Dalla Svizzera, moneta d’oro, da 50 Franchi, 2017. Il pezzo è dedicato allo storico cane “Berry” e, quindi, alla nota razza “San Bernardo”.
di adminIn quel luogo, già dalla metà del XVII secolo, si tenevano cani da montagna, di grossa taglia, da guardia e da difesa. La presenza di tali cani è documentata, già dal 1695, nel testo di una nota, agli atti dell’ospizio, risalente al 1707. I San Bernardo furono ben presto impiegati come cani d’accompagnamento e, quindi, soprattutto, nella ricerca e nel salvataggio di viandanti smarriti, nella neve e nella nebbia, salvando la vita a numerosi dispersi. Nel XIX secolo, le cronache pubblicate in diverse lingue e i racconti orali dei soldati, che nel 1800 attraversarono il passo, con Napoleone Bonaparte, diffusero in tutta Europa, la fama del cane San Bernardo. Leggendario divenne Barry, un cane che visse dal 1800 al 1812, presso l’Ospizio del Gran San Bernardo e che – si racconta – salvò la vita a più di 40 persone. Di Barry, il Museo di Storia Naturale di Berna presenta il corpo impagliato e la sua storia, www.barry.museum. La Fondazione Barry, Martigny, Svizzera, si impegna, invece, ad assicurare la sopravvivenza della razza originaria del cane San Bernardo: www.fondation-barry.ch. La vignetta del pezzo in parola è di Maya Delaquis, Gwatt, Svizzera. Una tale emissione, importante per essere in oro e per la bella vignetta, che raffigura, appunto, “Barry”, assume un grande significato culturale, perché, finalmente, è a spiegazione della motivazione dell’emissione, di cui sopra, che è evidenziata, nei particolari, la storia e le caratteristiche d’una meravigliosa razza canina, che, molto raramente, è dato d’ammirare, e della quale, neanche si è mai, forse, pensato a volere conoscerne la storia.
Pierantonio Braggio
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