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Energia, l’Italia alla prova della transizione: tra rendite, comunità e grandi investimenti

di Matteo Scolari
La ventunesima edizione della Settimana veronese della finanza ha acceso i riflettori su un tema che riguarda imprese, famiglie e territori: il futuro dell’energia. In studio, manager e amministratori hanno delineato un quadro complesso, fatto di apparente stabilità, fragilità strutturali e grandi opportunità ancora da cogliere.

La seconda puntata della ventunesima edizione della Settimana veronese della finanza ha acceso i riflettori su un tema che riguarda imprese, famiglie e territori: il futuro dell’energia. In studio, manager e amministratori hanno delineato un quadro complesso, fatto di apparente stabilità, fragilità strutturali e grandi opportunità ancora da cogliere.

La stabilità che non basta

Ad aprire il confronto è stato Federico Testa, presidente di AGSM AIM, con un’osservazione netta: i mercati delle materie prime oggi sono “sostanzialmente stabili”, ma i benefici non arrivano ai consumatori perché il sistema è bloccato da concessioni e rendite. “In Veneto – ha ricordato – 32 grandi derivazioni idroelettriche su 34 sono in mano a un solo soggetto da sessant’anni, con margini che finiscono a fondi internazionali e non ai territori”. Un’anomalia che penalizza soprattutto le piccole imprese, costrette a pagare l’energia più dei grandi gruppi.

Federico Testa, presidente di Agsm Aim.
Federico Testa, presidente di Agsm Aim.

L’Europa fragile e senza certezze

La fragilità della stabilità è stata sottolineata anche da Filippo Randazzo, presidente di Unicoge: “L’Europa è cresciuta grazie a pipeline che garantivano gas a basso costo. Quel sistema è crollato: oggi dipendiamo dal GNL via nave, con costi diversi e più rischi”. Da qui la critica a un continente che non ha saputo pianificare: “Abbiamo fermato il nucleare con due referendum, mentre la Francia ha continuato e oggi ha maggiore indipendenza”. Una debolezza che rende l’Europa esposta a ogni oscillazione geopolitica.

Filippo Randazzo, presidente di Unicoge.

Le rinnovabili come stabilizzatori

A portare un punto di vista più ottimista è stato Sandro Bosso, amministratore delegato di Dolomiti Energia. Per lui la stabilizzazione dei prezzi è legata proprio alla crescita delle fonti rinnovabili, che “indipendenti dal gas e dalle tensioni internazionali, riducono la volatilità del mercato elettrico”. L’Italia, però, resta indietro: “Siamo tra gli ultimi Paesi in Europa per quota di rinnovabili”.

Sandro Bosso, amministratore delegato Dolomiti Energia.

L’energia dal basso

Un approccio diverso è quello di Gabriele Nicolis, amministratore delegato di ForGreen Spa SB, che ha raccontato il modello delle cooperative fotovoltaiche e delle comunità energetiche: oltre 25 milioni di investimenti e migliaia di consumatori coinvolti. “Abbiamo dimostrato – ha detto – che la produzione condivisa garantisce stabilità anche nei momenti di crisi. Il problema non sono le idee, ma i colli di bottiglia: tempi di allaccio di tre anni rendono impossibili molti progetti”. Per Nicolis la transizione deve essere partecipata, culturale oltre che tecnologica: “Il consumatore deve diventare protagonista”.

Gabriele Nicolis, amministratore delegato ForGreen SB
Gabriele Nicolis, amministratore delegato ForGreen SB

Il punto di vista territoriale

Dal fronte delle utility locali è arrivata la voce di Loriano Tommelleri, amministratore unico di Lupatotina Gas e Luce: “I prezzi oggi sono stabili e le previsioni confermano questa tendenza. Ma restano condizionati dalle dinamiche geopolitiche”. Tommelleri ha sottolineato anche un tema spesso trascurato: l’importanza di mantenere sportelli fisici sul territorio, perché “per molte persone il contatto umano resta un punto di riferimento, al di là delle app digitali”.

Loriano Tomelleri, amministratore unico Lupatotina Gas e Luce.

Il valore sociale delle CER

Il tema sociale è stato ripreso da Giuseppe Biasi, presidente della comunità energetica Vera: “Una CER non è a scopo di lucro: deve avere un impatto ambientale, economico e sociale sul territorio. Una parte delle risorse viene destinata a progetti locali, dagli ospedali alle famiglie più fragili”. Un modo per trasformare la transizione in leva di solidarietà oltre che di sostenibilità.

Giuseppe Biasi, presidente di Vera CER.

Dimensione e investimenti

Sul fronte industriale, Luca De Rosa, presidente di Global Power Spa, ha riportato il discorso alla scala degli investimenti: “Il nostro è un settore capital intensive. Servono risorse ingenti per nuovi impianti, ma le banche oggi faticano a finanziare per paura della volatilità”. Secondo De Rosa, il mercato con 700 operatori è destinato a razionalizzarsi: “Non servono centinaia di micro-soggetti. Ci sarà una concentrazione verso poche decine di operatori robusti, capaci di garantire servizi e sostenere gli investimenti necessari”.

Luca De Rosa, presidente Global Power Spa.

Le sfide davanti a noi

Dalle voci emerse in studio appare chiaro che l’Italia vive un paradosso: da un lato prezzi relativamente stabili e un’accelerazione tecnologica sulle rinnovabili, dall’altro colli di bottiglia infrastrutturali, rendite di posizione e frammentazione del mercato.

La transizione energetica non è più un tema da convegni, ma una questione di competitività industriale e di giustizia sociale. Senza reti adeguate, senza regole eque, senza un piano di lungo periodo, rischiamo di perdere l’occasione di diventare più indipendenti, sostenibili e resilienti.

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