Dopo un secolo di predominio assoluto della cucina francese sulle tavole italiane, nel 1793 vide la luce a Napoli un ricettario destinato a dare una nuova impronta alla nostra gastronomia, il cuoco galante di Vincenzo Corrado
di adminIl testo è ricco di circa 1350 ricette; tra i capitoli più interessanti è il Vitto Pitagorico, basato su erbe fresche, radiche, fiori, frutta, semi e tutto ciò che la terra produce. Viene riproposto in raffinata ristampa anastatica su carta pesante con elegante astuccio rigido telato.
Utilissimo glossario napoletano/italiano, con due belle stampe fuori testo che mostrano l’apparecchio della tavola secondo l’etichetta del tempo.
VINCENZO CORRADO IL CUOCO GALANTE (Napoli, 1793)
Dopo un secolo di predominio assoluto della cucina francese sulle tavole italiane, nel 1793 vide la luce a Napoli un ricettario destinato a dare una nuova impronta alla nostra gastronomia, Il Cuoco Galante di Vincenzo Corrado. Convinto assertore della fantasia, dell’eleganza e della novità a tavola, il merito del Corrado fu proprio quello di interrompere la monotonia e la supremazia della cucina d’oltralpe, e di introdurre sulle mense signorili alcuni elementi tipici italiani, rivendicando alla cucina nazionale un ruolo di primo piano, perduto ormai da alcuni secoli. Rimaneggiando classiche preparazioni alla moda francese mediante il sapiente utilizzo di erbe e sapori, egli si rese fautore di una cucina raffinata, leggera e profumata, proponendo anche l’uso di alcuni nuovi ingredienti, quali la patata e il pomodoro, fino allora poco o niente presi in considerazione. Tra i capitoli più interessanti è il Vitto Pitagorico, basato su erbe fresche, radiche, fiori, frutta, semi e tutto ciò che la terra produce, che, secondo una teoria propugnata da alcuni illustri esponenti della Scienza Medica dell’epoca, riavvicinando l’uomo alla natura, rappresentava il cibo più giovevole alla salute e più idoneo per un’aspettativa di vita lunga e sana. Il libro ebbe subito vasta eco sia nel Regno di Napoli che all’estero, attirando l’interesse e la curiosità persino di un illustre uomo politico come l’Abate Ferdinando Galiani che ne commentò la pubblicazione in una lettera a Madame d’Epinay. Il testo, ricco di circa 1350 ricette e impreziosito da due belle tavole fuori testo che mostrano l’apparecchio della tavola secondo l’etichetta del tempo, viene riproposto in anastatica, completato da una nota che inquadra la vita e l’opera dell’Autore nella sfarzosa società settecentesca, da un’analisi delle ricette e delle tendenze gastronomiche dell’epoca e da un glossario, tutti a cura di Lejla Mancusi Sorrentino.
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