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Pasqua di lavoro per oltre 5 milioni di italiani

di Matteo Scolari
Tra alberghi, sanità, trasporti e commercio, anche oggi milioni di lavoratori e lavoratrici garantiscono i servizi essenziali del Paese.

È Pasqua, ma per oltre 5 milioni di italiani oggi non è festa. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, tra la domenica di Pasqua e il lunedì di Pasquetta dovranno recarsi sul luogo di lavoro circa 5,1 milioni di persone, un numero che sottolinea la presenza silenziosa ma fondamentale di chi garantisce la continuità dei servizi, anche nei giorni di maggior riposo collettivo.

L’elaborazione condotta su dati ISTAT rivela una realtà consolidata nel tempo: accanto a chi può concedersi un momento di svago, al mare, in montagna o tra le città d’arte, c’è un’Italia che lavora. E lo fa in settori che non conoscono soste: sanità, ospitalità, trasporto, informazione, agricoltura, sicurezza, commercio, industria a ciclo continuo.

Dei 5,1 milioni di lavoratori, 1,3 milioni sono autonomi: artigiani, fioristi, panificatori, pasticceri, ambulanti, operatori turistici, taxisti e moltissimi altri. Gli altri 3,8 milioni sono lavoratori dipendenti, la cui presenza è diventata sempre più frequente anche nei giorni festivi a seguito della liberalizzazione degli orari introdotta nel 2012. Un trend in crescita che oggi interessa oltre il 20% dei lavoratori dipendenti italiani.

Il settore alberghiero e della ristorazione è quello che vede il maggior numero di presenze: 785.000 lavoratori oggi saranno in servizio, pari al 70% del totale dipendenti del comparto. Seguono la sanità, con 774.500 unità, e il commercio, con 689.900 addetti. Questi tre settori, da soli, rappresentano oltre il 60% di chi oggi lavora nonostante la festività.

Nel Veneto, dove oggi molti si godono le attrazioni culturali e naturalistiche del territorio, saranno oltre 323.000 i lavoratori dipendenti impegnati anche nei giorni festivi, il 18,3% del totale. Un dato sotto la media nazionale, ma che conferma il ruolo centrale della regione in settori come turismo, trasporti e ristorazione.

L’interno di un ristorante.

A livello europeo, l’Italia si colloca sotto la media dell’UE per incidenza del lavoro festivo: il 20,4% contro il 20,6% europeo, lontana dai picchi dei Paesi Bassi (38,6%), Finlandia (35,4%) e Malta (35,8%). Ma ciò non toglie che la maggioranza silenziosa dei lavoratori di Pasqua meriti attenzione e rispetto.

Non si tratta solo di numeri. A lavorare oggi sono gli infermieri e i medici nei pronto soccorso, i camerieri che servono i pranzi pasquali, gli autisti dei mezzi pubblici, i poliziotti e i vigili del fuoco, i manutentori, gli operatori ecologici, ma anche i giornalisti, gli addetti alle casse dei supermercati, i panettieri, i pizzaioli, i fioristi, le guide turistiche, gli animatori, gli operatori radio-tv. Tutti lavoratori che contribuiscono, con professionalità e spirito di servizio, a far girare l’Italia anche nei giorni di festa.

La CGIA di Mestre ricorda che i contratti collettivi prevedono maggiorazioni retributive per chi presta servizio nei giorni festivi, e in alcuni casi riposi compensativi, ma il tema resta anche culturale: chi lavora a Pasqua non va dato per scontato, ma riconosciuto come parte essenziale del sistema Paese.

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