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Michele Marsiglia: «Trump percepisce l’indecisione europea, sa che è un punto debole»

di Matteo Scolari
Il presidente di Federpetroli Italia commenta l'introduzione dei dazi da parte del presidente americano e analizza gli effetti che potrebbero avere anche sul settore petrolifero ed energetico.

L’annuncio di Donald Trump sull’inasprimento dei dazi commerciali ha provocato uno tsunami nei mercati mondiali, travolgendo non solo i settori agroalimentari, ma anche l’industria energetica. Il blocco di rotte marittime, l’incertezza sui flussi di gas e carburante e il rischio di una recessione globale sono i nodi affrontati da Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, ai microfoni di Focus Verona Economia. Con uno sguardo internazionale e dati concreti, Marsiglia traccia uno scenario preoccupante e chiama l’Europa alla responsabilità.

Presidente Marsiglia, lei ha parlato di un “effetto boomerang” per l’economia americana. Cosa intende esattamente?

Quello che sta facendo Trump rischia di ritorcersi contro gli stessi Stati Uniti. La speculazione innescata non colpirà solo l’Europa, ma anche la loro economia. Lo vediamo già: borse in calo, navi ferme nei porti, una paralisi logistica che pesa sul commercio internazionale. E attenzione: ancora oggi non c’è chiarezza sui numeri. Si parla di dazi del 10%, 20%, addirittura 54% per i Paesi “cattivi”, ma Bruxelles non ha ancora ricevuto indicazioni ufficiali. Il caos regna, e il sistema produttivo è già in sofferenza.

Come stanno reagendo le imprese del comparto energia a questa situazione?

Il nostro settore è stato colpito indirettamente, almeno per ora. I dazi non riguardano ancora idrocarburi o carburanti in maniera diretta, ma vanno a colpire prodotti che si muovono via aerea o marittima – e si muovono grazie al carburante. Il prezzo del greggio è sceso di 4-5 punti per consentire acquisti tattici da parte americana. Nel frattempo, intere flotte di petroliere e navi cargo sono ferme in attesa di sviluppi. È una tempesta perfetta, con risvolti pesanti sia per l’export sia per la stabilità occupazionale.

Trump ha dichiarato che l’Europa dovrebbe acquistare più gas americano. Cosa risponde?

È una narrazione distorta. Noi gas liquido dagli Stati Uniti ne abbiamo già acquistato parecchio, e a prezzi ben più alti rispetto ad altri mercati. Non ci stanno facendo un favore. E se oggi Trump chiede all’Europa di comprarne ancora, lo fa a condizioni sfavorevoli. In più, blocca accordi strategici come quello tra il Venezuela e Eni, dove si era concordato di saldare partite economiche con forniture di idrocarburi. L’amministrazione americana ha imposto uno stop anche lì, danneggiando non solo il Venezuela, ma anche le imprese italiane.

Questa è una crisi solo economica o anche geopolitica?

È decisamente geopolitica. Si colpisce un paese per colpirne un altro. L’America Latina è il nuovo fronte: il Venezuela è stato bloccato, l’Europa è sotto pressione, e gli USA stanno anche penalizzando compagnie petrolifere americane operanti all’estero. Siamo davanti a una strategia indiretta ma aggressiva. E il vero problema è che l’Europa, dopo mesi di discussioni, non ha ancora risposto in modo deciso. Questo Trump lo sa bene: percepisce l’indecisione europea come un punto debole.

Ci sono già dati sugli effetti economici attesi?

Sì, e sono inquietanti. Se i dazi restano al 10%, rischiamo una perdita dell’export tra il 4,3% e il 4,6%, con 28.000 posti di lavoro a rischio e una contrazione dello 0,1-0,2% del PIL. Se i dazi salgono al 20%, questi numeri vanno raddoppiati. In gioco ci sono oltre 4,7 miliardi di euro. E secondo le agenzie internazionali, il 2025 potrebbe segnare l’ingresso in una recessione globale. Il petrolio oggi scende di prezzo, ma solo per consentire agli USA acquisti favorevoli. È una mossa speculativa travestita da difesa nazionale.

Cosa dovrebbe fare l’Europa, secondo lei?

La linea dura non paga. Alzare muri commerciali contro chi lo fa con te genera solo ulteriore violenza economica. Serve diplomazia. Il presidente Mattarella ha detto chiaramente: troviamo una via d’uscita. Anche io la penso così. Ma dall’altro lato, le nostre aziende stanno soffrendo. Serve una strategia, subito. Perché se continuiamo a temporeggiare, sarà troppo tardi. Le borse lo stanno già anticipando.

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