiamento duraturo.
Che città immagina di mostrare al mondo nel 2026?
Immagino una Verona orgogliosa di sé, aperta e consapevole, che sa accogliere senza improvvisare. Una città dove la bellezza non è solo nei luoghi ma anche nei comportamenti, dove la cura del dettaglio diventa linguaggio comune.
Le Olimpiadi sono un’occasione straordinaria per crescere, ma la sfida vera sarà quella di continuare a crescere anche dopo. Voglio che Verona resti viva, curiosa e accogliente ogni giorno, non solo nei momenti in cui il mondo la guarda.
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