Politica. Creare crescita e ridurre il pesante debito pubblico.
di adminPaese, che, se, si sente poco considerato, lo deve a politiche errate del passato, che hanno ceduto a visioni e a convenienze del momento – non favorendo l’economia privata, unica in grado d’originare valore aggiunto e Pil – e con un’imposizione fiscale ed una burocrazia sconosciute all’estero, appesantendo la finanza pubblica, con spese senza limiti e con la creazione d’un debito pubblico sempre più insostenibile. Questo, nonostante il Paese non manchi di ottime capacità d’impresa, di volontà d’affrontare il rischio e di sacrificio, capacità e volontà, che, se potessero godere della normativa, per esempio, tedesca o austriaca, in fatto di economia e di finanza, raggiungerebbero i massimi livelli di produzione di valore aggiunto e di ricchezza. Lo conferma il fatto, per cui, per fare un esempio, il Nord-Est – nonostante le citate insopportabili norme burocratiche e fiscalità – è considerato, dal punto di vista della capacità economica, a livello e più della vicina Baviera. La politica deve considerare tale risultato, domandarsene il perché e prendere decisioni di rinascita per tutto il Paese. Certo, per fare questo, occorre forte volontà e coesione. Le quali, a nostro modesto parere, dovrebbe portare tutti i partiti, senza distinzione, di destra, di centro destra, di centro, di centro sinistra e di sinistra – non è più il tempo d’assistenzialismi, ormai superati, dai fatti, in un’economia moderna, e per imposizione irreversibile dell’evoluzione economica globale della nostra era – tutti i partiti, dicevamo, ad abbandonare ogni mira di parte, a redigere un programma, concentrato soprattutto su poche misure, atte a creare solida crescita, con moderne riforme, e a ridurre, quindi, quel debito pubblico, uno fra i più alti del globo, che se non terrorizza l’Italia, ma, la frena, terrorizza l’Unione Europea, e a ragione. Un programma, dunque, incisivamente realizzatore, che, non trascurando la vera, sincera solidarietà, ridia speranze, nel breve termine, in quanto l’economia, la nostra, in un mondo forzatamente rapportato, quale è l’attuale, non può attendere, ma, vedere realizzati solo più che solleciti interventi risolutivi. Inutile elencare cosa occorra al Paese. La cosa è nota a tutti: risparmio pubblico, burocrazia al minimo e riforme. Pierantonio Braggio
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