Fuga dai Comuni: -45% di personale in sei anni, entro il 2030 rischio dimezzamento forza lavoro
di Matteo ScolariI Comuni italiani stanno affrontando una delle crisi di personale più gravi degli ultimi decenni. Secondo quanto evidenziato in un’analisi diffusa dalla CISL FP Verona, le uscite dal pubblico impiego comunale, escluse quelle per pensionamento, sono aumentate del 45,5% in sei anni, passando dalle 11.000 del 2017 alle 16.000 del 2023. Uno scenario destinato a peggiorare: entro il 2030 si prevede l’uscita di 175.000 lavoratori, ovvero la metà dei dipendenti attuali nei 7.896 Comuni italiani.
Nonostante la riforma sulle assunzioni attiva da gennaio 2022 e gli effetti incentivanti dei decreti legati al PNRR, il numero complessivo dei dipendenti comunali è rimasto stagnante. Oggi si lavora con il 27% in meno di personale rispetto al picco del 2007, ovvero 341.659 unità in meno. Le cause di questa emorragia sono da ricercare in primo luogo nelle diseguaglianze retributive all’interno della Pubblica Amministrazione.
Il confronto salariale è impietoso. Il dipendente comunale medio percepisce il 15,3% in meno rispetto a chi lavora in Regione, il 19,6% in meno rispetto a un collega di un ministero, e il 23,2% in meno rispetto a chi opera nelle agenzie fiscali. Differenze che aumentano nei livelli intermedi, dove il cedolino medio annuo di 25.129 euro è inferiore del 16,2% rispetto alle Regioni, del 20,7% rispetto ai ministeri e addirittura del 33,2% rispetto alle agenzie fiscali. Di fronte a queste condizioni, la fuga verso enti pubblici più attrattivi è diventata una scelta obbligata per molti.
Dal 2021, il fenomeno delle dimissioni volontarie ha subito un’accelerazione. Il personale cerca soluzioni altrove, approfittando di mobilità interne che consentono il trasferimento verso enti con condizioni economiche migliori. Gli amministratori locali, pur tra mille difficoltà, hanno mantenuto in piedi l’operatività della macchina comunale, arrivando a definire il loro operato come “una sorta di miracolo amministrativo”. I dati lo confermano: nel 2017 gli investimenti fissi lordi ammontavano a 8,3 miliardi di euro, saliti a 16,3 miliardi nel 2023 e a 19,1 miliardi nel 2024, nonostante la continua riduzione dell’organico.
Ma questo miracolo non può durare per sempre. Il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, ha raccolto le sollecitazioni dei sindacati e degli amministratori, sottolineando che è necessario intervenire su strumenti come il salario accessorio e il welfare per rendere i Comuni nuovamente attrattivi. L’obiettivo è frenare un esodo che rischia di svuotare completamente gli enti locali, compromettendo la capacità di offrire servizi ai cittadini.
Secondo la CISL FP Verona e il suo segretario generale Giovanni Zanini, è ormai urgente e non più rinviabile un intervento strutturale sulla valorizzazione professionale e retributiva del personale comunale. Il tempo stringe e il 2030 è dietro l’angolo: senza un cambio di rotta deciso, i Comuni italiani rischiano il collasso operativo.

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