Oltre trenta lavoratori somministrati a rischio presso Prefettura e Questura di Verona
di Matteo ScolariSono oltre trenta i lavoratori somministrati in forza alla Prefettura e alla Questura di Verona che rischiano il posto di lavoro, a causa di un ricorso presentato dalle agenzie per il lavoro Adecco e Randstad al TAR, volto a chiedere la nullità della proroga tecnica dei contratti in essere.
La notizia ha scatenato forte preoccupazione tra i sindacati e in particolare nella Felsa CISL di Verona, che ha subito avviato un percorso di mobilitazione per difendere i posti di lavoro e denunciare le gravi ricadute sociali che questa decisione potrebbe comportare. Le agenzie interessate, infatti, non hanno espresso disponibilità a ritirare il ricorso, scegliendo una linea che mette in discussione la stabilità occupazionale di personale impiegato in un ambito delicatissimo come quello dei servizi per l’immigrazione.

Chiara Abbati, segretaria della Felsa CISL di Verona, ha dichiarato: «I lavoratori e le lavoratrici sono stati assunti per far fronte a un’emergenza che è ormai diventata strutturale, senza mai trovare una soluzione definitiva per garantire stabilità e continuità del servizio. A ciò si aggiunge l’avidità delle agenzie, interessate unicamente al profitto, che non si preoccupano delle conseguenze sociali nel caso in cui il TAR dovesse accogliere il ricorso».

Per rispondere alla situazione, la CISL ha messo in campo una serie di iniziative concrete. Saranno coinvolte le forze politiche e sociali per fare pressione sulle agenzie affinché ritirino il ricorso, e verranno allertate anche le associazioni che si occupano di migranti, per evidenziare l’impatto che il licenziamento di questi lavoratori potrebbe avere sui servizi dedicati. Inoltre, sono previste mobilitazioni unitarie sul territorio con presidi anche davanti alle sedi delle agenzie Adecco e Randstad.
Il culmine della protesta sarà raggiunto con uno sciopero nazionale il 23 giugno, che vedrà la partecipazione di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, con un presidio a Roma.
La richiesta centrale è chiara e decisa: mantenere i livelli occupazionali e fermare una deriva che compromette non solo posti di lavoro, ma anche la qualità dei servizi pubblici essenziali.
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