“Il mercato della mela 2014, criticità e opportunità”.
di adminProdurre non basta più; creare qualità, fattore importantissimo, non è sufficiente; occorre, oggi, creare organizzazione per vendere bene. L’annata in corso è stata caratterizzata da grande produzione e da alta qualità, creando, tuttavia, forte disponibilità di mele, superiore al previsto. Un momento drammatico – è stato detto – perché a risentirne, di conseguenza, sono le quotazioni, oggi scarsissimamente remunerative. Si necessitano, quindi, soluzioni, pareri e idee, sui quali – presente il sindaco di Belfiore, Davide Pagangriso, che, pur riservando massima attenzione alla commercializzazione della preziosa mela locale, ha segnalato come, in passato, fosse diffusa in Belfiore la “mela décia”, particolarmente adatta ai terreni freschi del medio e del basso Adige – il moderatore, Nicola Varalta, ha interpellato esperti relatori, in aula.
Dal complesso delle risposte, tutte meritevoli di considerazione, sono emersi dati di massima importanza e basati su realtà provate ed inconfutabili, nonché suggerimenti diversi, che sarebbe peccato rimanessero solo parola espressa ed ascoltata. Si è saputo che: – la qualità e l’abbondante produzione di quest’anno permetteranno una buona conservazione del prodotto; – tuttavia, tale conservazione, nelle celle di stoccaggio, non dovrà durare troppo a lungo, per non creare ulteriori costi; – la remunerazione al produttore è in calo, mentre i prezzi al consumatore sono in tendenziale aumento; in seguito a ciò, i produttori dovrebbero avviare un contatto diretto con il consumatore, al quale il prodotto sia proposto a prezzo studiato; – si dovrebbero ridurre a tre o quattro le varietà prodotte e/o ridurne in qualche modo la produzione; – il consumo di ortofrutta è in calo in Italia, ma anche in Europa; – fare in modo che il consumatore miri alla qualità; – è necessario fare ricerca e introdurre innovazione, tenendo presente che in Veneto manca un’organizzazione di studio e di indirizzo, come, invece, si è saputo dare l’Alto Adige; – l’export già risente fortemente della chiusura dei confini russi, mentre del mercato russo abbiamo assolutamente bisogno, sperando che, una volta riaperto lo stesso, quando riaprirà, la nostra clientela russa, già acquisita, non abbia cambiato fornitore; – grande concorrenza ci proviene dalla Spagna, per qualità e prezzo, e non solo in fatto di mele, ma anche di altra ortofrutta; – è assolutamente necessario che gli agricoltori si uniscano, per ottimizzare spesa di produzione e, quindi, per piazzare ad un prezzo remunerativo il proprio prodotto sul mercato. Ovviamente, data la delicatezza del tema, molti altri argomenti si sarebbero dovuti esaminare, mentre una certa luce hanno gettato sul quadro attuale la prospettiva di nuovi mercati, che stanno aprendosi in Asia e primo fra tutti la Cina, con futuro positivo, mercati, tuttavia che vanno studiati e che, per essere forniti, richiedono l’attento esame mezzi di trasporto e di tempi, non trascurando quello della conservazione del prodotto, sino e post destinazione: la Russia, per esempio, si raggiunge in 5/7 giorni di viaggio. Se, dunque, qualche luce, trapela all’orizzonte, un po’ lontana, in vero, si è giustamente lamentato che Bruxelles, quanto a contributi in agricoltura, non premi la qualità, alla quale, invece, mira costantemente l’agricoltura italiana e, nel caso, di Belfiore.
Il convegno ha permesso di meglio conoscere da vicino, e sotto diverse angolature, dunque, i problemi della troppo scarsa redditività di una produzione agricola d’altissima qualità e quali soluzioni potrebbero ipotizzarsi per porre sul dovuto piedistallo un importante settore agricolo, che pur onorato validamente dall’esportazione, deve trovare altri positivi sbocchi, non allentando l’attenzione su temi come nuove varietà e quantità in produzione o da produrre, nonché, come meglio penetrare nel mercato. Dal tutto, è emersa l’esigenza, da definirsi “primaria” della formazione, ci pare, di una “rete”, di un qualcosa che colleghi – meglio, anche se per contratto, come, appunto, una “rete” prevede – lasciando, tuttavia, a ciascun aderente la massima autonomia in azienda – tutti i melicoltori di Belfiore fra loro e, quindi, gli stessi, con tutti i produttori del Veneto, creando un tutt’uno regionale, per creare una forza, capace di studiare, di ricercare, di prevedere e di programmare, nonché, quindi, di presentare istanze in sede regionale ed europea e di contattare direttamente, grazie all’unione, l’ingrosso. Nel frattempo, il gruppo unito di Belfiore potrebbe – com’è stato giustamente suggerito – studiare il mezzo per proporre il proprio prodotto direttamente al consumatore. Già in sede locale, poi, si potrebbe almeno tentare di dare origine a un Istituto di ricerca e di studio, oggi purtroppo mancante – che, all’inizio, potrà essere anche modesto e “del tutto privato”– gestito da Belfiore, attraverso il quale, si possano fornire ai soci le minime informazioni, destinate a risollevare le sorti del lato commerciale del prodotto, indicando, ad esempio, quali varietà siano più richieste dal mercato, se valgano la pena cambiamenti, se si debba pensare a riduzione delle varietà in essere o addirittura della quantità globale da annualmente produrre, cui s’aggiungeranno altri suggerimenti, come, per fare un minimo esempio, quelli importanti, sulla potatura, sulla concimazione e sui trattamenti…
Utile sarebbe organizzare a Verona, “melizzando” tutta Piazza Bra, per una giornata, una grande esposizione, quale quella – e più grande, se vogliamo – che ci è stato dato di ammirare nella palestra di Belfiore, la sera 3 ottobre, dove, a dire il vero, lo scrivente era indeciso fra il colloquiare con i presenti o il continuare a guardare la straordinaria bellezza delle mele esposte, dai colori, dalle qualità e dal profumi straordinari. Ciò, onde i ‘cittadini di città’ si rendano conto che in campagna si lavora sodo e si realizza “Qualità”, una qualità che va conosciuta, apprezzata, acquistata ed onorata, facendo della mela, questa volta, di Belfiore, un uso costante. Validissimo potrebbe essere presentare, quindi, il prodotto, trovandone il modo, forse troppo spicciolo, ma sempre un modo, nei vicini mercati agroalimentari di Innsbruck e di Monaco di Baviera. Dove non si sa certo che Belfiore produce sì tanto “Oro”.
In Evidenza
Banco BPM, utile oltre i 2 miliardi e dividendo a 1 euro: l’assemblea rinnova la governance

Grana Padano DOP, il 2025 è l’anno dei record: vendite ed export in crescita

Bcc Valpolicella Benaco, utile a 8,4 milioni e crescita del credito. Assemblea il 24 aprile

Banca Veronese, crescita solida e utile a 13 milioni: il 18 aprile l’assemblea dei soci in Fiera

Enoturismo, leva strategica: oltre 3 miliardi di valore e nuove opportunità per il Veneto

Hansen: «Pacchetto vino strumento chiave per affrontare sfide geopolitiche e climatiche»

Vino nella GDO, nel 2025 calano i volumi ma tiene il valore: consumatori orientati al premium

A4 Holding, bilancio 2025 positivo: ricavi stabili a 465 milioni ed Ebitda in crescita

A Milano l’assemblea soci di Banco BPM: rinnovo dei vertici e decisioni sul bilancio 2025











