Alessandro Tapparini: «Verona punti sul turismo congressuale e su una crescita equilibrata»
di Matteo ScolariIl turismo a Verona e in provincia chiude il 2025 con dati solidi e una domanda internazionale in crescita. L’Arena, gli eventi culturali e la qualità dell’offerta alberghiera continuano ad attrarre visitatori da tutto il mondo. Con Alessandro Tapparini, vicepresidente di Federalberghi Verona e provincia, abbiamo approfondito i risultati della stagione, i cambiamenti del mercato e le nuove sfide di sostenibilità, tra la gestione dei costi, il personale e il dibattito sull’imposta di soggiorno.
Vicepresidente, che bilancio possiamo tracciare per la stagione turistica 2025 a Verona e in provincia?
È stata una stagione molto positiva. Siamo in linea con i risultati del 2024, che era già stato un anno eccellente, quindi mantenerne l’andamento è un segnale incoraggiante. Durante l’alta stagione il tasso medio di occupazione ha superato il 70% in provincia e in città è arrivato oltre il 90%. Oggi non si raggiunge più una saturazione totale perché l’offerta di camere è enorme, considerando anche la ricettività extra-alberghiera. Un dato interessante riguarda la durata media dei soggiorni, che ha superato le tre notti. Gran parte dei turisti estivi è attratta dal Festival lirico, ma si sta diffondendo anche l’idea di Verona come base per escursioni verso Venezia o altre città: un potenziale che dobbiamo valorizzare.
Verona sembra aver trovato un equilibrio tra turismo di massa e turismo di qualità. Come lo descriverebbe?
Mi piace citare una frase del direttore della Fondazione Destination Verona Garda, Luca Caputo, che dice: “L’economia del turismo è l’economia del caos”. I flussi non si possono programmare come quelli migratori: il nostro compito è orientarli nel modo giusto, cercando di attrarre un turismo sostenibile, che non stressi la città e porti valore al territorio. Il turismo dei gitanti giornalieri, che arrivano e ripartono in poche ore, è quello meno utile per la comunità. Noi crediamo molto invece nel turismo congressuale e dei meeting, perché genera pernottamenti programmabili, ospiti con buona capacità di spesa e impatto contenuto sulla città. È il segmento su cui puntare con decisione.
Come si presenta la stagione invernale e quali prospettive ci sono in vista delle Olimpiadi 2026?
Il periodo natalizio è naturalmente bassa stagione per Verona, con flussi e prezzi più contenuti. È una fase che serve a garantire continuità alle strutture aperte tutto l’anno. Verona, in quei mesi, è spesso tappa di passaggio per chi si dirige verso le Dolomiti, quindi la promozione deve convincere i viaggiatori a fermarsi almeno una notte, magari con eventi che rendano interessante una sosta. I mercatini di Natale e le iniziative legate alle festività aiutano, anche se generano soprattutto turismo giornaliero. Quest’anno, però, l’avvicinarsi delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 introduce un elemento di novità e di visibilità straordinaria per la città.
Negli ultimi anni è esplosa la crescita delle locazioni turistiche: come la giudicate?
Il numero delle strutture extra-alberghiere è cresciuto enormemente, da poche decine a oltre 3000 unità. Come Federalberghi non vediamo un problema nel dato in sé, perché sono aumentati anche i flussi complessivi. La criticità nasce dalla mancanza di una normativa urbanistica chiara. Il punto non è quanti posti letto ci siano, ma dove sono: la maggior parte degli appartamenti turistici è concentrata nel centro storico, mentre gli alberghi, per vincoli regolatori, sono distribuiti altrove. Questo genera squilibrio: il centro si satura, i prezzi crescono e la provincia viene penalizzata. Serve una regolamentazione che mantenga equilibrio tra aree e garantisca sostenibilità al sistema.
Parliamo dei costi di gestione e del personale, due temi molto sentiti dagli albergatori.
L’aumento dei costi energetici e del personale è un problema strutturale. Anche quando l’inflazione rallenta, gli incrementi restano consolidati. Ci siamo salvati grazie all’aumento dei flussi esteri, che hanno consentito di mantenere tariffe più alte, anche se non sempre sufficienti a compensare gli aumenti. I margini si sono ridotti, ma non si può tagliare sulla qualità dei servizi: sono la nostra identità.
La questione del personale è altrettanto seria. Mancano lavoratori stagionali e il costo degli alloggi è esploso, rendendo difficile ospitare chi viene da fuori. Le strutture più grandi dispongono di foresterie, ma per gli hotel cittadini è una sfida continua. A lungo termine peserà anche il declino demografico: ci sono sempre meno giovani disponibili, e la sostituzione del personale esperto sarà un tema cruciale nei prossimi anni.
Il vostro presidente, Maurizio Russo, ha sottolineato l’importanza di sicurezza e decoro urbano. Quanto pesano sulla reputazione turistica di Verona?
Sono fondamentali. La percezione di sicurezza è uno dei criteri principali con cui un turista sceglie la destinazione. Per questo Federalberghi, in più città, ha proposto di destinare parte dell’imposta di soggiorno alla sicurezza, ma la normativa attuale non lo consente facilmente. Verona, non essendo città metropolitana, ha vincoli di bilancio rigidi. Tuttavia, investire su ordine e decoro urbano è una priorità assoluta: più la città è curata e sicura, più è attrattiva.
Sul tema imposta di soggiorno avete espresso un netto no all’aumento previsto in occasione delle Olimpiadi.
Sì, perché sarebbe inopportuno e ingiustificato. L’imposta è già stata aumentata un anno e mezzo fa; portarla da cinque a dodici euro a notte sarebbe eccessivo. Inoltre, la normativa prevede che parte del gettito aggiuntivo finisca allo Stato centrale, non ai Comuni, quindi non avrebbe reali benefici per il territorio. Le Olimpiadi, per Verona, saranno soprattutto una vetrina internazionale: ospiteremo solo le cerimonie inaugurale e di chiusura, ma avranno un impatto mediatico enorme. È importante che a rappresentare la città ci siano i suoi simboli, come l’Arena e il Festival lirico, autentici ambasciatori nel mondo.
Un’ultima domanda: a marzo 2026 tornerà la Giornata dell’Albergatore. Quale valore ha questo appuntamento per voi?
È un evento molto importante, su cui stiamo già lavorando. La Giornata dell’Albergatore è un momento di confronto tra chi opera nel settore e le istituzioni. Non è solo un’iniziativa associativa, ma un’occasione per far dialogare albergatori, fornitori, amministratori e tutti gli attori del turismo. In un periodo in cui si stanno finalmente concretizzando nuove infrastrutture, come il Convention Bureau, è essenziale parlarsi di più, collaborare e condividere strategie. Solo così potremo mantenere Verona competitiva e accogliente anche negli anni a venire.
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