Allarme clima: abbandono di zone agricole
di adminL’estate 2021 è la più calda mai registrata sulla superficie terrestre con temperature superiori di 1,38 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. Se si considera anche la temperatura degli oceani, si attestano 0,90 gradi in più rispetto la media storica sul Pianeta.
E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Noaa il National Climatic Data Centre che registra le temperature mondiali dal 1880.
La situazione è preoccupante anche in Italia dove l’estate 2021 entra nella top ten delle piu’ calde da 210 anni con la colonnina di mercurio che è salita di ben 1,55 gradi rispetto alla media storica secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr relativi all’estate climatologica 2021.
Gli effetti si fanno già sentire sulle coltivazioni con l’acqua salata che sta penetra nell’entroterra e brucia le coltivazioni nei campi e costringe all’abbandono l’attività agricola alla foce del Po, per la risalita del cuneo salino, ossia l’infiltrazione di acqua salata lungo i corsi dei fiumi, rende inutilizzabili le risorse idriche e gli stessi terreni agricoli.
Uno scenario già in atto che aggrava le perdite provocate dai cambiamenti climatici all’agricoltura italiana pari a 14miliardi di euro negli ultimi dieci anni per i danni provocati alle coltivazioni e alle strutture
Un aumento delle temperature attestato negli ultimi anni a partire dal 2003 per raggiungere il picco nell’ultimo triennio.
Inoltre, il cambiamento climatico è caratterizzato dalla tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense oltre al rapido passaggio dal sole al maltempo con sbalzi termici significativi.
L’estate 2021 è stata infatti segnata da quasi 1300 i nubifragi con un aumento del 58% rispetto allo scorso anno di fenomeni devastanti che si sono abbattuti su città e campagne dell’intera Penisola.
A preoccupare è anche l’innalzamento dei livelli del mare che secondo lo studio dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) farà crescere il livello del Mediterraneo di 20 centimetri entro il 2050 con punte di 82 centimetri nella zona della laguna di Venezia, con effetti devastanti per la città.
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