CARICHI (DI SPERANZA)
di adminIn scena due artisti padovani, l’attore Loris Contarini e il musicista Paolo Valentini, per uno spettacolo che vede alternarsi recitazione, letture e canzoni, in un intreccio fra leggerezza e “gravità”: al centro è il tema della cultura, attraverso testi di Fernando Pessoa, Edoardo Sanguineti, Stefano Benni, Luigi Meneghello, Gregory Corso, Boris Vian e Massimo Carlotto.
“Carichi (di speranza)” allude allo stato d’animo che questo momento difficile chiede per andare oltre. La serata vuole infatti essere un intervento di “omeopatia culturale”, per “curare” la sofferenza della cultura con la forza della cultura, coinvolgendo artisti e spettatori come suoi “principi attivi”. Un ruolo in cui i Carichi Sospesi hanno sempre creduto, come appunto vuole evidenziare l’iniziativa.
Spazio attivo da molti anni, che accoglie spettacoli, corsi, stage, laboratori…, il circolo Carichi Sospesi è un riferimento per tutta la città e non solo, creando e ospitando numerosi eventi e facendosi sempre portavoce di una cultura aperta, fruibile e di qualità, con una proposta rivolta in particolare ai giovani. E c’è poi la funzione preziosa di promozione sociale che l’associazione Carichi Sospesi, così come molte altre, svolge quotidianamente sul territorio, in particolare in zone a rischio e quartieri vulnerabili della città, come appunto il Portello, dove si colloca la sede attuale del circolo (precedentemente in Piazza Mazzini).
Per promuovere questa funzione del circolo e della cultura in generale, i due artisti hanno scelto di destinare il loro cachet a sostegno dell’appello lanciato dai Carichi per pagare la perizia fonometrica, resasi necessaria affinché le attività del circolo potessero continuare.
«Crediamo in un teatro popolare, che appartenga alla gente, crediamo in un teatro di servizio per la città e tutta la sua cittadinanza – afferma Marco Caldiron dei Carichi Sospesi –. Per questo vogliamo resistere: nonostante i lacciuoli burocratici che di frequente mettono in difficoltà il nostro lavoro, i tagli diffusi e le politiche miopi che ammazzano la cultura». E prosegue Caldiron: «Vogliamo continuare a far vivere la cultura e a tenere alto il suo ruolo sociale e di promozione delle persone e delle comunità. Convinti che non c’è futuro senza chi semina e coltiva il territorio nell’attesa di veder crescere qualcosa di realmente nuovo e migliore».
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