Mirko Pizzolato: «Serve programmazione e innovazione per rafforzare le cooperative»
di Matteo ScolariDurante la Settimana Veronese della Finanza 2025, Mirko Pizzolato ha approfondito il ruolo delle cooperative venete nel contesto economico attuale. In collegamento con il tavolo sulle associazioni di categoria e i sindacati, ha illustrato come le cooperative possano affrontare le sfide di incertezza economica, ricambio generazionale e accesso al credito, valorizzando al contempo innovazione e sostenibilità.
Direttore Pizzolato, come sta vivendo il mondo cooperativo in Veneto in questo periodo di incertezza economica?
Apro con una battuta: raramente ho visto le associazioni di categoria dire tutte la stessa cosa, ma purtroppo oggi siamo allineati. Il quadro è complesso: le cooperative, come tutte le imprese, affrontano crisi internazionali, difficoltà di mercato e rincari dei costi. Tuttavia, abbiamo strumenti specifici: stiamo supportando le imprese nell’accesso al credito, stimolando le start-up e accompagnando i processi di innovazione.
Quali sono le criticità più evidenti nel contesto cooperativo?
Una criticità riguarda la crescita delle start-up: in Veneto abbiamo registrato un crollo verticale delle nuove imprese rispetto al passato, nonostante la vocazione imprenditoriale della regione. Senza certezze sul futuro e programmazione, fare impresa diventa difficile. Inoltre, le cooperative sociali operano in un contesto delicato: bilanci regionali limitati e costi elevati rischiano di rendere meno attrattivo il territorio per nuovi investimenti e occupazione.
Quali strumenti avete messo in campo per rispondere a queste sfide?
Abbiamo chiuso recentemente un bando destinato alle start-up, con una quindicina di progetti partecipanti. Stiamo inoltre promuovendo iniziative innovative come le comunità energetiche rinnovabili (CER), che collegano imprese e famiglie per creare economie di scala, ridurre i costi e sostenere lo sviluppo nelle aree a rischio spopolamento. Questi strumenti sono anche una risposta concreta al problema demografico e al calo di attrattività del territorio.
Legacoop Veneto si occupa anche del ricambio generazionale. Quali modelli avete sviluppato?
Abbiamo introdotto progetti come il Workers Buyout, che permette ai dipendenti di rilevare cooperative o microimprese dove l’imprenditore esce, garantendo continuità produttiva e competenze interne. Collaboriamo con sindacati e istituzioni per facilitare transizioni generazionali e inserimento di giovani, sia italiani sia stranieri, nel tessuto cooperativo, valorizzando al contempo i lavoratori senior e la loro esperienza.
Che ruolo ha la programmazione nella gestione delle cooperative?
Tutto si riduce alla programmazione: dobbiamo tenere insieme le politiche aziendali, l’innovazione, la formazione e i rapporti con istituzioni e associazioni. Senza visione di medio-lungo termine, qualsiasi azione rischia di avere risultati limitati o frammentari. Le cooperative devono agire con rete, collaborazione e progetti concreti per affrontare l’incertezza e rafforzare il loro ruolo nell’economia veneta.
Qual è il messaggio principale per i giovani e per le imprese?
Serve coraggio, responsabilità e collaborazione. I giovani devono essere attratti dal territorio e dalle opportunità professionali; le cooperative devono continuare a innovare e a offrire percorsi di crescita sostenibile. Solo così si potrà garantire sviluppo economico, coesione sociale e resilienza del sistema cooperativo veneto.
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