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Quantitative easing.

di admin
E se la Banca Centrale Europea cessasse di acquistare obbligazioni di Stato?

Come è noto, sotto la voce ‘quantitative easing’ s’intende l’acquisto, da parte della BCE e, per essa, da parte della Banche centrali nazionali dell’Eurozona, di buoni del Tesoro delle diverse Nazioni, che d’essa sono parte, fra le quali l’Italia. Scopo di tale operazione di politica monetaria, detta non convenzionale, è di creare liquidità. Comprando, infatti, buoni del Tesoro dei vari Stati, viene messo in circolazione denaro fresco, come corrispettivo degli acquisti stessi, nel volume di miliardi e miliardi… La maggiore liquidità, che si rende disponibile, fa sì che vi sia meno assenza di liquido, il quale, se viene ceduto, lo viene a tassi straordinariamente bassi e, quindi, sostenibili, con la conseguenza che cittadini ed imprese dovrebbero sentirsi maggiormente disposti a spendere, per consumare, i primi, e per investire, i secondi. Questo, perché il denaro, dal punto di vista d‘interessi a debito, viene a costare poco, come, effettivamente, è in realtà. Abbiamo detto “consumare” e “investire”. Che significa, dicevamo, spendere, per realizzare i due verbi citati. Normalmente, la maggiore spesa, che è quanto si vuole ottenere con il QE, data la stasi economica nella quale ci si trova, particolarmente in Italia, crea inflazione, la quale, tuttavia, per essere considerata valida ed accettabile, deve raggiungere e non deve superare il 2%. Un 2%, che sarebbe segno di rivitalizzazione economica, dovuta al fatto che, i tassi bassissimi, dovrebbero invogliare ai citati spesa ed investimento. Purtroppo, a tale tasso del 2%, stentiamo ad arrivare, in Italia, perché, a seguito di timori per il futuro, in vero molto incerto, cittadini ed imprese preferiscono non spendere. In altro campo, il QE mira a sostenere le quotazioni dei certificati del Tesoro, non solo italiani, con la conseguenza che gli stessi rendono di meno, e gli Stati, che devono rinnovare gli stessi alla scadenza, si vedono facilitati nell’emetterne di nuovi e, quindi, nell’indebitarsi, pagando ai compratori di nuove obbligazioni, tassi particolarmente contenuti, per il presente e per tutta la vita delle nuove emissioni stesse. Il risparmiato – si tratta di miliardi e miliardi – ossia, il denaro, dato dai minori tassi debitori, sulle obbligazioni di Stato, dovrebbe – o avrebbe dovuto permettere – di alleggerire l’imposizione fiscale in generale, destinata a raccogliere denaro, da destinare ad interessi su dette emissioni, veicolandolo, in tal modo, positivamente, nell’economia privata. Evento, questo, che non sembra essere avvenuto nel nostro Paese, favorito anche da un euro debole, pesante essendo la spesa pubblica. Infatti, dinanzi ad entrate fiscali in continuo aumento, il debito pubblico non si riduce, ma continua ostinatamente a crescere. O prima o poi, la BCE cesserà, come, in parte previsto e a seguito delle ostilità che la stessa BCE trova in Europa contro il suo agire, di acquistare i nostri Bot. Un QE, che sembra possa continuare, tuttavia, anche dopo il 2017, ma, non ci sono illusioni da farci, in quanto non è assolutamente, finanziariamente ed economicamente possibile che l’operazione QE continui in eterno…
Draghi e la sua Banca hanno rafforzato l’euro, quale valuta comune, ma, la BCE non ha per nulla il compito di salvare Stati, specie se questi non pongono in atto riforme, assolutamente indifferibili e già poste in atto, con risultati importanti, da diverse entità europee, per dare respiro e sviluppo alle proprie economie. Una cessazione del QE, comunque, invita all’allerta, perché porta con sé, ovviamente, aumenti dei tassi, in ogni settore, con conseguente, effetti negativi per l’economia. Infatti, dovrà pagare di più lo Stato sulle nuove emissioni di Bot, sottraendo liquidità al sistema economico, cosa che non accadrebbe, se l’economia fosse forte o, come minimo, in grado di dare segni reali di maggiore vitalità; dovranno pagare maggiori interessi cittadini ed imprese su eventuali prestiti o aperture di credito, o, ancora, su mutui; diminuirà il valore in linea capitali o di borsa dei Bot, i quali, in tal modo – ma, c’è poco da rallegrarsi – renderanno certamente di più…; in cambio, molti prodotti aumenteranno di prezzo, in quanto il produttore scaricherà i maggiori interessi, pagati su linee di credito, sul costo del prodotto, con conseguente minore smercio, sia all’interno che all’estero, dove la competitività nei prezzi, nonostante la qualità del prodotto italiano non manchi, è fattore determinante, sempre sperando che non aumenti l’aliquota IVA. Alti interessi, dunque, danneggiano l’evoluzione economica e, di conseguenza, creano una ricaduta negativa, purtroppo, anche sull’occupazione, già a tasso pesantissimo. Solo alcune considerazioni queste, che portano a concludere, come per una crescita economica si renda necessaria minore spesa pubblica, minore fiscalità, minore burocrazia, minore evasione fiscale e quelle riforme, che il più modesto economista da sempre suggerisce, tenendo presente che la criticatissima Germania, avendo riformato, anni orsono, non solo ha una disoccupazione sul 4/5%, considerata fisiologica e quindi normale, mentre noi dobbiamo tenerla sulle spalle a un tasso del 12% e con scarse previsioni di diminuzione. E se la Germania va bene, al punto di continuare ad accantonare surplus e a trovarsi senza cittadini da inserire nel mondo dell’impresa, domandiamocene il perché… L’Italia non è assolutamente da meno, perché l’imprenditorialità, capace ed attiva, non manca, ma, si trova schiacciata, soprattutto, da imposte e da burocrazia, la quale addirittura pesa di più dell’evasione fiscale… Una fine, quindi, del QE costituirà certamente un problema per il Paese, che deve cercare assolutamente di crescere, con i dovuti provvedimenti, primo dei quali è la riduzione, ripetiamo, della spesa pubblica e della burocrazia.
Pierantonio Braggio

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