Locom: «Ecco come rendere sostenibili gli eventi»
di RedazioneProsegue su Radio Adige TV “Obiettivo Sostenibilità 2025”, il format quotidiano condotto da Matteo Scolari e promosso da Verona Economia con il supporto di Vetrocar e ForGreen, in collaborazione con UniCredit e la partnership tecnica di IPLUS, che si occupa degli assessment ambientali e sociali delle realtà partecipanti.
L’obiettivo del format è valorizzare buone pratiche già in atto e ispirare altre imprese e associazioni ad adottare percorsi sostenibili. Tra i protagonisti di questa edizione c’è Lorenzo Orlandi, consulente e fondatore dello studio Locom, tra i primi in Italia a occuparsi concretamente di sostenibilità degli eventi, con una particolare specializzazione nella certificazione ISO 20121.
Come nasce il tuo impegno per la sostenibilità?
Nel 2012, in occasione delle Olimpiadi di Londra, si iniziò a parlare seriamente di certificazioni di sostenibilità per gli eventi. Da lì è nato il mio interesse. All’inizio mi occupavo di comunicare la sostenibilità, ma ho capito che per farlo bene bisognava conoscerla a fondo. Ho studiato, partecipato a tavoli universitari, formato competenze. Ho fatto, come dico spesso, il percorso del gambero: sono partito dalla fine, dalla comunicazione, per poi andare a ritroso e costruire le fondamenta.
Vi siete specializzati nella certificazione ISO 20121. Di cosa si tratta?
È una norma internazionale che riguarda la gestione sostenibile degli eventi. È molto più complessa rispetto ad altre certificazioni ISO, perché non impone regole rigide, ma richiede un impegno progressivo su tutti gli aspetti: ambientali, economici e sociali. Aiuta a progettare meglio l’evento, a ridurre e gestire gli impatti negativi, e a migliorare anno dopo anno.
Qual è stato il vostro primo progetto certificato?
Il Tocatì, il Festival Internazionale dei Giochi in Strada a Verona. È un evento a cui sono legato da sempre: è nato letteralmente sotto casa mia. Abbiamo iniziato nel 2012 e da allora è un percorso continuo. L’organizzazione era già sensibile al tema, ma con la certificazione abbiamo portato tutto a un livello più concreto e misurabile. Siamo arrivati a coinvolgere anche i partner, creando in Piazza Bra un’area dedicata alla sostenibilità con testimonianze dirette.
Perché certificare un evento? Qual è il valore aggiunto?
Prima di tutto è un atto di responsabilità. Chi si certifica dichiara pubblicamente i propri impegni attraverso un documento di politica e inizia un percorso trasparente di miglioramento continuo. Ma c’è anche un ritorno concreto: cambia il modo in cui fornitori, sponsor e stakeholder percepiscono l’evento. Aumenta il valore sociale e la reputazione.
C’è anche una ricaduta economica?
Sì, certamente. Uno degli obiettivi della norma è proprio valorizzare le risorse locali, creare impatti positivi sul territorio. E poi c’è un aspetto strategico: molte aziende cercano eventi coerenti con i propri valori di responsabilità sociale. La certificazione è anche uno strumento di posizionamento.
Locom oggi non si occupa solo di eventi. Come si è evoluto il vostro lavoro?
Seguiamo aziende e organizzazioni nell’approccio alla sostenibilità in generale. Il mio ruolo è quello di affiancare il cliente nel definire il percorso, scegliere i partner e i consulenti più adatti. Collaboro con esperti in ambiti molto specifici, dall’ingegneria ambientale agli indicatori sociali. La sostenibilità è un mondo complesso e in continua espansione.
Come si sta muovendo l’Europa su questi temi?
L’Europa è il continente che sta mostrando più responsabilità. Le normative stanno aumentando e diventano sempre più stringenti. Le grandi aziende sono obbligate alla reportistica, ma questo si ripercuote su tutta la filiera. Anche i piccoli fornitori ricevono richieste precise. Chi non è pronto rischia di essere escluso. Noi aiutiamo le imprese a capire queste richieste e a rispondere nel modo corretto.
C’è ancora chi pensa che siano cose facoltative…
Lo sono, ma solo formalmente. Chi oggi vuole sedersi a certi tavoli, deve iniziare a fare qualcosa. Non è più solo una questione etica, ma anche di opportunità e competitività. Chi non si muove rischia di restare indietro.
Possiamo dire che partire in tempi non sospetti vi ha dato un vantaggio?
Assolutamente sì. Abbiamo iniziato quando la parola sostenibilità era quasi sconosciuta, e oggi possiamo mettere a frutto anni di esperienza. Ora c’è una nuova consapevolezza, e anche grazie a strumenti come questo format possiamo raccontare che la sostenibilità è concreta, misurabile, e soprattutto possibile.
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