E chi salva l’economia? La scuola!
di adminLe colpe sono di molti, i burocrati forse in questo caso ne hanno meno rispetto ai politici. La scuola viene trattata da cenerentola. Si scopre che nell’elenco dei dipendenti pubblici europei ed italiani, i professori, sono i più derelitti economicamente. Si scopre che quello che non è ammesso per un privato, deridere un lavoratore, viene placidamente accettato nei confronti di precari che hanno la sola colpa di esistere, in quanto esiste un sistema di arruolamento che ne sforna a iosa ogni anno. Problema atavico il precariato sul quale molti governi hanno colpe infinite, aiutati dalla complice benevolenza di tutti gli organismi di controllo amministrativo che negli anni si sono succeduti. Ma, la scuola, può salvare l’economia. Intanto, tagliando ancora sulle classi e sulle spese. Visto che i prof non hanno alcun potere sindacale, che se fanno sciopero gli studenti e il Tesoro gongolano, dopo il blocco degli stipendi e il maggior carico di lavoro, cioè più produttività, invece cha aspettarsi una redistribuzione dei risparmi, è in arrivo una ulteriore riduzione dei loro costi per la collettività (vietato ammalarsi se no niente paga e niente pensione ). Il livello di qualità dell’insegnamento è un dato del tutto trascurabile. L’aggiornamento costa, le uscite didattiche costano, portare la scuola vicino al territorio costa, e quindi non si fa. Bisognerebbe fare un confronto europeo tra le conoscenze degli studenti e le risorse investite. Forse gli italiani non sarebbero così in basso nelle classifiche. I famosi Invalsi, indici per rendere equiparabili le valutazione delle conoscenze, ottimi in assoluto, sono assurdi nel relativo come dimostra il fallimento nel confronto nord-sud ( recenti notizie dicono che i voti ed i promossi sono superiori al sud rispetto al nord, ma i ratio degli invalsi dicono il contrario, chi avrà ragione?).
Se poi facciamo il confronto tra le conoscenze sfornate dalla scuola pubblica italiana e quella europea o dell’OCSE, siamo ancora tra gli ultimi. Ma è quasi normale che se una nazione investe 100 ottengo che so 100 di preparazione, mentre se invece investo 1000 ottengo sicuramente più di 100. Forse con questo parametro balzeremo ai primi posti. E poi, da noi, si dice, ci sono gli sprechi! E’ sprecato infatti insegnare a 20 ragazzi, occorre insegnare a 30 o 40 alunni, aumentando il numero degli alunni per classe si ottiene una maggior diffusione della cultura. O, no? Ma i figli della classe media oggi non possono permettersi scuole private costosissime. E ancora, se i prof insegnano poche ore è giusto aumentare loro il carico e bloccargli lo stipendio perché così imparano a loro spese, cosa vuol dire efficienza e produttività. Economia su economia, economia fatta a carico dell’istruzione pubblica salveremo il bilancio dello Stato ( ci saranno altri comparti che hanno fatto della lamentela il loro sport preferito, ma se anche qui ci fossero i costi standard ed i ritorni in termini di produttività di servizi per la collettività, ne vedremo delle belle!). Non è uno sfogo è una constatazione, non è un pianto greco, quello lo lasciamo alle altre categorie del pubblico impiego meglio considerate perché più vicine al potere.
Il risultato sarà che con la classe sociale sempre più ignorante (ignoranza spesso è sinonimo di arroganza) competeremo con i cinesi, ma non in Cina, qui in Italia. Poi eleggeremo una classe politica preparatissima che fattasi da sola senza andare in una scuola come si deve evidenzierà l’inutilità di investire nell’istruzione, inutilità politica e sociale, e quindi proporrà altre economie. Ecco chi salverà l’Italia per farla rimanere nell’euro. La scuola, ed agli italiani per far soldi oltre al genio italico, non resterà che il buon vecchio mandolino, qualche scorcio pittoresco per i turisti e tante preghiere da rivolgere alla Provvidenza.
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