ADESIONE AL DIGIUNO CONTRO IL CONSUMO DEL TERRITORIO.
di adminContesta i milioni di metri cubi di cemento e le centinaia di chilometri di asfalto contenuti nelle decine di “Progetti Strategici” che interessano il territorio veneto.
Progetti che non dovranno più essere sottoposti ai vincoli di tutela del territorio stabilite dalle Convenzioni europee sul paesaggio e sulle aree protette, dal Codice sui Beni Culturali, dai Piani di assetto Idrogeologici e dalle leggi regionali ancora vigenti, ma che saranno favoriti dalle norme “semplificate” della Legge Obiettivo, dei Project Financing e degli Accordi di Programma.
Esemplare lo stralcio dell’elenco dei Piani Strategici dal P.T.R.C., sui quali la Giunta esprime giudizio insindacabile, individuando genericamente le aree assoggettabili a “Progetti Strategici” come gli Hub logistici di Verona e dell’area Padova-Venezia-Treviso.
In realtà, la Giunta Regionale si riserva il diritto, in qualsiasi momento, di individuare nuovi “Progetti Strategici”, attuabili con accordi di programma in deroga ai piani ed alle normative urbanistiche vigenti. I Piani Strategici, da quindici, diventano ben sessantacinque e per ognuno si prevedono almeno 2 milioni mc edificabili.
Il P.T.R.C. conferma l’ipotesi che gli strumenti urbanistici sono le piattaforme tecniche che giustificano e notificano la speculazione edilizia.
I nostri politici e amministratori pubblici sono sensibili ad una pianificazione urbanistica più vicina agli interessi immobiliari che alla tutela delle risorse comuni. In questo modo il suolo è considerato come una piattaforma sempre disponibile a generare rendita.
Purtroppo, l’urbanizzazione è collegata all’idea di sviluppo e di progresso; in realtà dipende da una cattiva o inesistente pianificazione territoriale, dove gli urbanisti sono costretti a notificare le scelte fatte dai politici e da chi investe denari.
E non è neppure vero che l’attività edilizia aumenta il PIL, infatti, nel quinquennio 1998/2003, l’attività edilizia è cresciuta del 17,6%, mentre il PIL nazionale, nello stesso periodo, è cresciuto solo del 7,2%.
Il consumo di suolo provoca tragici effetti collaterali come le alluvioni e i sismi che distruggono abitazioni realizzate con materiali scadenti e in aree geomorfologicamente inadatte.
Il risultato della dissennata pianificazione territoriale è che la superficie coltivata è passata in 40 anni da 18 a 13 milioni di ettari.
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