Gli incidenti mortali sul lavoro sono in diminuzione, è un bel dato. Si continua a morire, è un disastro!
di adminPer questi casi, oltre al resto, sono previste le medaglie Ci sono altri lavori, come fare il muratore, che non implicano la morte, eppure, sono tanti nel settore edilizio che si infortunano, e qualcuno anche muore. Ci sono altri lavori rischiosi in cui per imperizia, per eventi straordinari ma, soprattutto, per inosservanza delle normative antinfortunistiche si muore. Uno sceglie di non fare il soldato, di non partire volontario, eppure è un volontario della morte a sua insaputa. In linea del tutto generalissima ogni lavoro può comportare la morte, ma ci sono episodi ed occasioni che moltiplicano all’ennesima potenza questo rischio. Si può e si deve intervenire, non con carte e cartelli, ma con una cultura antinfortunistica che ancora è assai carente. Questo però comporta costi, costringe le aziende a sobbarcarsi oneri che dovranno poi trasferire sui prezzi; la maggior produttività scaturita dal maggior lavoro, solo in parte può aiutare. La realtà è che il sistema concorrenziale di libero mercato porta con se questi germi omicidi a cui occorre porre rimedio. Per lavorare qualcuno deve rischiare; e non mi riferisco al rischio di impresa, ma a chi mette le mani nel cemento, chi cammina sui ponteggi, chi fa la manutenzione degli ingranaggi. Questo qualcuno è la cosiddetta “povera gente”, meglio se extracomunitaria. Il cosiddetto “lavoro sporco” lo fanno per “milleuro” al mese perché occorre competere, abbattendo tempi e costi, poi se scappa il morto , sono gli effetti del lavoro amico. No, proseguire così senza un ripensamento del sistema non funziona, occorre rivedere in nuce il meccanismo della concorrenza globale. Il libero scambio è sorto per arricchire entrambe le parti, non per strozzare una parte a vantaggio dell’altra scaricando addosso al singolo le pecche della società globalizzata. Già paghiamo un forte tributo al sistema di libero mercato o forse qualche economista se ne è belluinamente dimenticato? Quando ci si appresta a dire che occorre più produttività, che occorre lavorare di più per stare al passo con gli altri Paesi, si dice contemporaneamente una bestialità ed una banalità; bestialità perché si incita a cercare estreme soluzioni per stare in competizione, banalità perché tutti sanno che producendo 10 mele si ha di più di 5 mele. Invece occorre investire in cultura e tecnologia, e si avranno giusti risultati, ma senza creare strappi sociali. Se non si investe in cultura e tecnologia, si investe di rischio il lavoratore. Nel terzo mondo non si contano i morti e si mantiene la competitività; da noi ormai la china presa è questa, e la difesa di certi status privilegiati per alcuni, comporta per altri rischi crescenti. Solo che la comunicazione in tempo reale pretende, spesso, risposte in tempo reale ed immediate, ed invece spesso occorre, pensare, programmare e almeno investire nel futuro.
Accelerare i ritmi di produzione a parità di tecnologia ( ricordo che la tecnologia deriva dagli investimenti in cultura) comporta più rischi; ridurre i rischi con leggi, tabelle e divieti, comporta più costi. A meno che la produttività non aumenti per effetto della tecnologia. Avere prodotti più costosi rende meno appetibile la merce che, così, si importa dall’estero. Un paio di calze che avesse comportato cinquant’anni fa un mese di lavoro (equivalenti a 2000 euro), oggi, importandole, costano 2 euro. E il ciclo continua, minori costi, minori prezzi, maggiore competitività. L’importazione dall’estero riduce le fabbriche e crea disoccupazione, con minore capacità di spesa e richiesta di minori prezzi. All’estero, dove invece la sicurezza è un lusso che non possono permettersi per svilupparsi, i morti non fanno particolare notizia. Se qualcuno perisce per la gloria di altri è un caso , una sfortuna, come in guerra, e se va bene alla vedova, ai supertesti una misera pensione!
E le implicazioni di politica estera? E le relazioni internazionali? In Italia, al cittadino è vietato dalla Costituzione esprimersi sui trattati internazionali che ci legano all’Europa, alla Nato, all’Onu ecc. Sarà forse un bene, ma di fronte a queste morti bianche non è ora che questo sistema venga un po’ rivisitato? Non credete sia ora che il benessere fatto sulla pelle degli altri , italiani o extracomunitari, vada un pochettino ridimensionato? In una società evoluta, si richiede maggior equilibrio. L’unica cosa che si attiva, è invece il coro dell’indignazione e la caccia delle responsabilità minute e dirette. Dopo che hai istigato per anni l’appaltatore a gestirsi extra aziendalmente i lavori poiché sbaglia, lo metti in galera, è lui il colpevole diretto. Ma in questo sistema è come per un paracadutista buttarsi di notte senza paracadute, solo i miracolati sopravvivono. Le istituzioni invece, palesata l’indignazione, acciuffato il colpevole, rientrano nei ranghi, troppo rischioso muovere equilibri di potere e si resta in attesa del prossimo cadavere da mostrare in televisione, confidando ognuno nel cuore: speriamo che io me la cavi!
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