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Merita più onore il grande “Veronese”? Il monumento a Paolo Caliari (1528-1588), oggi confinato alla Giarìna, in Piazza Bra o di fronte a Castel Vecchio…?

di admin
Paolo Caliari (1528-1588) qualifica Verona come centro vitalissimo della migliore pittura, della pittura rinascimentale, e, quindi, come importante città d’arte, anche se il “Veronese”, eseguì buona parte dei suoi lavori, fuori delle mura scaligere e, soprattutto, a Venezia, dove il suo stile mantenne caratteristiche proprie e, particolarmente, veronesi. Veronese l’Uomo, veronese la sua arte, già…


Maggiormente, ci si rende conto, dell’immensità del patrimonio artistico, lasciato da Paolo Veronese a Verona ed al mondo, pensando anche alle tele delle Gallerie dell’Accademia, Venezia, e d’altri numerosi musei. Un patrimonio, che ha fatto e fa grande la città dell’Agide e la rende costantemente nota in tutto il globo. Certo, non siamo solo noi ad avere compreso la grandezza e lo spessore di Paolo Veronese, se, nel terzo centenario della sua morte, Verona gli dedicò, 1888, il monumento scolpito da Romeo Cristani (1855-1920), allocandolo in piazza Santa Anastasia, davanti all’omonima basilica. Una posizione certamente ottimale, per rendere omaggio all’insigne pittore, in centro-città, ma, evidentemente, non ritenuta adatta, oltre vent’anni più tardi, data l’immediatezza, alle sue spalle, dell’immensità della facciata della chiesa domenicana, se l’ottimo monumento fu trasferito all’inizio dei giardini della Giarìna… Dove, il povero Paolo Veronese, artista della grandiosità e del dettaglio, nella pittura, cadde e tuttora giace, dal 1910, nella più assoluta dimenticanza, non essendo il luogo, in cui il monumento s’erge, motivo di presenza né di studio, né di riflessione, né di movimento turistico, ma unicamente di gassificante traffico e, in qualche modo, di completo abbandono. Verona, tuttavia, non può permettere che un Paolo Veronese, un veronese di sì alto calibro e noto in tutto il mondo dell’arte e della cultura, e che rivive, attivo con tavolozza e pennello, nelle mani, nel romantico monumento, ideato da T. Della Torre, resti dimenticato, senza il minimo di riconosciuta, dignità, in tale isolamento. Nel quale, pietosi, invero, l’onorano, quasi doverosamente, solo maestosi alberi, l’alternato canto di merli e di cince allegre e viole del pensiero… Un cambiamento d’allocazione del monumento, in luogo più rispondente ai meriti del celebrato e meglio vissuto dalla quotidianità cittadina, renderebbe più bella Verona, dimostrerebbe una maggiore sensibilità all’arte personificata dei veronesi e farebbe volgere il pensiero di cittadini e di turisti ad uno dei migliori figli della terra scaligera, invitandoli, indirettamente, ad ammirare le sue grandi opere, ovunque esse siano custodite. E, fra esse, la citata Cena in casa di Levi, sempre pronta a farsi ammirare, da quando il sindaco di Verona, Federico Sboarina, ha saggiamente aperto le porte a cittadini e visitatori del Palazzo Municipale. Un modo creativo, sarebbe tale auspicabile spostamento, per promuovere ulteriormente la Verona dell’arte e della cultura… Che apparirebbe più artistica, se, alla bianca scultura, dedicata al Veronese – come emerso da amichevoli colloqui, con il noto pittore, appassionatissimo di Verona, Luciano Pelizzari – si concedesse posto, ad esempio, davanti a Castelvecchio, visto che il maniero è pure custode di opere del Caliari, o, addirittura, in piazza Bra. Il “Veronese” avrebbe nuova vita e, simbolo parlante della Verona della grande Arte, riceverebbe, risorto, il meritato omaggio di veronesi e di turisti.
Pierantonio Braggio

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