Banco Popolare, che caduta! Ed i veronesi aspettano la Befana per muoversi? Chi può agire, agisca o si vergogni !
di adminDi fronte a questo scempio si resta a bocca aperta senza poter proferir verbo. No. NOO! Così non può essere. Qui stiamo tutti male, azionisti e non azionisti; tutti i veronesi hanno subito conseguenze dal tracollo dell’economia e dalla distruzione di ricchezza in generale.Invece, nel particolare, fa effetto vedere le azioni scese di nuovo, ampiamente, sotto il valore simbolico di un euro!
Qualcuno reagisca, per favore! Da tempo, a Verona e dintorni, si dice circa l’inadeguatezza di questo o quel massimo dirigente,ma nulla si muove; si sperava forse che lo Stellone italico o la Befana risolvessero il problema. Pubblicamente tutti zitti, nessuno proferisce verbo, sotto sotto i veronesi sono amareggiati, increduli, delusi, impoveriti da questa situazione La Verona che può ( e sono in tanti), subisce e lascia fare. Che vergogna.
Il Banco popolare non è di uno in particolare, è di tutti i soci e delle famiglie e delle imprese del nord Italia, per cui si deve intervenire anche pubblicamente. E’ necessario che al di là delle azioni interne che pur si stanno facendo, vi siano proposte che possano far risalire la credibilità della Banca spezzando un certo consociativismo partecipe degli utili, mai delle perdite. Le attività che si stanno portando avanti con ritardo, ritardissimo, per contenere i costi, vanno proseguite, ma se le persone che le gestiscono sono le stesse, la credibilità sulla riuscita dell’operazione di rilancio viene meno. Ripeto è ora che chi può, si attivi facendo sentire il loro pubblico dissenso e crei delle opportunità per far ripartire la banca. Chi sono? Si va dai grandi soci agli imprenditori, dai politici locali e nazionali, ai sindacati, alle au che ha sempre chiesto alla Banca sembra più attenta a non perdere la propria quota proporzionale di potere che a darsi da fare per un rilancio. Intanto, la banca va a farsi friggere in borsa. Necessita una politica di moral suasion per cambiare radicalmente la politica gestionale? Serve mettere persone nuove ai vertici che abbiano il coraggio di portare avanti nuove azioni?
Serve cooperazione vera e non consociativismo ed autoreferenzialismo.
Da queste pagine, da anni, diciamo questo. L’abbiamo anche gridato in assemblea al Banco cercando una reazione da parte degli azionisti che sono spaventati, abulici e quindi correi perchè incapaci di agire. Preferiscono pagare con il deprezzamento della loro banca la loro ignavia. Peggio di così per la Banca non può andare se si fa chiarezza e si ritorna a fare “Banca”. Il tessuto Veneto e del nord Italia in genere è eroso ma non distrutto dalla crisi che anche il sistema bancario ha contribuito a creare. Quindi ce la si può fare, yes we can! Se umili, ma realisti, chiederemo all’Europa anche noi i soldi per salvare la nostra banca dopo aver fatto le pulizie in casa, ce la faremo. Ed invece pare si continui con la politica della patina dorata per nascondere il verminaio sottostante. Una banca malata, in un tessuto malato com’è quello italiano, in cui l’irresponsabilità politica di chi ci guida è palese, fa da volano negativo e porterà al totale svilimento del territorio e all’impoverimento di tutti. Si salvano coloro che portano i soldi all’estero e fuggono dall’Italia. Magra consolazione. Eppure è quello che sta accadendoTutto si aggraverà con la crisi attuale che imperverserà per moltissimi anni. La banca va aperta al territorio e cambiate le politiche forzando i ceppi che la stanno strozzando lentamente ma inesorabilmente come una medioevale garrota.
Il direttore
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